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La bottiglia di vino rosso portata da Max e Anna per il pranzo brilla sotto la luce della cucina, un tocco di festa in mezzo alla mia malinconia. Antonio, orgoglioso come un vero chef pugliese, impiatta in cucina le orecchiette con una maestria che strappa un sorriso a tutti.

«Come stai, tesoro?» mi chiede Anna con dolcezza, stringendomi la mano sotto il tavolo.

 «Sto meglio, dai. Grazie ad Antonio e Daniel sto ritrovando un po' di equilibrio. E poi... sono entusiasta di cambiare aria. Pechino sarà una sfida enorme, nuovi stimoli, nuova vita.» In parte è vero che sto meglio, grazie ai miei amici il baratro non sembrava più così profondo.

Max scuote la testa, pensieroso. «Sì, è un'opportunità incredibile, Erika. Ma devo ammettere che sono sorpreso dalla reazione di Pierre. Non me l'aspettavo così drastica.» 

«Non dirlo a me» sospiro, sentendo di nuovo quella fitta al petto. «E poi Lando... è stato lui a lanciare la bomba. Io non volevo nemmeno parlarne quella sera, non era il momento giusto.» dico scuotendo la testa

Max inarca un sopracciglio, sorpreso. «Aspetta, cosa? Lando era alle Maldive... con Ella? Ed è stato lui a dirlo a Pierre? Ma soprattutto come faceva a saperlo?» 

«Sì, ha sentito una conversazione tra me e Antonio» dico con una lieve alzatina di spalle «non so nemmeno perché abbia voluto fare la spia,» aggiungo poi nascondendo il viso tra le mani. 

«Sembra quasi che ce l'abbia con te, o che voglia sabotarti» commenta Anna con un pizzico di amarezza. Forse non era odio o voglia di affossarmi, pensai io, ma un desiderio egoista di distruggere ciò che non poteva avere.

«Ragazzi, è pronto! A tavola!» esclama Antonio, salvandoci dai pensieri cupi. Il pranzo prosegue tra i complimenti sinceri di Max per la cucina di Anto e discorsi più leggeri sul trasloco imminente.

La sera arriva in fretta. Quando Max, Anna e Antonio se ne vanno, Daniel passa a trovarmi. Ha gli occhi che brillano mentre mi racconta della sua uscita con Heidi; vederlo così sereno dopo quello che ha passato con Mariachiara mi riempie il cuore di gioia. Ma Daniel vuole a tutti i costi portare a termine la sua missione personale, quella di non lasciarmi a casa da sola il weekend.

«Erika, dai... ti divertiresti un mondo con noi a Spa. Vieni con me, per favore!» mi supplica, facendo quell'espressione adorabile a cui è impossibile dire di no. 

Sento le barriere cedere. «E va bene, Dan. Verrò. Ma a due condizioni: non voglio parlare né con Lando né con Pierre. Non ce la faccio, mi farebbe troppo male ora come ora. E verrò solo la domenica. Devo finire di sistemare gli scatoloni e mostrare la casa a Marco, il ragazzo che prenderà l'appartamento in affitto.» 

Daniel mi stringe in un abbraccio quasi soffocante, sollevato. «Va bene, piccola. Va benissimo. L'importante è che tu ci sia per il Gran Premio.»

La mattina successiva ho mostrato la casa a Marco, mi ascoltava distratto mentre gli spiegavo i trucchi della caldaia e il turno della raccolta differenziata. Io parlavo, ma la mia mente era già altrove: al weekend che passerò in Belgio, ma ancora di più la mia mente era già a migliaia di chilometri di distanza, verso le luci di Pechino. Così, mentre chiudo l'ultima valigia e consegno le chiavi a Marco, sento il peso di una scelta che non ammette ritorni. Spa-Francorchamps sarà il mio ultimo Gran Premio. L'ultimo sguardo a un mondo che mi ha dato tutto e mi ha tolto il cuore, prima di volare verso l'Oriente.

Sabato sera - circuito di Spa

La vista dalla suite è mozzafiato. I colli belgi, avvolti da una nebbia leggera, trasmettono una pace che non provavo da settimane. Mi prendo un momento per sistemare i pochi abiti che ho portato: i jeans, quel top azzurro intrecciato che mi fa sentire sicura di me, e il vestito nero per la sera, un jolly elegante in caso di necessità.

Un bussare ritmato alla porta interrompe i miei pensieri. Quando apro, trovo Antonio e Daniel, i miei due pilastri, con un sorriso smagliante e una scatola di cioccolatini tra le mani.

«Meno male che sei venuta! Non potevi perderti uno dei miei ultimi GP,» esclama Antonio, porgendomi il regalo. «Ti abbiamo portato il vero cioccolato belga, questi qui sanno davvero il fatto loro.»

Mi blocco con la scatola in mano, il cuore che perde un battito. «No, aspetta un secondo. Ultimi GP?» dico guardandolo dritto negli occhi. 

Antonio sospira, ma il suo sguardo è sereno. «Eh sì, l'hanno annunciato oggi. L'anno prossimo non farò più parte dell'Alfa Romeo, non mi hanno rinnovato il contratto.»

«Cazzo... Anto, mi dispiace un sacco...» lo attiro a me in un abbraccio stretto. Sento la sua spalla solida contro la mia e mi chiedo come facciano tutti, in questo mondo, a gestire così tanti addii contemporaneamente. 

«Stai tranquilla, piccola,» mi rassicura lui staccandosi. «Farò altro. Ho già un contratto in Formula E e rimango comunque un pilota di riserva per la Ferrari, lo sai. Non mi libererò di voi così facilmente.»

Il suo ottimismo è contagioso. «Beh, allora ottimo dai!» dico cercando di scacciare la tristezza. «Ragazzi, rimanete qui? Ordiniamo qualcosa da mangiare e stiamo insieme?» 

«Ma sì, perché no,» risponde Dan, lanciando un'occhiata d'intesa ad Anto.

Finiamo per ordinare del cibo tipico belga — o almeno la versione che l'hotel spaccia per tale — e ci accampiamo sul grande letto della suite. Mangiamo, ridiamo e parliamo di tutto, tranne che di Pierre e Lando o del mio lavoro. È una bolla di sapone, un rifugio sicuro dove il dolore dei giorni scorsi non può entrare.

Mentre ascolto le battute di Dan e la risata calda di Antonio, vengo travolta da un'ondata di malinconia. Questi sono i momenti che mi mancheranno come l'aria. Mi spaventa l'idea che tra pochi giorni non potrò più semplicemente "ordinare qualcosa" con loro sul letto di un hotel o nel salotto di casa mia. Sarò a Pechino, dall'altra parte del mondo, immersa in una cultura diversa, in una lingua che non conosco.

Ma guardandoli, capisco che la distanza è solo una questione geografica. Questi ragazzi sono la mia famiglia, e il legame che abbiamo costruito non si spezzerà per qualche migliaio di chilometri. Sto facendo questo passo per me, per il mio futuro, ma so che loro saranno lì, pronti a saltare su un aereo per venire a trovarmi o a stare svegli tutta la notte per una videochiamata.

La serata si chiude così, tra l'odore di cioccolato e la consapevolezza che, nonostante tutto stia cambiando, io non sarò mai davvero sola.

Qui per caso ||Pierre GaslyDove le storie prendono vita. Scoprilo ora