"Essere donna è così affascinante. È un'avventura che richiede tale coraggio, una sfida che non annoia mai. Avrai tante cose da intraprendere se nascerai donna. Per incominciare, avrai da batterti per sostenere che se Dio esiste potrebbe anche essere una vecchia coi capelli bianchi o una bella ragazza. Poi avrai da batterti per spiegare che il peccato non nacque il giorno in cui Eva colse la mela: quel giorno nacque una splendida virtù chiamata disubbidienza. Infine avrai da batterti per dimostrare che dentro il tuo corpo liscio e rotondo c'è un'intelligenza che chiede d'essere ascoltata."
(Oriana Fallaci)
Alessio, ogni tanto, mi guarda ma io faccio finta di non accorgermene, continuando a guardare fuori dal finestrino.
"Vittoria, guardami, anche se hai gli occhi lucidi."
"Io.. io non ho gli occhi lucidi!", insisto senza mai girarmi verso di lui.
Sorride.
"Ti conosco meglio di chiunque altro."
Alessio accosta leggermente e spegne il motore dell' auto. Sospira prima di poggiare la mano sulla mia che resta immobile sul sedile. Continua a fissarmi.
"Sono stanca, voglio andare a casa."
"Guardami, Vi!", esclama con dolcezza.
Mi volto, finalmente, verso di lui, incrociando i suoi occhi, anch' essi lucidi. Mi sorride dolcemente, continuandomi a fissare. Stringe la mia mano ed io glielo lascio tranquillamente fare.
"Non voglio litigare."
"Ale, è colpa tua."
"Lo so."
"Fidati di me."
Sospira.
"Roberta.. Roberta sta con uno.."
Lo guardo curiosa.
"E quindi?"
"La riempie di botte.", sospira.
Cerco di capire cosa Alessio abbia appena detto. Le sue parole mi rimbombano in testa. È vero, Roberta non è il top della simpatia, ma è sempre una ragazza e in quanto tale va difesa.
"Cosa stai dicendo?!"
"L' ho scoperto per caso, circa due settimane fa, quando sono tornato a Tarquinia per il weekend. Stavo portando il cane a passeggio, era sera. L' ho vista uscire da un appartamento in lacrime e piena di lividi. Mi ha raccontato tutto. Ho cercato di convincerla a denunciarlo, senza successo. Mi dice che ha paura. È sempre una mia amica, le voglio bene. Sono preoccupato. Mi ha fatto giurare di non dirlo a nessuno. Mi ha promesso che sarebbe andata via da quella casa ed io, come uno scemo, le ho creduto. Oggi le ho visto un livido sul braccio ed ho capito che mi sono fatto fottere alla grande."
Rimango sconvolta dalle parole di Alessio. Stringo la sua mano e mi porgo per dargli un bacio.
"Non so che fare amore, ho pensato di dirlo a Mattia ma lui non è tipo da queste cose, farebbe il casino e secondo me complicherebbe la situazione."
Rimango a lungo in silenzio.
"Potrei provare a parlarle Ale."
"Tu?"
"Sono sempre una ragazza."
Rimane a pensare.
"Pur non avendo vissuto quel tipo di dolore, so cosa significa. Sono donna."
Mi sorride.
"Perché non me l' hai detto prima?"
"Sono andato in tilt."
"Questo lo avevo capito già."
"Scusa."
"Non importa."
Lo convinco a ritornare a Tarquinia.
"Non preoccuparti, ripartiremo domattina presto, così da essere a Roma per le 11."
"Provo a chiamarla?"
Annuisco.
Lei risponde subito e lui la convince a raggiungerlo a casa sua.
"Ragazzi, come mai di nuovo qui?", ci chiede la mamma di Alessio preoccupata.
"Tranquilla mamma, Vittoria sta poco bene e quindi partiremo più tardi."
Sua madre sembra poco convinta, soprattutto appena le diciamo che sta per raggiungerci Roberta. Fa finta di crederci per poi uscire col marito.
Roberta arriva presto ma rimane sconvolta trovandomi sul divano.
"Che ci fa lei qui?! Ale, me lo avevi promesso."
Fa per uscire ma Alessio la blocca.
"Cinque minuti, Ro, non di più."
Lei lo guarda perplessa per poi acconsentire. Alessio non si siede sul divano con noi, si appoggia al portone e ci guarda parlare mentre ce ne stiamo comode sul divano. Roberta mi guarda, quasi timida e vergognata. Le sorrido leggermente.
"Fatti aiutare Roberta."
Mi guarda stranita.
"Ma a te che frega?!?!?", mi chiede alquanto incazzata.
"Sono una donna, Roberta. Una donna."
Rimane in silenzio.
"E quindi? Che ne sai tu?"
"È vero, io non lo so cosa si prova. Ma so l' esatto contrario, perché so cos' è l' amore."
"Anche Luigi mi ama! Mi ha promesso un lavoro in banca e una vita felice!"
Mi alzo di scatto dal divano e mi avvicino a lei.
"Ah Luigi ti ama?!?", alzo il tono di voce indicando il livido che ha sul braccio.
"Ma che ne sai tu?!?"
"Io? Non so niente, è vero. Ma so solo una cosa! Non ti ama, Roberta. Non ti ama, mettitelo in testa. Io so cosa significa essere amati da qualcuno. Io.. io non vedo l' ora di andare a dormire la sera perché so che ci sono delle braccia che mi proteggeranno sempre dalle mie paure, tu invece hai una fottutissima paura del dolore che quelle braccia, stringendoti, ti possono provocare. Io amo svegliarmi la mattina perché so che c' è qualcuno che si prenderà cura di me tutta la giornata, tu invece non vorresti svegliarti mai e temi ogni volta di aprire gli occhi perché sai che ti attende un pugno o uno schiaffo tra una pausa caffè e l' altra. Io amo parlare con Alessio, anche discutere e a volte litigare, perché sono sempre libera di dire ciò che penso. Tu.. tu hai paura di aprire quella cazzo di bocca perché temi di dire qualcosa che possa farlo imbestialire, anche senza un motivo reale. Quando Alessio non c' è mi manca, quasi mi annoio. Mentre tu non vedi l' ora che lui possa uscire, anche solo per comprare un pacco di sigarette, per avere almeno cinque minuti di libertà. Dimmi tu. Vuoi continuare a vivere così?"
Sia Roberta che Alessio mi guardano, forse anche un po' sconvolti. Forse per il mio pugno troppo duro o per le mie parole troppo dirette. Non so. Mi avvicino a lei, un po' impaurita e un po' tremante. Mi abbasso mentre le resta seduta sul divano.
"Fatti aiutare, ma, soprattutto aiuta te stessa. Fallo per te. Guardati. Anche se non stimo molta simpatia nei tuoi confronti, non posso fare a meno di accorgermi che sei una bellissima ragazza e di uomini che sapranno amarti è pieno il mondo. Fidati di me. Fidati di noi."
Mi guarda per poi abbassare gli occhi. Capisco che sta per scoppiare a piangere, così, d' istinto, senza pensarci un attimo, le prendo le mani e la abbraccio. Lei ricambia e inizia a sfogarsi.
"Va bene.", singhiozza. Io e Alessio ci guardiamo per poi sorridere e tirare un sospiro di sollievo.
Corriamo in macchina per evitare che lei possa cambiare idea in un momento così fragile.
Arrivati in questura, accompagno Roberta per la denuncia mentre Alessio ci aspetta all' uscita.
"Grazie Vittoria. Per tutto."
Si blocca, fermandomi per il polso. Le sorrido e scuoto la testa.
"Per qualsiasi cosa, sappi che noi ci siamo. Anche se sei stata la scopa amica del mio ragazzo. So che è acqua passata."
Ride e credo che quella sia stata la prima risata della serata.
Accompagniamo Roberta a casa dei suoi per poi spiegare loro tutto. Alessio preferisce parlare da solo con Mattia e credo sia la scelta migliore.
"Andrà bene.", gli sussurro. Mi risponde con un occhiolino. I genitori consolano Roberta e si prendono cura di lei come solo un padre e una madre sanno fare. Poco dopo ci raggiungono Mattia e Alessio. Lui la guarda per poi spalancare le braccia e lasciarla sprofondare tra i milioni di muscoli e addominali che lo caratterizzano.
"Grazie per ciò che avete fatto per mia figlia." Sua madre ci accarezza il viso.
"Signora Sara, per qualsiasi cosa sa dove trovarci. Sicuramente domani non sarà tutto finito, ci saranno dei processi, delle pratiche, iter burocratici lunghi, a volte anche ingiusti. Ma so che ce la farete. Perché siete una famiglia."
La mamma di Roberta abbraccia Alessio per poi dargli un sacchetto con del cibo e del caffè.
"Vi aiuterà ad affrontare la notte, o per meglio dire la mattinata, dato che sono le 4 e mezza."
Roberta mi abbraccia forte ed io ricambio sinceramente.
"Grazie grazie grazie."
"Fatti sentire, mi raccomando. Appena posso vengo a trovarti, promesso."
Lasciamo casa Lucini alle 5 del mattino e, dopo aver fatto benzina, partiamo per Roma. Rimaniamo in silenzio durante il viaggio, forse per la stanchezza oppure per l' orrore che abbiamo affrontato.
"A volte mi chiedo cosa farei se non ci fossi tu.", mi confida Alessio continuando a guidare.
"A volte mi chiedo come sarei se non ti amassi così tanto."
"Saresti grande comunque!"
Scuoto la testa.
"Sei tu che tiri fuori la parte migliore di me. Sempre."
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"Entri dentro le persone"
Fanfiction"Sei una tipa coi tuoi spazi, guardi fisso e ti imbarazzi, bevi latte a colazione, entri dentro le persone." Si sentiva così maledettamente figo. E in fondo lo era. Non era nè il ciuffo, nè i tatuaggi, nè gli occhi. Era lui. Così maledettamente ant...
