A volte, ti serve un passo falso per capire come si cammina e dopo prendi il via... Ti serve un inciampo, poi metti un piede dietro l'altro e non cadi, no, stavolta no, hai trovato equilibrio. Ed è una gran conquista.
("Ma le stelle quante sono" - Giulia Carcasi)
"Amore, smettila di fare i selfie con la Monna Lisa!", sussurro ad Alessio non potendo però trattenere le risate per le sue facce buffe.
"Vieni pure tu!"
"Ci guardano tutti!"
"Che ti frega?", mi chiede alzano il sopracciglio.
Alzo le braccia in segno di arresa. Lo raggiungo e, dopo aver riso disperatamente per almeno 10 minuti, vediamo la guardia avanzare verso di noi. Ci rimprovera e Alessio mi guarda ancora divertito.
"Che cavolo sta dicendo?" - mi chiede più curioso del solito - "Dai, tu parli francese!"
"Amore, scappiamo..", gli dico a bassa voce.
"Eh?"
Lo guardo negli occhi.
"Scap-piamo!"
Afferra la mia mano e inizia a correre. Scendiamo le scale velocemente, senza smettere di ridere. Usciamo immediatamente dal museo. Mi piego verso il basso, quasi senza fiato.
"Basta!"
"E la ballerina col fiato eterno che fine ha fatto? Eh?"
"Stronzo!"
"Sei la dolcezza amore!"
Mi prende per mano e mi bacia.
"Va meglio?"
Rido.
"Decisamente!"
La passeggiata notturna lungo la Senna è qualcosa di surreale, specialmente quando stai in perfetto stile parigino tra le braccia del tuo grande amore.
"Ci sarai al primo concerto, vero?"
"Veramente ci sarò anche al secondo, al terzo, al quarto e al quinto e così via!"
Mi sorride. Inizio a canticchiare.
"Guardaci sogna sabbie mobili
corse e passi piccoli
è da un anno che
che non respiro amore e poi stringimi
che domani poi è un altro film
che anche se nn vuoi convinciti
dimentica tutto quello che verrà.."
Pian piano Alessio, dopo avermi stretto più forte a lui, si unisce a me.
"Mi emoziono ogni volta che canti le mie canzoni. Mi fa sempre uno strano effetto."
Mi da un bacio in fronte.
"Ale?"
"Si.."
"Ti ricordi quando mi ha parlato di quella parte di te che nessuno ha conosciuto mai?"
Annuisce. Mi prende per mano e mi aiuta a sedermi sul prato accanto a lui. Poggio la testa sulla sua spalla.
"Ecco. Io stasera vorrei parlarti di me, di quella parte che nessuno ha conosciuto mai."
Mi sorride, a 360 gradi.
"Non vedo l'ora di sapere."
Gli sorrido.
"Nei miei pochi e tanti 21 anni ho sempre commesso un errore. Troppo amore da dare, troppa paura da superare. E' stato sempre così. Hai presente quando capisci che dentro di te c' è un piccola parte che va continuamente difesa e protetta perché troppo fragile? Ecco. Tutti ti dicono che sei "troppo" ma tu non ti senti mai abbastanza. Come anche tu mi hai detto "quella famosa mattina", io ho sempre creato muri, mattone dopo mattone. La paura mi fregava, sempre. Io correvo ma lei di più. E mi raggiungeva, continuamente. Poi sei arrivato tu. E lì è stato un gran casino. La paura mi aveva superato ma io ho iniziato a correre, il più veloce possibile. Ho corso, ho corso, ho corso. Sono caduta ma ho continuato a correre. Ti ho raggiunto. Tu mi ha presa per mano e non mi hai lasciata più."
Mi emoziono e Alessio mi asciuga quella piccola lacrima che scivola giù.
"Ti vorrei dire grazie. Per la vita e per il cuore che mi hai dato. Per avermi donato battiti ed emozioni mai provate. Perché, pur a chilometri di distanza, tu ci sei. Ed io, per questo, te ne sono infinitamente grata. Ti amo Alessio Bernabei, ti amo tanto."
Mi guarda negli occhi, prima di baciarmi con amore.
"Ti amo Vittoria Martini, ti amo tanto."
Rido. Prende una ciocca dei miei capelli e me la sistema dietro l' orecchio. Poi si avvicina ancora di più a me.
"Non potrei mai immaginare la mia vita senza di te."
"Infatti tu non devi mai farlo.", mi rassicura accarezzandomi il viso.
"Amore, guarda!", gli urlo indicando il palco. I Coldplay sono appena entrati e il pubblico è in delirio.
"Mi tremano le gambe!", mi dice con un filo di voce.
"Io, te, Parigi e i Coldplay."
"Call It Magic, my darling!"
Cantiamo a squarciagola per tutto il concerto. Ci abbracciamo e ci divertiamo come i matti. Ritorniamo in hotel distrutti. Alessio si butta sul letto mentre io mi strucco davanti lo specchio.
"Vieni qui, dai!"
"Finisco e arrivo!", gli dico intenta a pulire i miei occhi.
Lo sento sbuffare e scuoto la testa. Dopo cinque minuti di silenzio mi volto verso di lui.
"Amore, ho fin..."
Lo vedo lì, disteso sul letto. Con i soli pantaloni della tuta. Si è addormentato. Lo guardo, mi imbambolo. Mi distendo accanto a lui, senza smettere di guardarlo. Mi accoccolo lì vicino, poggiando la testa sul suo cuore, di cui amo ascoltare i battiti. Ogni battito è un ti amo per me.
STAI LEGGENDO
"Entri dentro le persone"
Fanfiction"Sei una tipa coi tuoi spazi, guardi fisso e ti imbarazzi, bevi latte a colazione, entri dentro le persone." Si sentiva così maledettamente figo. E in fondo lo era. Non era nè il ciuffo, nè i tatuaggi, nè gli occhi. Era lui. Così maledettamente ant...
