Era come sfogliare un vecchio libro di fotografie. Quel paesaggio così familiare ma pittoresco risvegliava nella memoria ricordi lontani, assopiti, sfocati dal tempo. Non sarebbe potuto essere altrimenti.
Arrivarono alle porte della base, fu facile introdurvisi dentro grazie ai travestimenti che si erano procurati.
«Allora, Tony? Tu vai a cercare il cubo. Dovrebbe trovarsi nei sotterranei.»
«Si. Friday mi farà strada.»
«Perfetto. Io vado a cercare il laboratorio del dottor Pym. Ci ritroviamo fuori davanti all'entrata. Tutto chiaro?»
Il meccanico annuì e fece per andarsene.
«Tony?» lo chiamò il capitano afferrandolo per il braccio.
Si voltò.
«Fai attenzione.» gli disse con occhi sicuri e spaventati.
Il meccanico abbozzò un sorriso, gli afferrò il volto con una mano e se lo portò vicino, baciandolo. «A lavoro soldato» gli sussurrò.
Steve sorrise.«Prendi questo ascensore, scendi fino all'ultimo livello» disse l'IA.
«Okay.» sussurrò Tony.
Arrivò al piano inferiore. Le porte dell'ascensore si aprirono presentando davanti ai suoi occhi un lugubre laboratorio male illuminato e poco fornito.
«Bene, ora mettiamoci all'opera.» disse Tony sfregandosi le mani.
Lo cercò ovunque, non poteva essere molto lontano da li, doveva trovarsi per forza in quella stanza.
«D'accordo. Il tesseract veniva studiato come fonte di energia alternativa. Friday? Riesci a rilevare una qualche fonte di calore anomala?»
«Calcolo. Si.»
«Mostramela.»
L'IA lo condusse fino a dove si trovava il cubo. Aprì la cassaforte ed eccolo lì, giacere in un piccolo contenitore. Sorrise, la speranza era tornata a brillare nei suoi occhi. Non tutto era perduto, forse poteva ancora rivedere Peter. Si, si ne era certo! Lo avrebbe rivisto, avrebbe riabbracciato suo figlio. Lo prese saldamente nella mano, le fiamme che tornarono a bruciare nei suoi occhi nocciola, luminose, bellissime. Fuoco puro che ardeva come non lo aveva mai fatto prima. Mise il tesseract nella valigetta e la chiuse. "È fatta, possiamo vincere!" pensò. Improvvisamente, un rumore di passi, suole dure contro un pavimento liscio, arrivò da in fondo alla sala, accompagnati da una voce forte e autoritaria.
«C'è nessuno?»
Un brivido corse lungo la schiena di Tony. "Merda..."
«Hey, Arnim è lì?»
Tony si pietrificò, aveva riconosciuto quella voce. Non ci aveva pensato, suo padre lavorava per lo S.H.I.E.L.D., ma mai avrebbe immaginato che tra tutte le basi operative nel paese, Howard si trovasse proprio in quella!
«Dottor Arnim?» urlò l'uomo.
"Merda! Che faccio? che faccio?!"
«Dottor Arnim, se questo è uno dei suoi soliti giochetti, la prego di smetterla.»
Tony inspirò, deglutì e, dopo un attimo di esitazione, raccolse tutto il coraggio che aveva nel suo corpo e uscì. Guardò quell'uomo, suo padre, e gli parve diverso. I suoi occhi risplendevano di una strana luce, come se la vita non si fosse ancora appassita in lui. Era già avanti con gli anni, ma nonostante tutto, non lo credeva possibile. Lo aveva già visto allegro e sorridente, ma in questo periodo Steve era già sparito, e lui stava ancora cercando il suo corpo tra i ghiacci dell'artico.
«Mi scusi, ha visto il dottor Arnim Zola?»
«Si, no il dottor Zola non l'ho... non l'ho visto, non... non ho visto nessuno.» gli rispose Tony avvicinandosi.
Si guardarono negli occhi, "Vecchio bastardo" pensò Tony. Era sicuro che lo avrebbe scoperto, così come aveva fatto tanti anni fa: «Non appena sei cresciuto - Queste erano le parole di suo padre - Quando sei nato, ho subito avuto la sensazione che c'era qualcosa di diverso in te, di familiare, ma ho voluto soffocare questi pensieri. Ti ho voluto dare il nome di un ragazzo che mi aveva sbalordito molto tempo fa, ma più crescevi, più realizzavo il fatto che quel ragazzo eri tu, e che in qualche maniera, eri tornato indietro.» ma poi si ricordò, suo padre non lo aveva visto diventare adulto. E quindi, chiunque Howard avesse davanti agli occhi in quel momento, per lui era un completo sconosciuto. In quel momento, Tony tirò un sospiro di sollievo. Howard corrucciò le sopracciglia e assunse una espressione incuriosita «Ci siamo già visti da qualche parte?» chiese.
Tony storse la bocca «No signore, io sono un visitatore dell'MIT.» disse timidamente.
«Ah! - esclamò - beh, io sono Howard Stark.» rispose il vecchio porgendogli la mano.
Distrattamente, Tony gli afferrò solo il dito indice.
«Eh...» accennò Tony.
«Beh, non lo tiri troppo altrimenti si rompe.» disse scherzoso Howard.
Tony rise e ne fu sorpreso, era la prima volta che suo padre lo faceva ridere.
«Allora, ha un nome?»
«Ehm... Rogers. Howard Rogers...» blaterò il meccanico.
«Ah, questo sì che è facile da ricordare! - disse Howard avvicinandosi - Non ha una bella cera o sbaglio, signor Rogers?»
«Sto bene signore, un capolavoro.»
«Mh, una boccata d'aria?»
Tony annuì.

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Fire on Fire
FanfictionDAL CAPITOLO 5: «Io ti ho odiato Steve - riprese Tony - non ho mai odiato nessuno nel modo in cui ho odiato te. E Dio! Vorrei poterti odiare ancora, ma non posso... Non ci riesco». È il 1991, sono appena iniziate le vacanze di Natale, e gli studenti...