Il telefono squilla di nuovo, ma stavolta il display illumina il volto della persona giusta. Rispondo con un sospiro di sollievo.
«Erika! Sono felicissima che tu venga a Monaco con noi!» esclama Mariachiara, la voce carica di entusiasmo.
«Sì, Pierre mi ha invitata proprio poco fa...»
«Lo so! E so anche del licenziamento... Mi dispiace da morire tesoro. Sappi che vali mille volte più di quello che pensano quei falliti. Vai a Monaco, fatti valere e dimostra a tutti che si sono sbagliati di grosso.»
Resto un attimo in silenzio, confusa. «Scusa, ma tu come fai a saperlo?»
«Ciao bellissima! Mariachiara è qui da me» interviene una voce maschile. È Daniel, con il suo inconfondibile accento e l'allegria che lo contraddistingue.
«Daniel! Ma non devi dire sempre tutto a tutti!» ridacchio.
«E comunque, cosa fate? Fate festa alle undici di mattina senza invitarmi?»
«A dire il vero, Mariachiara era già qui e Pierre è appena arrivato perché dovevamo sbrigare una cosa importante per la gara,» spiega lui.
«Ciao Pierre» rispondo sorridendo, sentendo il calore della loro vicinanza.
«Mi piacerebbe restare in linea con voi, ma ora devo andare a recuperare le mie ultime cose in ufficio. Prima finisco, meglio è.»
Sento un brusio dall'altra parte, poi la voce di Pierre si fa vicina al microfono: «Dammi dieci minuti e sono da te, bellissima.»
«Pierre, non serve che tu venga se non vuoi. Sei da Dan, non voglio interrompere i vostri programmi.»
«È incredibile come una telefonata con la mia migliore amica si sia trasformata in un pretesto per lui di provarci con lei,» commenta Mariachiara scherzando.
Sento Pierre borbottare qualcosa in sottofondo, probabilmente imbarazzato. «Sto partendo, arrivo tra poco. A dopo,» taglia corto lui prima di allontanarsi.
«Bene, ora che il biondino se n'è andato... si può sapere cosa c'è tra di voi?» chiede Mariachiara, tornando all'attacco.
«Nulla! Siamo solo buoni amici,» rispondo prontamente, ma sento il cuore accelerare. Non so cosa mi stia succedendo, ma dentro di me sono convinta (o cerco di convincermi) che siamo solo grandi amici.
«Erika, noi vi vediamo,» interviene Daniel, serio per una volta. «Non siete "solo amici". Vi guardate come se non esistesse nulla di più bello al mondo. Siete sempre insieme, vi cercate e vi sostenete in tutto.»
«Non è quello che fanno gli amici? Coprirsi le spalle a vicenda?»
«Erika, non fingere con noi. Scommetto che in questo momento sei diventata bordeaux. Lo sappiamo che vi piacete, solo che siete troppo testardi per ammetterlo.»
«Ragazzi, mentre voi vi proiettate i vostri film mentali, io vado a vestirmi, okay? Non voglio farmi trovare in pigiama da Pierre. Ci sentiamo!» esclamo, chiudendo la chiamata prima che possano aggiungere altro.
Il campanello suona proprio mentre sto finendo di sistemarmi. Controllo il videocitofono: è lui. Gli apro il portone e pochi istanti dopo lo sento bussare alla porta di casa.
«Eccomi, bellissima! Sei pronta?» esclama Pierre entrando con un sorriso smagliante.
«Mi vesto e arrivo subito,» rispondo sbrigativa.
«Sempre in ritardo, eh?» mi stuzzica lui, accomodandosi in salotto. «Dai, ti aspetto qui.» Gli rivolgo un'occhiataccia scherzosa e mi rifugio in camera.
Opto per un look total black: jeans neri e una maglia coordinata, semplice ma decisa. Recupero la borsa e un paio di scatoloni vuoti per raccogliere le mie cose, poi lo raggiungo.
«Eccoti qua. Aspetta, ti aiuto io,» dice Pierre alzandosi immediatamente. Mi toglie i pesanti scatoloni dalle braccia e si avvia verso l'uscita. «Ti aspetto in macchina, non metterci una vita!»
«Va bene, arrivo!» infilo le mie solite Nike, chiudo la porta a chiave e lo raggiungo in strada.
Una volta salita, lui mette in moto. «Da che parte devo andare?»
«Direzione Corso Buenos Aires. C'è il mio parcheggio riservato, posso usarlo fino a stasera.»
«Perfect,» risponde lui, immettendosi nel traffico milanese.
Per qualche istante, nell'abitacolo cala un silenzio strano, quasi imbarazzante, un'atmosfera che non avevamo mai provato prima. Forse è la consapevolezza di quello che sta per succedere in ufficio, o forse sono le parole di Daniel e Mariachiara che mi continuano a rimbombare in testa.
«Allora... sei pronta per Monaco?» rompe il ghiaccio lui, voltandosi un secondo a guardarmi.
«Mi hai presa alla sprovvista, ma sì, sono pronta. E sono pronta a fare il tifo per te, ovviamente,» rispondo, facendolo ridere.
«Beh, anche perché non conosci nessun altro in griglia! Ma non temere, ti presenterò un po' di bella gente.»
«Ehi, non sottovalutarmi! Conosco Max, Daniel, Hamilton e Leclerc... oltre a te, s'intende.»
«Ah, conosci Charles? Giusto, sei una giornalista, avrai seguito le sue ultime prestazioni incredibili in Ferrari.»
«Esatto. Il giornalismo è un'arma, dopotutto,» ribatto ridendo. «Comunque siamo arrivati, parcheggia pure qui.»
Pierre infila la macchina nel posto indicato e spegne il motore. Prima che io possa muovere un dito, scende velocemente.
«Fammi fare il gentiluomo,» dice con un luccichio divertito negli occhi. Fa il giro dell'auto, raggiunge la mia portiera e la spalanca con un gesto teatrale. «Ora può scendere, ma belle.» Scoppio a ridere, travolta dalla sua allegria.
«Tu sei completamente stupido!» Scendo dall'auto e recupero gli scatoloni dal sedile posteriore, cercando di ricompormi. «Dai, saliamo, 'gentiluomo',» dico tra una risata e l'altra, sentendo la tensione per l'incontro con il capo svanire grazie alla sua presenza.
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Qui per caso ||Pierre Gasly
FanfictionErika è una giovane giornalista milanese che si occupa di moda, ma un incarico improvviso la porterà al Gran Premio d'Italia di Formula 1 per sostituire un suo collega, assente a causa di un imprevisto last minute. Dopo le interviste fatte per la t...
