Milano è grigia, o forse sono io che la vedo così da quando sono tornata dalle Maldive. Sono passate due settimane, ma il vuoto che Pierre ha lasciato nella mia vita è un abisso. Mi mancano i nostri pomeriggi, le risate, persino i suoi commenti tecnici sui film che guardavamo. Senza di lui, la mia casa sembra solo un insieme di stanze troppo silenziose.
Oggi il buio è tornato a farsi sentire più forte del solito. Per fortuna, c'è il mio confidente e ormai migliore amico.
«Tesoro, eccomi!» la voce di Daniel riempie l'ingresso mentre entra nel mio appartamento con la sua solita energia, che però si smorza subito quando mi vede rannicchiata sul divano.
«M-mi manca... Dan, mi manca da impazzire,» mormoro scoppiando in lacrime. Lui non dice una parola, si siede accanto a me e mi stringe così forte da farmi sentire quasi protetta dal mondo intero. «Non sono abbastanza per lui, lo so... Merita di meglio, io sono una nullità! Come ho potuto credere che con lui sarebbe stato per sempre?» urlo tra i singhiozzi, dando voce a tutte le insicurezze che mi tormentano.
Daniel si stacca leggermente e mi prende il viso tra le mani, costringendomi a guardarlo negli occhi. «Erika, ascoltami bene. Tu sei perfetta così come sei. Sei tutto quello che una persona cerca per sentirsi completa. Sei il raggio di luce che illumina le giornate della gente e, soprattutto, quelle di Pierre.» La sua voce è ferma, carica di una sincerità che mi mozza il fiato. «Sei abbastanza, te lo prometto. Pierre ti ama alla follia, farebbe di tutto per te. Voi siete fatti per stare insieme, okay? Si renderà conto della cazzata che ha fatto, tu cerca di stare tranquilla va bene?»
Annuisco, anche se il cuore fa fatica a crederci, e torno a rifugiarmi sul suo petto. «Ho capito» sospira lui con dolcezza, «stasera ti farà compagnia Sir Ricciardo in persona.» Prima che io possa ribattere, mi solleva di peso tra le braccia.
«Ehi! Dove mi porti?»
«A letto. È ora di riposare, sono già le dieci e mezza.» Mi adagia delicatamente sulle coperte, ma appena accenna ad allontanarsi, gli afferro la manica.
«E tu dove vai? Non voglio stare da sola...»
«Ci sono io qui, tranquilla. Dormo qui con te, va bene?»
«Sì... grazie, Dan.»
Si infila sotto le coperte accanto a me, mantenendo quel confine di rispetto e pura amicizia che lo rende unico. «Film?» chiede, già sapendo la risposta.
«Film,» rispondo accennando un piccolo sorriso.
«Finalmente un sorriso...» mormora lui, accendendo il portatile. «Vedrai che a Pierre passerà. Siete destinati, Erika. Non è un caso che vi siate legati così in fretta.»
Appoggio la testa sul suo petto, ascoltando il battito regolare del suo cuore. Mentre le immagini del film scorrono senza che io riesca davvero a seguirle, sento per la prima volta in quindici giorni che forse, un giorno, tornerò a respirare davvero. Con questo pensiero, e la protezione di Daniel, scivolo finalmente in un sonno senza incubi.
«Scricciolo, devi svegliarti! Brioche e cappuccino sul bancone!» la voce di Dan è come una carezza mattutina. Mi trascino in cucina, ancora un po' assonnata, e trovo anche la sagoma familiare di Antonio.
«Buongiorno bellissima!» esclama lui, allargando le braccia.
«Giorno Anto...» lo abbraccio forte, affondando il viso nella sua maglietta.
«Oggi stiamo insieme tutto il giorno. Se serve, vengo pure a lavorare con te e ti faccio da segretario,» scherza lui.
«Grazie ragazzi, siete i migliori.» Daniel si unisce all'abbraccio, stringendoci entrambi.
«Non devi ringraziarci. Tu ci sei sempre per noi, e noi ci saremo per te. Anche quando sarai a Pechino, sappi che verremo a trovarti e faremo un casino colossale.»
Sorrido, sentendo per la prima volta che l'idea di Pechino non è più solo un deserto solitario, ma un'avventura che potrei affrontare con loro alle spalle. «Ora fatemi fare colazione! Tra mezz'ora arrivano Max e Anna per pranzo, rimanete?»
«Io non posso, scricciolo,» dice Dan con un sorrisetto furbo. «Ho un appuntamento con una ragazza. Si chiama Heidi, è incantevole... se va bene, te la presento presto.»
«Ci conto, Dan! Non fare il solito disastro» gli dico dandogli un pugnetto sulla spalla.
«Tu Anto?» gli dico voltandomi verso di lui
«Io rimango volentieri! Facciamo le orecchiette alle cime di rapa? Dubito che Max le abbia mai assaggiate in vita sua,» dice mettendosi a ridere.
«I don't think so!» scoppia a ridere Daniel, prima di darmi un bacio sulla fronte e un abbraccio dei suoi.
«Vado, passo domani a vederti prima di partire per Spa. Non abbatterti, okay?»
Quando Daniel chiude la porta, io e Antonio ci guardiamo.
«E rimasero in due,» dice lui avvicinandosi al bancone.
«I migliori,» rispondo battendogli il cinque.
«Allora, mettiamoci all'opera!» Anto fa partire una playlist di musica pugliese che riempie subito la stanza di energia. Prende le cime di rapa che mi aveva portato in settimana dal frigo e inizia a pulirle con una velocità esperta. «Mettiamo su l'acqua, che tra poco i "superstiti" della Red Bull bussano alla porta.»
Lavorare in cucina con lui è terapeutico. Il ritmo della musica, il rumore del coltello sul tagliere e le sue battute mi distraggono dal pensiero fisso di Pierre e dal fatto che domani l'intero paddock si sposterà in Belgio, lasciandomi qui. Non me la sento di andare a Spa, non sono pronta a vedere gli occhi delusi di Pierre o il sorrisetto soddisfatto di Lando. Ma guardando Antonio che canticchia mentre prepara il soffritto, capisco che la mia "famiglia" è qui, e che forse il Belgio può aspettare.
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Qui per caso ||Pierre Gasly
FanfictionErika è una giovane giornalista milanese che si occupa di moda, ma un incarico improvviso la porterà al Gran Premio d'Italia di Formula 1 per sostituire un suo collega, assente a causa di un imprevisto last minute. Dopo le interviste fatte per la t...
