3. Million Dollar Man

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La musica ad altissimo volume riempie la stanza, che per quanto grande, è colma di gente. La luce proviene solamente dai led posti su tutto il perimetro del soffitto, di un colore blu acceso.
Ezra Meyer prende un bicchiere rosso pieno di un qualche liquido, cercando di non rovesciarselo addosso.
-Giù, giù, giù!
Sente le grida degli amici che lo circondano e sorride, prima di bere il contenuto in un sorso solo. Il gruppo raccolto attorno al tavolo esplode in un applauso. Ezra posa il bicchiere con un verso di soddisfazione, tutti i rumori sono amplificati, le voci e la musica assordante gli rimbombano nel petto.
-Avete visto?
Non riesce a scandire bene le parole, non sa che ore siano, ha una ragazza attaccata al braccio che lo guarda dal basso come se non avesse mai visto un uomo prima d'ora.
-Abbiamo visto, E, ma un bicchiere non basta - il ragazzo in piedi accanto a lui urla parlando lentamente, come se dovesse pensare prima di pronunciare ogni singola parola - ti sfido a berne un secondo.

Ezra si volta verso la voce e batte un pugno sul braccio del ragazzo.
-Isaac, pensi che io non ne sia in grado?
Il biondo fa un sorriso sollevando solo l'angolo destro della bocca.
-Dico... Dico solo che ti sfido.
La ragazzina gli tira la manica della camicia e sbatte le palpebre truccate pesantemente.
-Puoi farlo, Ezra!
La guarda e si passa una mano tra i ricci neri, sa benissimo di potercela fare. Anzi, può fare di più.

-Alzo la posta in gioco.
Si fruga nelle tasche dei pantaloni finché non tira fuori una bustina contenente cinque o sei pastiglie. Isaac Price gli prende ridendo quello che ha in mano, perdendo per qualche secondo l'equilibrio.
-La metto io, così sappiamo che non bari.
Il gruppo radunato al tavolo si allarga. Ezra sente solo qualcuno urlare che sta iniziando il divertimento, ma non capisce da dove venga la voce. Annuisce alle parole del suo migliore amico.
-Una a testa. Il primo che vomita paga cento dollari.
Isola completamente tutto quello che non riguarda la scommessa: esistono solo lui, Isaac e i bicchieri di vodka in cui hanno sciolto le due pastiglie di Molly. Sente un ragazzo accanto a lui urlargli di bere in fretta, ma Ezra fissa il bicchiere riempito di quel liquido incolore e per un attimo la stanza gira tutta attorno a lui, lasciandogli una sgradevole sensazione di nausea.
-Mh, E, se lo bevi dopo ti dò un bacio.- È un sussurro al suo orecchio, la ragazzina bruna accanto a lui gli fa l'occhiolino. Ezra le sorride e prende il bicchiere. Non può deludere una bella ragazza, no? Non può neanche perdere cento dollari come se niente fosse.
Isaac lo guarda con un sorriso, sembra più ubriaco di chiunque nella stanza, ma a nessuno interessa. La scommessa è partita da lui.

-Al mio tre, E.- urla, iniziando a contare.
Al tre, entrambi buttano giù il miscuglio, poi lanciano i bicchieri di plastica a terra, ridendo ancora. Ezra sente un secondo applauso che sembra provenire da tutte le direzioni, ha un sorriso stampato in faccia e si abbassa immediatamente per ricevere la ricompensa dalla ragazzina. Lei se lo tira contro prendendolo dalla cintura e gli regala un lungo bacio davanti alla piccola folla raccolta nella cucina della villa, accompagnato da fischi. Ezra la sente stringersi a lui, desiderosa di un maggiore contatto, ma quel bel corpo non gli fa nessun effetto, la bacia perché sente che in quel momento non vorrebbe fare nient'altro. Si allontana solo quando sente qualcuno prendergli la spalla e strattonarlo indietro. Non riesce a distinguere le forme, la musica alta gli impedisce di pensare, ha la vista appannata come se la stanza fosse piena di fumo e tutto attorno a lui, inspiegabilmente, gira come una trottola.
Sente le mani di Isaac toccargli le guance e scuoterlo.
-Ezra, mi senti?
Annuisce, senza riuscire a smettere di sorridere e grida per farsi sentire sopra il rumore della musica.
-Mi ha baciato, non hai visto?
-Chi?
-La tipa... - non finisce la frase, gli sembra una cosa così stupida di cui parlare.
Isaac lo guarda negli occhi qualche secondo, come se fosse confuso, prima di piegarsi in due e rigettare sul pavimento e sulla camicia di Ezra tutto l'alcol bevuto durante la festa. La ragazza indietreggia subito di qualche passo.
-Che schifo, cazzo! Sul mio pavimento! - urla attirando l'attenzione di tutti.
Ezra comincia a ridere appena vede il suo migliore amico cadere in ginocchio con le lacrime agli occhi e il respiro affannato. Non può non ridere, qualsiasi cosa è divertente in quel momento.
-Mi devi cento dollari.
Si avvicina immediatamente un ragazzo, alto e vestito di nero, che prende Isaac da un braccio e lo aiuta ad alzarsi. Ezra lo riconosce subito, nonostante non riesca a mettere bene a fuoco le figure.
-Nat, ricordagli che mi deve i soldi domani mattina.
-Cazzo Ezra, pensi solo a quello? Quanto hai bevuto?
Nathan Harvey gli tira uno schiaffo in pieno volto, senza aspettare una risposta. Sono amici fin dal primo anno di scuola elementare, lui, Nathan e Isaac. Isaac è sempre stato quello che vomita alle feste, è il suo ruolo. Ezra neanche lo sente il dolore dello schiaffo, l'unica cosa che prova è un'immensa euforia mista a una strana agitazione che gli fa martellare il cuore nel petto.
-Non ho bevuto molto, non preoccuparti, sto benissimo.
-Sei uno stronzo - Nathan gli passa davanti sostenendo Isaac con un braccio - dovete smetterla con queste cazzate, finirete per ammazzarvi.

Ezra non risponde. Non lo ha ascoltato, in realtà. Guarda l'orologio, che segna la mezzanotte. Nathan e Isaac sono già scomparsi tra la gente, probabilmente l'avrà portato in bagno o a stendersi sul divano. La ragazza gli prende la mano.
-Andiamo in camera mia, ti dò qualcosa per cambiarti.
Annuisce e la segue, ha le mani calde e le unghie troppo lunghe. Lo porta in una stanza al piano di sopra e gli indica il letto al centro di essa. Ezra si siede sulle coperte bianche.
-Mi dispiace per averti rovinato la festa.
Non sa perché l'abbia detto, non si sente in colpa, ma sentiva che fosse la cosa giusta da dire.
-Oh, non preoccuparti, è stato veramente divertente.
-Il bacio?
-Il bacio.
La porta chiusa impedisce alla musica di essere troppo forte e la trasforma in un bel sottofondo. Ezra guarda la ragazzina, bassa, castana, dalle labbra grandi e grossi orecchini dorati. Cerca di ricordarsi il suo nome ma non riesce a trovarne uno che le stia bene. La guarda frugare in un armadio e tirare fuori una felpa viola.
-Ho solo questa.
Gliela porge timidamente, quasi a scusarsi per il colore.
-Che bella, grazie.
Ezra si sbottona la camicia e la butta per terra, rivelando la pelle chiara e i muscoli appena accennati. Si sente lo sguardo di lei addosso e non gli dispiace più di tanto, almeno è carina. Martha, ecco. Deve essere il suo nome, le sta proprio bene.

-Non hai rovinato niente, comunque. - Martha Whitlow gli regala un bellissimo sorriso e si siede accanto a lui.
-Non sei come il mio ex, d'altronde.
-Il tuo ex?
-Lui... - la sente indugiare, forse perché non sa come spiegare la situazione, o forse perché ha paura di apparire troppo superficiale. Tossisce, ha già perso qualsiasi interesse per la conversazione.
-Lui mi rendeva la vita un inferno.
-Mi dispiace.
Si guarda le mani. Si è ricordato che deve essere da tutt'altra parte tra poco.
-Sono cose che capitano. Come ti senti ora?
-Sto benissimo. - mente mentre si alza da quelle coperte immacolate. Tutto in quella stanza lo mette a disagio, a partire dalla palese tensione che si è creata tra di loro.
-Devo andare, uh. Ho un'altra festa.
Martha alza lo sguardo e mostra tutta la sua delusione a quelle parole, senza neanche provare a nasconderla.
-Ti riporto la felpa a scuola, piccola, grazie ancora.
Esce senza salutarla propriamente e appena fuori dalla porta si accende una sigaretta. Tanto la casa è ormai piena di fumo. Scende le scale passando tra la gente seduta, impegnandosi per non inciampare, canticchiando a ritmo di musica.

Sul divano Isaac e Nathan dormono abbracciati, nonostante la musica ancora altissima. Ezra passando accanto a loro accarezza i capelli di entrambi. È routine, che la mattina si sveglino insieme senza di lui, nonostante vadano ad ogni festa insieme. Esce dalla villa senza salutare nessuno, ha un solo obiettivo in testa: Desirée.
Aspetta ogni settimana il loro appuntamento perché possa vederla, nonostante per lei non provi niente, la sola vista di quella ragazza gli porta una completa tranquillità. Ezra non lo chiama amore.
Euforico, prende le chiavi della macchina e si mette al volante. Vede la strada ondeggiare come se avesse vita propria e scoppia a ridere. Può benissimo guidare anche in quelle condizioni, anzi, la cosa è solo più divertente.
Mette in moto e accende la radio, mettendola al massimo del volume. Sbatte le palpebre con forza per tre volte, per riacquistare padronanza di sé e della propria vista, prima di imboccare la strada. La Mustang bianca che guida è di sua madre e ha promesso che l'avrebbe portata indietro senza neanche un graffio.

Neanche mezz'ora dopo parcheggia sgommando davanti alla stazione dove lavora Cal Newell e scende dall'auto. Non sa come abbia fatto ad arrivare, il viaggio intero gli è sembrato un sogno, sia per le strade deserte, sia perché non riesce a ragionare con chiarezza. Si sistema la felpa e si volta a controllare che sia tutto in ordine, ma sente una voce bassa e roca chiamarlo.
-Ezra, muovi il culo e vieni dentro!
È Dean Reed, il migliore amico di Desirée.
-Non rompere i coglioni. - sussurra. Riesce a malapena a reggersi in piedi.
Si accende una seconda sigaretta mentre si dirige verso la porta del locale. Una testa piena di ricci neri e lunghi spunta da dietro la porta semi aperta e un leggero sorriso si dipinge sulle labbra di Ezra.
-Finalmente, stavamo aspettando solo te.
-Ciao Des.

Ed Ezra sente di essere finalmente tornato a casa.

𝐀𝐏𝐎𝐋𝐎𝐆𝐈𝐀 𝐃𝐄𝐋𝐋𝐄 𝐂𝐀𝐔𝐒𝐄 𝐏𝐄𝐑𝐒𝐄Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora