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33 - Exolvuntur temporis (2° parte).

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La nostra memoria è un mondo più perfetto dell'Universo; anche quando crediamo di averli cancellati per sempre, i ricordi avranno la meglio, riuscendo a sopraffare la realtà quotidiana come una macchina del tempo.
Bell'affare, il tempo, se ne va sempre a caccia di attimi e non ti rendi conto di far parte del suo ciclo fin quando non te lo ritrovi passare davanti ai tuoi occhi.
Lei lo capiva bene ora che lo vedeva scorrere avanti a sé come un puzzle che ritrova i suoi pezzi mancanti. Lo ricordava perché lo aveva visto. Non lo aveva vissuto, non ancora, no, ma lo aveva visto. Peter glielo aveva mostrato quando erano finiti in quel collegamento tra le loro menti, insieme ai ricordi della sua storia. Le aveva mostrato come aveva vissuto la sua vita da cavia e come un paio di anni dopo quella bambina dal numero Undici tatuato sul polso lo aveva scaraventato attraverso lo specchio. Le aveva infine mostrato anche quello, prima che i ricordi sbiadissero come sabbia tra le dita.
La scena era proprio come ricordava di averla vista nella mente di Peter, con lui che arrivava lì imbrattato di sangue che osservava smarrito il suo riflesso innaturale nello specchio.
Ma non aveva senso, no? Peter era sempre stato lì con lei, o almeno lo era fino a poco tempo prima. Era con lei quando fecero l'amore, ed era con lei anche quando il mondo sembrò capovolgersi. Lui quel momento lo aveva già vissuto mesi prima, anche se sembrava proprio che in realtà stesse per succedere forse per la prima volta solo in quel momento. Ma come avrebbe potuto avere senso se Peter era arrivato lì mesi fa? Come poteva star succedendo tutto solo allora se lei si trovava nel laboratorio a causa sua?

Vedeva quella scena da spettatore esterno, un intruso in un mondo che invece non era scritto per lei.

Eppure il ricordo era così vivido, quasi come se lo avesse vissuto ancor prima di esistere.
Prese un respiro profondo, ormai sentiva l'aria soddisfarla sempre meno, mentre un dolore alla testa andava accompagnando i sensi di spossatezza che la invasero quasi istantaneamente. Qualsiasi cosa quel 001 dall'aspetto incorporeo le avesse fatto, si sentiva tremendamente stanca e fuori di sé, come se a controllarla fosse qualcun altro.
Infatti non riconobbe nessuna delle azioni che avvennero da quel momento in poi, fu come se queste fossero già state scritte da qualcuno al di sopra di lei, e che lei non fosse altro che una sua emissaria.

Migliaia di immagini le passarono davanti agli occhi, non sapeva come comportarsi, ma fu come se in un lampo fu invasa da qualcosa di più grande di ogni altra cosa.
Vide una città, forse Hawkins, divisa come da un terremoto, e poi vide la morte, la disperazione. Ciò che vide aveva l'aspetto di un comunissimo temporale, ma sembrava che avesse visto l'inferno. Non sapeva come, ma sentiva che lei c'entrasse qualcosa, e così come lei anche Peter. Doveva impedirlo, qualsiasi cosa fosse, ad ogni costo. Corse dentro la stanza incontro al giovane che la guardò quasi ammaliato.
«Corri, presto!» lei gli corse incontro. Era bella come la morte.
Si rese conto solo in quel momento di star sanguinando. Aveva una grossa ferita all'addome che si teneva stretto con le mani per impedire l'emorragia.
«Che cosa significa?» chiese lui, afferrandola per le braccia evitando che cadesse per terra, sfinita. La giovane ansimò, faticando nel prendere fiato.
«Non c'è tempo per spiegare, corri» le parole le uscirono fuori come un sussurro, e poi tutto attorno si spense.

3

Gli occhi di Peter sembravano instabili dinanzi a quella figura che andava perdendo pezzi di carne come un animale che fa la muta. Penetravano dentro quelli di lui intenti a scavare a fondo, e per quanto per lui fosse difficile provare anche un minimo senso di empatia alla pari del resto dei comuni esseri umani tanto simili quanto diversi da lui, vedeva qualcosa che mai avrebbe visto in nessun altro. Più lo fissava, più sentiva di scavare a fondo negli angoli più reconditi di sé stesso.
«Devi darmi una spiegazione» disse Peter girando intorno a quella figura che seguiva il suo passo. L'uomo aveva ormai poco e niente in comune con il ragazzo. Quasi tutti i suoi capelli erano caduti o andati carbonizzati, mentre la pelle che non si inceneriva si raggrinziva e trasformava in bolle colme di sangue e di un liquido trasparente dovuto ad un'intensa ustione. «Perché sei tornato? Credevo che privarmi di tutto una volta ti fosse bastato» le sue labbra tremarono leggermente mentre li fissava senza distogliere lo sguardo per un attimo.
«Devi riunirti a me» disse, la voce roca echeggiava nella stanza causando delle scosse. Lo guardò quasi esitante, come se provasse pena o compassione, per poi inclinare la testa verso destra e curvare quel poco che gli rimaneva delle sopracciglia. «Io non ti ho privato di niente» aguzzò gli occhi.
«Oh, no, non provare ad ingannare me» gli rivolse uno sguardo feroce, sentendo gli occhi fuori dalle orbite. Avanzò a passo fermo, impuntandosi a pochi centimetri da quell'essere mostruoso. Tutti i vestiti bianchi avevano assorbito il color nerastro del sangue lasciando ora scoprire ulteriori scottature e venature del tutto fuori dal normale.
«So cosa vuoi fare. Non sfidarmi» lo minacciò, alzando leggermente il mento.
Peter soffiò rabbia dal naso, stringendo i pugni. Si sentiva completamente fuori di sé, ma allo stesso modo anche colmo di tutto ciò di cui aveva bisogno. La sua forza era tornata, e con essa anche la ragione e uno scopo diverso dalla vendetta che lo aveva alimentato fino a poco tempo prima.
«Tu non sai un bel niente» disse a denti stretti «Non ti conviene sfidarmi» lo fissò intensamente senza muovere un muscolo. L'essere fu scaraventato contro la parete alle sue spalle in meno di un secondo. Del sangue iniziò a scorrere dal naso di Peter, che guardava soddisfatto verso la direzione in cui aveva aggredito quello che si spacciava per lui. Un ghigno si formò sul so viso, soddisfatto di essere finalmente riuscito a diventare padrone di ciò che gli spettava.
Tra le macerie e la polvere che si innalzò l'uomo si spinse in piedi, facendo tremare l'intera stanza. Emise un suono simile ad un grugnito animale e si spinse la testa da un lato a un altro, come a sistemare le ossa.
«Non ho intenzione di farti del male» grugnì, cercando di muoversi in avanti. Peter rise soddisfatto, scaraventandolo dalla parte opposta della stanza con il solo pensiero. Lui mugugnò qualcosa di incomprensibile e quando cercò di rimettersi in piedi il giovane lo costrinse nuovamente a terra, da un angolo a un altro. «Ma non mi lasci altra scelta, Henry» allungò il braccio verso Peter, mostrando il palmo della mano carbonizzato. In meno di un secondo Peter fu scaraventato contro la parete, lasciandolo quasi privo di sensi. Era ancora debole dalla condivisione dei poteri con Tammy. «Non mi lasci altra scelta che strapparti via l'unica cosa a cui tieni» avanzò a passi pesanti verso la porta, scavalcando il giovane inerme sul pavimento, per poi attraversarne la soglia ed allontanarsi lungo il corridoio buio.

Under 001 - Stranger ThingsLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora