36 - Bucky

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«Come avete intenzione di procedere?» chiese Steve che era stato dimesso dall'ospedale.
«Prendiamo le gemme e schiocchiamo le dita» rispose Sam.
«Si e poi? Se lo facciamo dovremmo affrontare di nuovo l'armata di Thanos» commentò Clint.
«Senza tenere conto che ho riportato le gemme nelle loro linee temporali.» concluse Bucky.
«Allora come facciamo?» chiese Thor.
«E se usassimo la culla?» chiese Clint.
«Creeremmo soltanto un guscio vuoto» rispose Bruce.
«Che cosa vuol dire? Visione è nato così no? Ho letto i rapporti, tu e Stark lo avete creato in quella cosa» disse Sam.
«È vero, ma Visione è una macchina mossa da un' IA. Il processo di creazione è totalmente differente. E poi, potremmo anche creare un androide con le fattezze di Tony, ma mancherebbero comunque i suoi ricordi, la sua anima.»
«Non sarebbe la stessa cosa...» disse Steve a bassa voce.
«No» ribatté a sua volta Banner.
«Che altre opzioni abbiamo?» chiese Bucky.
Peter, che fino ad adesso era rimasto seduto in silenzio in un angolo, si alzò, si avvicinò al gruppo e li guardò negli occhi «L'unica opzione che abbiamo, è tornare indietro.»
«Che cosa intendi dire?» chiese Bucky.
«Fare esattamente come ha fatto Tony molti anni fa, e come avete fatto voi per recuperare le gemme.»
«Aspetta ragazzo» lo interruppe Banner «Tony era stato molto chiaro, non possiamo portare via niente dalla linea temporale, o questa si sfalderà.»
Peter alzò la testa e lo guardò «Lo so, ma questo è il solo modo che abbiamo.»
«Aspetta» disse Clint preoccupato «Riportare qui Tony distruggerebbe la realtà?»
«Non è esattamente così» disse Peter avvicinandosi ancora di più al gruppo.
«E allora com'è?» chiese nuovamente Clint.
Peter prese un vecchio taccuino che aveva lo accanto «Ho trovato dei vecchi appunto tra le cose di Tony, di un certo dottor Pym. Non so chi sia, ma so che la prima tuta che Tony ha creato si basava su quegli appunti, così come quelle che avete usato voi per recuperare le gemme. Pym diceva che non importa quello che facciamo nel passato, perché il nostro presente rimarrà immutato.»
«Si ma qui si parla di portare nel nostro presente una persona del passato. Deve pur avere delle ripercussioni» disse Clint.
Banner annuì «Forse Peter ha ragione.»
«Grazie dottor Banner.» rispose il ragazzo.
«Aspettate un momento! Nessuno mi sta dando retta!» controbatté arrabbiato Burton «Dobbiamo trovare un'altra soluzione!»
«Non c'è ne sono Clint» disse Peter guardandolo negli occhi «o lo riportiamo indietro, o facciamo a meno di lui.»
«Ma stiamo dimenticando una cosa importante» disse improvvisamente Steve.
«Che cosa?» chiese Bucky.
«Steve. L'altro me. La sua famiglia.»
"Merda" pensò il ragazzo abbassando la testa "Non ci avevo pensato".
«Non possiamo prendere Tony e condannare quel Steve a partire quello che ho sofferto io. Non saremmo meglio di Thanos.»
Rimasero in silenzio. Quella missione era già finita ancora prima di cominciare.
«Allora che cosa facciamo?» chiese Clint.
Peter sospirò «Non lo so» disse a bassa voce «davvero non lo so...»

Passarono alcuni giorni da quella riunione. La luce che era tornata a brillare negli occhi di Steve si stava lentamente affievolendo, così come lo stava diventando anche quella di Peter. Quello che avevano davanti agli occhi sembrava un problema senza soluzione, eppure gli sembrava di essere così vicini. In un pomeriggio soleggiato, stranamente caldo per essere dicembre, Morgan stava giocando in giardino. Steve era seduto su una sedia, mentre Peter, appoggiato sul parapetto del poggiolo, osservava la sorellina rincorrere gli uccelli.
«Lei non si è resa conto di niente» disse Peter con voce malinconica.
«Ti sbagli» rispose Steve «Lei sa molto più di quello che credi.»
Peter si voltò «Avevamo la soluzione a portata di mano, e c'è la siamo lasciata sfuggire.»
Steve sospirò, si alzò dalla sedia e si mise accanto al ragazzo, anche lui con le braccia appoggiate sul poggiolo «Io credo che l'unica opzione che abbiamo sia convivere con questo fardello.»
Peter si voltò e lo guardò confuso «Che cosa?»
«Si Peter» disse Steve in un sospiro «Basta rincorrere i fantasmi, non ne vale la pena. Voi siete qui e siete vivi, è questo quello che conta.»
Il capitano abbassò la testa e sospirò. Peter guardò i suoi capelli color paglia illuminarsi di riflessi biancastri sotto la luce del sole «Mi dispiace solo non essermene accorto prima.»
Il ragazzo si morse il labbro «No» disse alzandosi e sbattendo la mano sul legno del parapetto «Mi rifiuto di credere a quello che sto ascoltando. Non ha senso! Proprio tu poi!»
«Peter, ascoltami- »
«No Steve! Non ti ascolto! Hai tentato di ucciderti perché ti mancava Tony, e adesso te ne salti fuori con questa storia?!»
«Appunto perché ho tentato di uccidermi voglio farla finita con questa storia!»
L'eco delle loro voci rimbombò nel vento spegnendosi verso l'orizzonte, e solo il rumore delle foglie morte mosse dal vento riempiva l'aria.
«Ho sbagliato okay?! Mi dispiace! Ma ho già perso Tony per correre dietro ad un sogno impossibile, e non voglio rischiare di perdere anche te.»
«Ma io sono qui, Steve» disse Peter con tono freddo e guardandolo dritto negli occhi «Non era poi così impossibile.»
Il ragazzo si voltò ed entrò in casa. Morgan si avvicinò a Steve e lo afferrò per il bordo della maglietta, tirandolo leggermente «Che cosa succede?»
Steve la guardò e sorrise dolcemente «Niente piccola» disse chinandosi e prendendola in braccio «Peter è solo molto arrabbiato.»
La bambina si strinse al collo di Steve.

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