Lettera num. 2
Parigi, 22 settembre 2014
Dear Alessio,
se tu, in questo istante, fossi qui con me, odieresti immensamente lo sdolcinato profumo di torta di mele che inonda questo cafè. Più di quanto lo odieresti in Italia. Perché qui, a Parigi, è tutto più grande, e tu, amore mio, lo sai bene. Abbiamo lasciato New York, con grande dispiacere, da qualche giorno e, appena arrivati nella città dell' amore, sono subito corsa in quel magico cafè che ci ha sopportati per un pomeriggio intero, di fronte l' Effeil. Inutile dirti quanto magica sia la mia avventura qui. Forse, è una sensazione indescrivibile. Come promesso, non ho scritto nemmeno un messaggio su whatsapp dato che abbiamo scommesso la nostra storia solo su un foglio di carta ed una penna, anche se la tentazione, a volte, è stata atroce. Il primo spettacolo americano è andato alla grande ed io ho ricoperto uno dei ruoli più importanti. Non sai quanto io sia felice e quanto questa esperienza stia diventando fondamentale per me. In pochi giorni, comincio a sentirmi diversa, sto iniziando ad apprezzarmi di più e a credere con tutta me stessa in quello che faccio. E per questo ti sono grata. E forse lo sarò per tutta la vita. Sto vivendo un sogno, un sogno ad occhi aperti. Ed io ci sono dentro, dentro con tutte le scarpe. Dentro con tutte le punte. Certo, inutile dirti quanto mi manchi, quanto mi manca casa, quanto la mia vita con te. Spero che la casa non sia un pagliaio e soprattutto che tu stia coccolando Jim almeno un quarto di quanto lo coccolo io solitamente. Vorrei raccontarti un mondo di cose, vorrei tornare in albergo e trovarti lì, e cominciare a parlarti di tutta la mia giornata, come i vecchi tempi. Le tue canzoni mi svegliano e mi cullano, mi tengono compagnia quando mi sento sola, quando mi sento una formica rispetto a tutto ciò che mi sta accadendo. Sono orgogliosa di me, e, ti giuro, non l' avrei mai detto. Mi sento Vittoria, in tutti sensi.
Ti amo, sempre e comunque. Ti amo, perché se oggi sono così è anche grazie a te e a ciò che giorno dopo giorno mi fai vivere. Sei il mio supereroe, anche senza maschera e senza mantello. La canzone del giorno è "Ti vorrei sollevare".
Sempre tua,
Vittoria.
Lettera num. 3
Roma, 30 settembre 2014
Dear Vittoria,
So perfettamente che ti incazzerai da matta appena scoprirai che ho finito completamente il tuo Chanel numero 5. Sai, mi manchi. Così spruzzo in casa il tuo profumo, per sentirmi più a casa. Perché questo posto senza te non è lo stesso, questo posto sa di te. La tua lettera sa di inchiostro francese e ciò mi manda in tilt, mi tuffo completamente nelle emozioni che ho vissuto con te a Parigi qualche mese fa.
Jim sta bene, non preoccuparti. Lo coccolo perennemente, ormai dorme al posto tuo, mangia più di me e sa anche di lui di Chanel n. 5. Manchi anche a lui, fidati. Ogni tanto se ne sta lì zitto zitto, con gli occhi socchiusi. Penso stia imparando ad amarmi, sai.
Mi hai emozionato con le tue parole e queste lettere, sai, iniziano ad intrigarmi. Sempre più fiero di te, sono felicissimo di ciò che ti stia accadendo. So che stai facendo un ottimo lavoro e che ti stai facendo valere. Lotti, giorno dopo giorno, con le unghie e con i denti. Hai vinto, vinci sempre e vincerai comunque. So che il mondo dove stai adesso è il tuo, ma so anche un' altra cosa. Il tuo mondo è anche con me, ed il mio è sempre con te. Sai, sto scrivendo una canzone, o almeno ci sto provando. E non posso far altro che pensare a te, a noi. Per i Dear Jack tutto procede per filo e per segno. A Novembre inizia il tour, il nostro primo tour e so che, anche se sarai lontana, tu ci sarai. Come faccio io per ogni tuo spettacolo. Come faccio io ogni giorno. Solo che tu lo farai a modo tuo e mi lascerai, in ogni caso, senza parole. Ho rotto i miei occhiali rotondi che tu ami da matti e ho deciso che non li andrò a comprare fino al tuo ritorno, anche se a volte sembro una pippa perché vedo male alcune cose. Andremo insieme poi. Insieme. Ti amo, come non ho amato mai. La canzone del giorno è "A te".
Sempre tuo,
Alessio.
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"Entri dentro le persone"
Fanfiction"Sei una tipa coi tuoi spazi, guardi fisso e ti imbarazzi, bevi latte a colazione, entri dentro le persone." Si sentiva così maledettamente figo. E in fondo lo era. Non era nè il ciuffo, nè i tatuaggi, nè gli occhi. Era lui. Così maledettamente ant...
