Le settimane successive al Bahrain sono scivolate via in un limbo di silenzio. Avevo lasciato Pierre con un "vedremo" che sapeva di sfida, ma poi la paura ha vinto. Vedere le sue storie sui social, le feste, le risate con gli amici, i volti di altre ragazze, è stato come ricevere una serie di schiaffi in pieno volto. Mi sono convinta che lui avesse finalmente voltato pagina, che quella promessa di "aspettarmi per sempre" fosse svanita sotto il sole del deserto. Così mi sono buttata nel trasloco, nel nuovo ufficio a Milano, cercando di convincermi che l'indipendenza fosse l'unica cosa di cui avevo bisogno.
Ma la verità è che il mio appartamento profuma di nuovo, ma non sa di casa. Perché "casa", per me, ha sempre avuto il suono della sua voce.
Il trillo del telefono rompe il filo dei miei pensieri. È Daniel. «Ciao scricciolo! Sei a casa? Io e Heidi volevamo passare a salutarti prima di partire per Imola.» Sentire la sua voce è una boccata d'ossigeno.
«Sì, sono a casa. Passate pure!»
Quando arrivano, l'energia della stanza cambia. Abbraccio Daniel e Heidi come se non li vedessi da una vita. Ci accomodiamo sul divano, tra scatoloni ancora da svuotare e tazze di caffè, ma la conversazione scivola inevitabilmente sul terreno più scivoloso.
«Alla fine... con Pierre? Vi siete sentiti?» chiede Heidi, con una dolcezza che quasi mi fa male.
«Dopo il Bahrain, no,» rispondo, abbassando lo sguardo sul bordo della tazza.
«Ma lo ami ancora?» incalza Dan, senza girarci intorno.
«Certo che lo amo, Dan. È il mio mondo,» ammetto, sentendo le lacrime pungere. «Vederlo mi distrugge e mi rigenera allo stesso tempo. Vorrei solo correre da lui, ma non posso accettare quello che è successo, o quello che vedo fare a lui ora.»
Daniel scatta in piedi, con quel guizzo negli occhi che precede sempre una delle sue "trovate". «Ho un'idea. Fatemi chiamare Anto.»
Lo guardiamo sparire in cucina. Quando torna, ha quel sorriso a trentadue denti che non presagisce nulla di tranquillo. «Verrai a Imola con noi e Anto. Lui ha un pass in più.» Il cuore mi manca un battito. Mi rannicchio sul divano, scuotendo la testa. «Ma scherzi?! Non voglio venire, non sono pronta a incontrarlo.»
Dan si siede accanto a me, circondandomi le spalle con un braccio. La sua voce si fa seria, rassicurante. «Scricciolo, l'unica soluzione a questo malessere è parlargli. Credi che lui stia meglio? Siete due testardi che si stanno distruggendo a vicenda.»
«Dan ha ragione,» aggiunge Heidi, stringendomi la mano.
«È da quando ti conosco che soffri per lui. Devi agire... reagire. Devi abbassare questo muro, Erika.»
Sospiro, sentendo le difese cedere definitivamente. «Avete ragione... ho solo una paura folle.»
«Ci siamo noi con te, non temere,» dicono all'unisono.
Dopo che se ne sono andati, il silenzio torna a regnare nell'appartamento, ma stavolta è diverso. È carico di un'elettricità nuova. Domenica sarò a Imola. Sarò nel suo territorio, tra il rumore dei motori e l'odore dell'asfalto.
Ho passato mesi a Pechino a costruire un'armatura di orgoglio e professionalità, ma Daniel ha ragione: l'orgoglio non ti scalda il letto la notte e non ti fa battere il cuore.
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Qui per caso ||Pierre Gasly
FanfictionErika è una giovane giornalista milanese che si occupa di moda, ma un incarico improvviso la porterà al Gran Premio d'Italia di Formula 1 per sostituire un suo collega, assente a causa di un imprevisto last minute. Dopo le interviste fatte per la t...
