Betta salì in macchina. Era veramente esausta e, nonostante il tragitto fu così breve, non disdegnò di fare un piccolo pisolino.
«Ehi, ma non dormirai sul serio? Su, avanti pigrona, scendi! Poi mi racconterai cosa hai fatto stamattina. Sembri davvero distrutta. Non ti ho mai visto così...»
«Già», rispose la riccia, biascicando qualche parola di disapprovazione, che Sveva colse a stento.
«Colpa mia? Cosa dici?» si lamentò Sveva.
«Niente cara, cosa hai capito? Certo che avrei bisogno di un attimo per sistemarmi. Dammi soltanto qualche secondo.»
Si diede della cipria, del fard. Ripassò il contorno labbra. Una veloce sistemata ai capelli.
Sveva era lì che fremeva.
«Sì può sapere cos'hai tesoro? Un attimino, perbacco. Non vorrai mica che me ne vada in giro così?»
«Non mi permetterei mai, figurati», la scimmiottò Sveva.
«Ma dove siamo, dove mi hai portato? Quanto tempo è passato?»
«Nemmeno venti minuti!»
«Bene bene, cherie. Andiamo, cosa aspettiamo?»
Alle volte sapeva essere davvero irritante Elisabetta, ma Sveva era troppo contenta per rovinare quel momento.
«Siamo a Parma, in centro.»
«Sì, ho visto.»
«Ci abbiamo messo un bel po' a parcheggiare per via del mercatino dell'antiquariato.»
«Quindi ci recheremo lì?» chiese Betta.
«No. Presto lo scoprirai!»
Si incamminarono per la città che, elegante, si presentava come una donna minuta, piccola ed ingioiellata. Il centro, con le sue piccole botteghe storiche, ricco di capolavori artistici e di piccoli e grandi tesori di epoche diverse, riempiva gli occhi e arricchiva lo spirito. Betta, con la sua mania di fotografare tutto, presa dall'euforia, si sbizzarrì con la fotocamera, immortalando il Duomo, dal caratteristico tetto a capanna, e la torre campanaria, con i suoi sessantatré metri di altezza. La piazza che l'accoglieva era davvero suggestiva. In essa, non meno appariscente per la sua forma ottagonale, svettava, non su tutti, il Battistero, una piccola bomboniera rosa, rivestita di un bellissimo e delicato marmo veronese. Davvero un dipinto d'altri tempi.
Anche le persone che vi passavano sembravano farne parte. Camminarono a lungo. Betta entrò in un piccolo negozio di numismatica per curiosare, guardare. Pareva aver dimenticato il senso di quell'uscita, il fatto che di lì a breve le sarebbe stata svelata la sorpresa. Era entusiasta di quella camminata, amando tutto ciò che era arte e cultura e non disdegnando affatto lo shopping e le passeggiate all'aria aperta. In una città allegra e viva, resa ancora più frizzante dalla presenza dell'Università, travolta dall'avvento della «movida», solo un animo raffinato e sensibile come la Betta poteva cogliere la bellezza nelle insegne ottocentesche di taluni esercizi e nell'arredamento d'epoca rimasto intatto di talaltri, simbolo del desiderio di preservare la memoria di una città a tratti ancorata al passato, sprezzante dell'omologazione imperante di certe attività commerciali, con gli stessi marchi e le insegne poco riconoscibili, che nulla avevano in comune con la storia del luogo.
Così si fece fotografare dinanzi alle profumerie storiche, alle macellerie equine, alle torrefazioni.
«Sai cara, un tempo esponevano fuori, dinanzi agli esercizi, i quarti di cavallo. Ho visto delle foto dell'epoca. Successivamente, per ovvie ragioni sanitarie, hanno abolito questa pratica. Te lo immagini le mosche d'estate? Non ci voglio pensare. Piuttosto, che ne dici di passare dalla Mammola?»
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L'incertezza di Sveva.
RomanceA volte la vita ci mette a dura prova e le persone su cui contiamo, i fondamenti della nostra esistenza, possono venire meno inaspettatamente. È quello che è accaduto a Sveva. Questa è la storia di una coppia perfetta, Sveva e Marco, di una famiglia...