Il clima nell'appartamento di Milano è un misto di frenesia da trasloco e una malinconia sottile che aleggia tra gli scatoloni aperti. Le valigie sono schierate nel corridoio come soldati pronti alla partenza. Guardo la mia casa, ormai spoglia di tutto ciò che la rendeva "mia", e mi rendo conto che domani a quest'ora sarò sospesa sopra un oceano, diretta verso l'ignoto.
Sentire il sostegno di Daniel e Antonio è l'unica cosa che mi impedisce di crollare proprio ora che il traguardo, o meglio dire l'inizio, è così vicino. Le loro battute sulla serata con Pierre hanno alleggerito l'aria, ma la verità è che non può più esserci un noi. Questa dura consapevolezza ha subito dopo riportato tutti con i piedi per terra.
«Erika, sei un controsenso vivente,» mormora Daniel, incrociando le braccia al petto dopo la mia confessione.
«Lo so, Dan. Ma non voglio che Pierre si senta vincolato a me mentre io sono in Cina e lui gira il mondo. Sarei un peso, un pensiero costante che lo distoglierebbe da ciò che ama.»
«Ma non sei tu a dover decidere se sei un peso per lui,» ribatte Antonio, sedendosi su uno degli scatoloni. «Dovrebbe essere lui a dirti se ce la fa o no. Dirlo a priori è la via più facile per proteggersi, ma non è sempre quella giusta.»
Sospiro, torturandomi le mani. «Ragazzi, ieri è stata una parentesi magica. Un addio degno di quello che siamo stati. Ci siamo guardati negli occhi e abbiamo capito che, con la mia partenza, cala il sipario. È finita.»
Daniel scuote la testa con quel suo sorriso sghembo che dice più di mille parole. «Opinioni, scricciolo. Noi non crediamo che due persone che si guardano come vi guardate voi possano scriversi la parola "fine" così facilmente. Il destino ha molta più fantasia di te.»
«Basta che tu sia felice, Erika,» conclude Antonio, alzandosi per stringermi in un abbraccio che sa di fratellanza pura. «Se questa scelta ti dà pace, noi siamo con te. Sempre.»
«Grazie... vi voglio un bene dell'anima,» sussurro, sentendo il calore delle loro mani che stringono le mie.
La serata passa tra gli ultimi preparativi e una cena veloce ordinata a domicilio, consumata seduti per terra perché il tavolo è già stato smontato. Quando finalmente restiamo soli, il silenzio della casa vuota mi piomba addosso.
Vado in camera da letto e prendo il telefono. C'è un messaggio di Pierre, inviato pochi minuti fa.
«Buon viaggio, mon ange. Non importa quanti chilometri ci separeranno da domani, una parte di me resterà sempre in quel parcheggio tra le colline del Belgio. Sii felice a Pechino. Ti meriti il mondo.»
Non rispondo subito. Mi siedo sul letto, l'unico mobile rimasto, e guardo fuori dalla finestra le luci di Milano con il magone. Domani tutto cambierà.
Sono le 19:00. Il sole inizia a calare, tingendo il cielo di un arancione malinconico. Antonio e Daniel caricano le ultime valigie sulla mia auto; la lascerò ad Anto mentre sarò in Cina, un pezzo di me che resta qui, parcheggiato in attesa.
Salgo in casa un'ultima volta per controllare le luci e chiudere a chiave. Il silenzio è interrotto dal trillo del mio cellulare: Pierre. Il cuore mi sale in gola, ma decido di non rispondere. Vibra di nuovo. Ignoro la chiamata, serrando la porta con una decisione che non sento davvero mia. Scendo in strada, pronta a voltare pagina, ma il destino mi aspetta proprio davanti al portone.
«Erika, non puoi andare via senza salutarmi.»
Mi volto e lo vedo. Pierre è lì, con il respiro corto e una piccola scatola tra le mani. Il mondo intorno a noi, con Dan e Anto che osservano in silenzio dalla macchina, sembra svanire.
«Pierre... perché mi fai questo?» sussurro, sentendo le difese cedere.
«Perché io ti amo e non posso vivere senza di te, Erika. Non posso lasciarti andare di nuovo,» dice avvicinandosi, con gli occhi carichi di una sincerità disarmante. «Questo è per te.»
Mi porge la scatola. La apro con le mani tremanti: è un anello sottile, elegante, con una pietra azzurra incastonata al centro che brilla come il cielo. È magnifico.
«Non posso accettarlo, Pierre... noi non possiamo stare insieme. Ne abbiamo parlato ieri sera, con calma» dico cercando di mantenere ferma la voce.
«Erika, capisco la tua posizione, ma per me la distanza non è un problema! Potrei raggiungerti in Cina ogni volta che avrò un momento libero, potremmo farcela...» dice accarezzandomi delicatamente una guancia
«No, Pierre... sarei solo un peso per te, un'ancora che ti trascina a terra mentre devi volare. Ti prego, no,» rispondo, mentre le lacrime iniziano a rigarmi il viso senza controllo.
Lui mi fissa, il dolore che gli attraversa il volto come una cicatrice. «È finita, quindi?»
«Temo di sì. Grazie per l'anello, ma non posso,» dico restituendogli la scatoletta con un gesto che mi spezza il cuore. «Addio, Pierre.»
Lui mi afferra per i fianchi, attirandomi a sé per un ultimo istante di calore. «Non ti dirò mai quella parola, io. Mai.» Mi asciuga una lacrima con il pollice, un gesto così dolce da farmi mancare il respiro. «Non piangere, ti prego. Io ti aspetterò, amore mio. Anche se dovessi aspettare per sempre.»
«Non accadrà, Pierre... ora devo andare, scusami.» Mi scosto con uno sforzo sovrumano ed entro in macchina, chiudendo la portiera come se fosse un sipario. «Ci vediamo, Erika! So che questo non è un addio!» urla lui mentre Daniel mette in moto.
Lo vedo dallo specchietto retrovisore: una figura solitaria sul marciapiede, ferma, mentre noi ci allontaniamo verso l'aeroporto. Antonio fa per dire qualcosa, forse per chiedermi dell'anello o della sua ultima promessa, ma Daniel gli scocca un'occhiata d'intesa: non è il momento.
«Andiamo pure, ragazzi,» dico guardando dritto davanti a me, verso l'autostrada.
Il dolore è atroce, ma mentre Milano svanisce alle mie spalle, cerco di convincermi che questa sia la scelta migliore. Per lui, affinché possa correre libero. Per me, affinché possa ricominciare. Ma le sue parole continuano a risuonare nel silenzio dell'abitacolo: ti aspetterò per sempre. E so che, da domani, Pechino sarà solo un posto dove cercherò di non pensare a quanto sia vuoto il mio dito senza quell'anello.
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Qui per caso ||Pierre Gasly
FanfictionErika è una giovane giornalista milanese che si occupa di moda, ma un incarico improvviso la porterà al Gran Premio d'Italia di Formula 1 per sostituire un suo collega, assente a causa di un imprevisto last minute. Dopo le interviste fatte per la t...
