-Mani in alto, puttana, è una rapina.
La ragazza mora e vestita di blu dietro la cassa guarda i due con gli occhi spalancati, enormi su quel viso pallido e magro. Le mani le tremano mentre il resto del corpo rimane perfettamente immobile, non ha neanche gridato.
Ezra Meyer guarda la targhetta bianca sul petto che riporta il suo nome: Grace.
Banale, come si addice a una ragazza insignificante, che lavora in un posto in mezzo al nulla e che non riesce neanche a muoversi dalla paura.
-Non abbiamo tutta la notte.
Dean le fa segno con l'arma di avvicinarsi alla cassa. Lo fa due, tre volte, finché le mani tremanti di lei non aprono il registratore, che scatta con un rumore metallico.
-Forza, muoviti.
Dean non sembra nervoso, ma si muove a scatti e saltella su una gamba sola. Ezra se ne è accorto, ma decide di ignorarlo, come sempre.
Si avvicina a lei, invece, per osservarla meglio.
Le prende le guance in una mano, stringe la presa e le solleva la testa, forzandola a fissarlo negli occhi chiari.
Lei distoglie velocemente lo sguardo, il viso sfigurato da un'espressione terrorizzata.
-Che bel faccino.
-Calmo, E, non c'è tempo oggi per il solito stupro rituale.
La ragazza si immobilizza nuovamente, gli occhi le si riempono di lacrime. Balbetta qualcosa di incomprensibile.
Dean si avvicina con un salto, come se non potesse non vedere la reazione che le sue parole hanno scatenato nella cassiera.
Appena sono uno accanto all'altro, lui ed Ezra si guardano negli occhi qualche secondo, in una tacita intesa, prima di scoppiare a ridere.
Lascia la presa e si allontana dalla ragazza.
-Hai visto che faccia ha fatto?
Dean annuisce vigorosamente ed Ezra ride, togliendosi lo zaino di dosso e mettendolo aperto davanti a lei.
In quel momento sente la vista annebbiarsi, le sue mani fanno un piccolo movimento in avanti, come uno spasmo. Tutti gli scaffali sembrano girare intorno a lui. Finalmente sta facendo effetto. Deve respirare lentamente, per evitare di perdere definitivamente il controllo.
-Cosa volete da me?- la ragazza li sta fissando, gli occhi lucidi e spalancati, come un animale ferito.
Ha la voce calda, insopportabilmente attraente.
Dean smette improvvisamente di ridere e scatta verso di lei, puntandole la pistola contro la fronte.
-I soldi, cretina, che altro?
Lei urla, tremando e sollevando le braccia nella speranza di difendersi.
-Non ti sente nessuno, metti dentro tutto quello che hai.- Dean grida più forte di lei e questo le smorza la voce, fino a farla smettere.
Le lacrime le scendono copiose sulle guance mentre tira fuori i soldi e li sistema nello zaino.
-Non voglio morire.- sussurra.
-Non morirai.
-Infatti, se ti comporti bene.
Si guardano ancora, entrambi stanno sorridendo sotto i passamontagna. Se Desirée fosse stata lì con loro, avrebbe detto di smetterla di giocare e di fare i seri. Ma non c'è, ora e possono divertirsi quanto vogliono.
Dean le odia, le donne, mentre Ezra le ama tutte, anche le oche che lavorano in posti come questo. E divertirsi vuol dire vedere cosa sia disposta a fare pur di tenersi la sua patetica vita.
Dean le tiene la pistola contro la fronte. L'indice pallido trema sul grilletto, Ezra ha paura che possa premerlo da un momento all'altro.
Quel ragazzo è una bomba pronta a esplodere e lui ne è il responsabile, anche se non è in grado al momento di pensare a un modo per calmarlo.
-Non agitarti.- riesce a sussurragli, avvicinandosi a lui.
-Non sono mai stato meglio.
È una bugia, Dean Reed mente in continuazione.
Nessuno dei due, però, ha paura. Entrambi condividono la stessa sensazione euforica, sentono di poter fare qualunque cosa insieme.
-Hai finito?- Ezra torna a guardare la ragazza.
Lei annuisce impercettibilmente.
-È il momento, E, falla mettere in ginocchio.
Lo zaino colmo di dollari rimane al suo posto, Dean si avvicina a lei.
-Cosa-- balbetta -Vi ho dato i soldi!
Nessuno dei due la ascolta, la sua voce diventata stridula e il respiro smorzato fanno solo da sfondo alla marea di pensieri che si affacciano alla mente di Ezra. Chiude gli occhi per un attimo.
Non è la prima volta che Dean lo propone e non è la prima volta che lo fanno. Ma ora sembra diverso.
Quella non è Desirée. Non le somiglia neanche lontanamente.
In quel brevissimo momento di esitazione, mentre Dean si sta abbassando la cerniera dei pantaloni, il rumore assordante dell'antifurto rimbomba nelle loro orecchie.
Ezra è costretto a coprirsele per un secondo e guarda la ragazza con gli occhi spalancati. Si è nascosta dietro la cassa, mentre tiene l'indice premuto sul pulsante d'emergenza.
-Cazzo!
Sente solo la voce di Dean, tutto è confuso. Il suono gli rende impossibile capire cosa sia successo.
-Puttana!
Ancora Dean. Le sputa in faccia e lei non si ribella. Li guarda dal basso con quegli occhi grandi, vuoti e lucidi ed Ezra non può fare a meno di sentirsi eccitato.
Risuona il rumore fortissimo di uno sparo. Dean ha colpito la ragazza a un braccio, ma non riesce a separare le urla di dolore dal suono insopportabile della sirena.
Allunga meccanicamente la mano per prendere lo zaino ma Dean lo precede, già diretto verso l'uscita. Ezra gli corre dietro più veloce che può, rischiando di inciampare più di una volta, ma riesce a prendere una barretta di cioccolata da uno degli scaffali. Un piccolo risarcimento.
La macchina è subito fuori, vede con la coda dell'occhio Dean fare segno a Desirée di mettere in moto.
Apre la portiera butta dietro, cadendo di schiena sui sedili e sente la risata dell'altro ragazzo. Scoppia anche lui a ridere, cercando di riprendere fiato, senza sapere perché. Si sente pieno di energia. Si toglie il passamontagna e si ravviva i ricci neri.
-Des, non sai cosa ti sei persa.- Dean si sistema i pantaloni troppo larghi, ansimando per lo sforzo fatto.
-Immagino. Siete riusciti a prendere qualcosa?
Desirée sta guidando, contrariata. Ezra sa che pensa sia successo qualche disastro. Lo sparo? Quella stronza se lo meritava.
-Sì, ci ha riempito lo zaino di bellissime banconote.
-Non le avete fatto male, vero?
Dean si volta a guardare Ezra e gli mima di stare in silenzio posando l'indice sulle labbra, gli occhi sgranati.
-Shhh, E. Non deve sapere niente. - Non è neanche un sussurro.
Nessuno dei due riesce a rimanere serio.
-Certo che no, cucciola, sta benissimo.
-Ho visto che avevi la cerniera abbassata.
-Quale cerniera?
Ezra le posa una mano sulla spalla. La sente rabbrividire leggermente.
-Non è successo niente, Des. Di me ti fidi, no?
-Mi fido di te quando sei sobrio.
-Lo sono, ora, te lo giuro.
-Okay- si volta a guardarlo per qualche secondo e sorride -siete stati bravi.
Stupida ragazzina, non è difficile farle credere qualsiasi cosa. Le stampa un bacio sulla guancia.
Quando arrivano alla stazione di servizio sono tutti e tre in silenzio. Dean scende per primo, si prende una parte dei soldi e fa un gesto di saluto con la mano. Raccoglie da terra la moto e parte.
Ezra rimane seduto a guardare Desirée. Si sente in colpa, ora che non è più tutto annebbiato dall'adrenalina. Fa per parlare, vorrebbe dirle che la ragazza probabilmente starà bene, di non preoccuparsi perché hanno tutto sotto controllo.
Ma non dice nulla, esce dalla macchina e si prende lo zaino, dopo aver diviso a metà il numero di mazzette.
-Tieni. Cerca di farteli durare.
-Come sempre.- Accenna a una risata.
-Fai attenzione.
-Certo, Ezra, ci sentiamo.
Rimette la macchina in moto e si allontana sull'autostrada, lasciandolo lì da solo.
Si sente uno stupido e si accende una sigaretta.
Non ha senso tornare a casa ora, sua madre neanche c'è. Prende il telefono e decide di chiamare Isaac.
-Ezra?- risponde urlando, per sovrastare la musica.
-Sei ancora alla festa?
-Certo, uh... Chiedono di te.
-Chi?
-Una.
-Sarò lì tra poco. Non farla addormentare.
-Perché?
-Perché devo scoparmela e non posso se quella dorme.
-Certo che puoi.
Gli chiude in faccia, buttando con rabbia la cicca sul marciapiede sporco. Certo che può, ma quelle sono robe che Dean farebbe. Lui deve dimostrarle di essere il ragazzo perfetto per lei.
Prende la macchina e torna da dove era venuto, la testa che gli gira e il pensiero degli occhi della cassiera che lo guardavano spaventata fisso nella mente.
E pensa che sia esattamente questo quello che significa vivere.
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𝐀𝐏𝐎𝐋𝐎𝐆𝐈𝐀 𝐃𝐄𝐋𝐋𝐄 𝐂𝐀𝐔𝐒𝐄 𝐏𝐄𝐑𝐒𝐄
Novela Juvenil𝑳𝑨 𝑽𝑨𝑵𝑰𝑻𝑨' 𝑫𝑬𝑳𝑳'𝑬𝑺𝑰𝑺𝑻𝑬𝑵𝒁𝑨 | 𝑪𝑶𝑴𝑷𝑳𝑬𝑻𝑨 Anno 2003, Baltimore, Stati Uniti. Dove le vite di Dean Reed, Desirée Anderson ed Ezra Meyer si incrociano, uniti dal destino. Abbandonati dalla società, lasciati a loro stessi e a vi...
