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Domenica - Gran Premio di Spa

Il paddock di Spa-Francorchamps, con le sue foreste scure e l'aria carica di umidità, sembra riflettere perfettamente il mio stato d'animo: una tempesta pronta a scoppiare. Nonostante il rumore dei motori e le urla dei fan che chiedono notizie di me e Pierre, mi sento come se fossi sotto una campana di vetro, isolata dal resto del mondo.

Daniel mi tiene stretta per il polso, facendomi strada tra la folla. Il calore dei colleghi di Pierre mi sorprende: Seb che mi stringe in un abbraccio paterno, Charles che mi chiede sinceramente come sto. Nonostante il peso del senso di colpa che mi porto dentro, in loro non vedo giudizio, solo dispiacere per una storia che sembrava destinata a durare nel tempo.

Ma la bolla di protezione scoppia non appena Daniel si allontana verso i box. Rimanere sola nel paddock è un errore, per questo mi rifugio tra i vari containers delle diverse scuderie. Neanche lì però posso rimanere in pace e lo capisco quando incrocio lo sguardo di Lando Norris.

«Da quanto tempo, Erika» dice, avvicinandosi con quella confidenza che ora mi disgusta. Cerca di abbracciarmi, ma mi scosto come se il suo tocco potesse bruciarmi. 

«Stammi lontano.» Lui però mi afferra, costringendomi a guardarlo. 

«Io non ti avrei mai lasciata,» sussurra, riducendo le distanze fino a farmi mancare l'aria. 

«Lando, basta!» grido con la voce rotta. Mi divincolo e scappo via, con il cuore che batte all'impazzata e le lacrime che iniziano a bruciarmi gli occhi. Le sue parole sono veleno: non è amore, è solo il desiderio di possedere ciò che ha contribuito a distruggere.

Cammino veloce, quasi corro, cercando di soffocare il singhiozzo. Ogni metro di questo asfalto mi ricorda Pierre. Sapevo che venire qui sarebbe stato un suicidio emotivo. Alzo la testa di scatto, pronta a cercare un rifugio, e il mondo si ferma.

È lì. A due metri da me.

Pierre mi guarda. Il suo sguardo non è più quello dolce delle Maldive, né quello furioso della spiaggia. Il suo sguardo sembra vuoto, impassibile, come se avesse eretto un muro di cemento tra noi. Restiamo immobili, due estranei che si conoscono fin nelle ossa. Le mie lacrime scivolano libere, ma lui non si muove. Fa qualche passo verso di me, accorciando quella distanza che sembra un oceano, e mi fissa negli occhi. In quel silenzio sento il peso di tutto ciò che abbiamo perso.

Vorrei fare tutto: corrergli incontro, prenderlo a schiaffi per avermi lasciata, baciarlo fino a dimenticare Pechino. Vorrei implorarlo di scappare via con me. Ma resto pietrificata.

Lui accenna un movimento, fa qualche passo verso di me, accorciando quella distanza che sembra un oceano. Mi fissa negli occhi, e in quel silenzio sento tutto quello che non ci stiamo dicendo. Il dolore è troppo forte, l'aria tra noi è diventata irrespirabile.

«Non posso, Pierre,» sussurro con un filo di voce. Non è che non lo voglia, è che il dolore è troppo forte, la paura di soffrire ancora mi toglie il fiato. Non aspetto una risposta. Mi volto e ricomincio a camminare, sentendo le gambe pesanti come piombo. Mi giro un'ultima volta e lo vedo: resta lì a guardarmi per un istante infinito, prima di voltarsi a sua volta e sparire tra i box. È finita davvero.

POV - Pierre Gasly

Non posso averlo fatto. Di nuovo. L'ho lasciata andare un'altra volta.

Averla rivista così, a pezzi, in lacrime... una parte di me voleva solo correre lì, abbracciarla, stringerla e dirle che con me sarebbe stata al sicuro. La amo da morire, farei di tutto pur di riprendermela, ma sono rimasto pietrificato.

Non vederla, in queste settimane, aveva reso le cose più facili. Mi ero concentrato sulla preparazione fisica, mi ero persino divertito con altre ragazze... avevo bisogno di togliermela dalla testa. Pensavo di esserci riuscito, di aver accantonato il pensiero. Ma oggi è tornato tutto a galla con la violenza di uno schiaffo. Sto male senza di lei.

Con il cuore in tumulto, vado dritto al motorhome della Ferrari. Ho bisogno di Charles. 

«Pierre, che ci fai qui?» mi chiede vedendomi entrare con il fiato corto. 

«Ho visto Erika,» dico senza giri di parole. 

«Amico, l'ho vista anche io. Mi è sembrata... bene. Insomma, non la solita Erika, ma sembrava essersi ripresa.» 

«Era in lacrime, Charles! Scappava via dal lato del paddock della McLaren... non sai che dolore vederla così.» Mi siedo, sentendo le forze mancarmi. 

«Pierre, ma se la ami ancora così tanto, perché non te la riprendi?» 

«Perché lei non mi vuole più,» rispondo con la voce distrutta. «Ho provato ad avvicinarmi e mi ha detto che non può. Capisci? Lei non mi vuole.»

Charles mi abbraccia, un gesto silenzioso di chi mi conosce da sempre. «Pierre, devi avere pazienza. Vedrai che tornerete insieme.» 

«Lo spero, amico... grazie per esserci.» 

«Sempre.»

Il cellulare vibra in tasca. È Yuki. «Dimmi, Yuko.» 

«Dove sei? Il tuo ingegnere ti cerca da dieci minuti, devi venire al box!» 

«Arrivo, sono con Charles.»

Chiudo la chiamata e mi alzo a fatica. La gara sta per iniziare, ma la mia mente è rimasta ferma a quei due metri di distanza tra me e Erika nel paddock. «Charles, devo andare. Ci vediamo dopo la gara.» 

«A dopo, Pierre. Buona gara.» 

«Anche a te.»

Mentre cammino verso il box AlphaTauri, sento il peso della tuta e del casco, ma nulla è pesante quanto il silenzio di Erika. Devo correre, devo concentrarmi, ma come si fa a guidare a trecento all'ora quando hai il cuore che viaggia in senso opposto?

Qui per caso ||Pierre GaslyDove le storie prendono vita. Scoprilo ora