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La tensione nel box AlphaTauri è diventata quasi insopportabile. Siamo a metà gara e i motori sembrano urla che rimbalzano tra i palazzi del Principato. Pierre sta guidando con una ferocia che non gli avevo mai visto, risalendo fino alla sesta posizione. Davanti, Max guida il gruppo come un predatore, ma Lewis Hamilton non gli dà tregua.

Poi, l'incidente. Un contatto tra Max e Lewis. Non è un impatto violento, ma quanto basta per far perdere aderenza alla Red Bull numero 33. Trattengo il respiro mentre Max finisce fuori tracciato. Per fortuna riesce a rientrare, ma scivola in decima posizione. Il distacco è enorme, ma lui è un leone affamato di vittoria e ricomincia a spingere per salvare il salvabile in ottica mondiale.

Questo caos, però, rimescola le carte. Pierre sale di nuovo in quinta posizione. Ha Lando davanti e Sergio Pérez poco più in là. «Vai Pierre, puoi superarlo», prego tra me e me, stringendo i pugni fino a farmi sbiancare le nocche. E lui lo fa. Con una manovra millimetrica si allarga, infila Norris e si prende la quarta piazza.

Il destino oggi ha deciso di essere imprevedibile: Hamilton entra ai box per il cambio gomme, ma un bullone non ne vuole sapere di svitarsi. I secondi passano, sembrano ore. Il box Mercedes è nel panico. In quell'istante, Daniel Ricciardo vola al comando, Pérez è secondo e il mio Pierre... Pierre è terzo! Sul podio virtuale di Monaco! Dalla nona piazza in cui era finito alla terza posizione, una rimonta da leggenda.

Mancano solo tre giri. Il cuore mi batte così forte che mi fa quasi male il petto. Daniel è ormai irraggiungibile con la sua McLaren, sembra danzare tra i muretti. Ma dietro, l'inferno. Lando Norris ha il sangue agli occhi, vuole quel podio a tutti i costi e attacca Pierre ferocemente.

«Norris si avvicina, allarga... Gasly chiude con una mossa sublime! Non gli lascia spazio!» urla il telecronista nei monitor. Ma Lando non demorde. All'ultima occasione utile, trova un buco impossibile, allarga e passa Pierre con una staccata al limite del regolamento. «No! Cazzo, no!» urlo nel box. Un silenzio tombale cala tra i meccanici AlphaTauri. Siamo tutti a pezzi.

La bandiera a scacchi sventola: Daniel vince a Monaco! Sono felicissima per lui e per Mariachiara, ma il cuore mi piange per Pierre. Max ha chiuso sesto, Hamilton ottavo. Un podio dolceamaro: due McLaren e una Red Bull.

Mi fiondo al parco chiuso, ignorando la folla. Appena lo vedo scendere dalla macchina, gli corro incontro. 

«Amore!» 

«Tesoro...» mormora lui, la voce affannata per lo sforzo fisico causato dalla gara. Mi abbraccia, ma sento che i suoi muscoli sono tesi, amari. 

«Sei stato fortissimo, Pierre!» 

«Non abbastanza... non sono soddisfatto,» risponde cupo, guardando il podio che gli è sfuggito per un soffio. 

«Hai fatto una gara impressionante! Norris è stato solo fortunato a trovare quel buco, ma tu sei stato il più grande oggi!» 

«Apprezzo quello che dici, ma fa male...» 

«Pierre, sei quarto a Monaco! Hai fatto una gara memorabile!» lo scuoto, prendendogli il viso tra le mani. 

Prima che possa ribattere, lo metto a tacere con un bacio e gli sussurro all'orecchio: «Per me sei il migliore di tutti».

Sento finalmente le sue braccia stringermi con calore. «Devo andare dal team per il debriefing, ci vediamo appena finisco.» 

«Va bene, ti aspetto in camera.» Lui mi dà un ultimo bacio veloce e scompare tra i box.

Ho bisogno di un caffè. Ho bisogno di scaricare l'adrenalina. Mi incammino verso il bar più vicino all'hotel dove alloggiamo, ma un'ombra si para davanti a me. Sento il sangue gelarsi nelle vene. «Ehi, Erika. Ciao.» 

Alzo lo sguardo e il mondo sembra fermarsi. «Filippo... ciao.»

Qui per caso ||Pierre GaslyDove le storie prendono vita. Scoprilo ora