30 - Posso cambiarti

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Tammy sedeva immersa nella vasca da bagno dando le spalle alla porta. Vagava con i pensieri dai ricordi di quando aveva messo piede nel laboratorio al ricordo della stanza gremita di gente morta. Era difficile mantenere la calma, ma lei se ne stava lì, con le gambe stretta al petto, a fissare il vuoto.
Peter entrò in silenzio, spogliandosi per poi immergersi anche lui nella vasca, dandole le spalle. La giovane si spinse leggermente indietro, in modo che si potessero trovare schiena contro schiena. Poteva sentire il respiro del giovane attraverso la sua gabbia toracica.
«Cosa è successo là dentro, Peter?» chiese lei, con un tono di voce incerto ed instabile. Lui sospirò, alzando lo sguardo verso l'alto. Un tetto completamente bianco come le pareti li sovrastava e li separava dal cielo azzurro del meridione.
«Non sei stata tu» disse, con una voce dolce come mai l'aveva avuta. «Sono stati i tuoi poteri. È normale che tu non sia in grado di controllarli» sentì una fitta al cuore pronunciando quell'aggettivo. Tuoi... ma in realtà erano suoi per diritto, no? Aveva faticato così tanto per riaverli con sé, e ne era stato così possessivo, perché adesso si perdeva con le parole?
«Sono un mostro» disse lei. Non stava più piangendo, teneva lo sguardo perso nel vuoto. 001 prese un respiro profondo e si voltò, afferrandola da dietro. Le diede istintivamente un abbraccio, lasciandole un bacio sul collo prima di spingerla a voltarsi a sua volta per guardarlo dritto negli occhi.
Se si stava camuffando per l'ennesima volta come un angelo, oh, lo stava facendo veramente bene.
«Non sei tu il mostro» sono io, pensò, tu non hai fatto altro che liberare la bestia. «Loro hanno bisogno di uscire fuori, di avere il controllo» le afferrò le mani, incrociandole tra le sue fuori dall'acqua.
«Non credo siano loro» sussurrò, guardandolo dritto negli occhi di ghiaccio. «Tu non sai molto di me, non sai ciò che ho fatto, ciò che ho pensato» una lacrima riuscì a perforare la barriera che si era costruita, scivolando lungo la sua guancia umida. Lui le accennò un sorriso intenerito, avvicinando le labbra alle sue mani per darvi sopra un bacio, poi alzò lo sguardo verso di lei, ad un centimetro dal suo viso.
«So più di quanto tu sappia» le sussurrò dolcemente, sorridendo «E so meglio di te che tu non sei un mostro» le diede un bacio sulla guancia, soffermandosi per qualche secondo a quella vicinanza che sentiva tanto necessaria.
La giovane abbassò lo sguardo, mordendosi le labbra. Forse era vero, forse non era un mostro, ma se 001 la stava manipolando per convincerla a donarle i suoi legittimi poteri allora ci stava riuscendo alla grande. Forse sarebbe stato anche in grado di persuaderla a morire per donargli tutta se stessa.
«Voglio mostrarti una cosa» disse lei, alzando finalmente lo sguardo. «Non so quanto possa servire, ma quando abbiamo avuto quell'appuntamento-» rise, arrossendo per il sentirsi tanto sciocca. «mi dicesti che volevi conoscermi meglio. Perciò voglio mostrarti un posto. Non ti parlerà di me, certo... però forse potrebbe rispondere alla tua domanda» si morse il labbro. Peter la guardò confuso, ma quando la giovane gli strinse la mano capì che lei era capace di fare proprio ciò di cui era capace lui.
Davanti ai suoi occhi vide un cielo stellato, delle montagne e un grande prato verde ai suoi piedi. Si trovava su una collina, ed era proprio la stessa che aveva immaginato per il loro appuntamento.
«Venivo qui spesso da ragazzina, era un ricordo che credevo di aver perduto» la sua voce rimbombò nella sua testa. Lei non era lì presente. Era come se l'intero ambiente fosse lei. «Mi piaceva stare da sola, mi sentivo incompresa da tutti. Non erano solo i miei genitori, ma lo erano anche i miei compagni di scuola o addirittura anche la gente che vedevo per strada. Non mi sentivo pronta per il mondo, mi sentivo come un tassello sbagliato, fuori posto... Venivo spesso qui perché era l'unico posto in cui mi sentivo al sicuro, era come se trasmettesse qualcosa di strano, inesistente altrove. Non so perché ma il mio cervello l'aveva completamente rimosso, ma invece adesso lo ricordo bene; l'ho riconosciuto quando ci siamo stati insieme» l'immagine sparì e Peter vide nuovamente Tammy nella vasca da bagno davanti a sé. Ormai quasi tutte le bollicine erano scomparse e la giovane era semplicemente coperta dalle gambe che teneva strette contro il petto, ma lui aveva occhi solo per il suo viso, per quegli occhi da volpe. Qualcosa dentro di lui si spezzò, non ne capì il motivo, ma si sentì quasi mancare. Qualcosa dentro di sé era morto e qualcos'altro era rinato.
Grazie a lei era stato in grado di annientare la bestia, di liberare la sua anima tormentata da anni. Ormai era più un umano che un parassita.
Lei lo aveva liberato. Forse non ne se sarebbe mai resa conto, ma era così.
Quando lui scelse quel luogo per l'appuntamento lo fece perché sentiva che avesse una forza di attrazione a sé, e dopotutto aveva pure ragione.
Strinse la labbra, avvicinandosi alla giovane. Aveva sempre amato il suo profumo, ma in quel momento era come sentirlo per la prima volta. Ogni cosa era come la prima volta; pura.
Delle lacrime bagnarono il suo viso, per la prima volta nella sua vita si sentiva libero.
Era pronto a rinunciare a tutto per lei.
«Voglio che li tenga tu» le disse, tenendola stretta tra le sue braccia. La giovane capì subito di ciò di cui stava parlando, ma non riuscì a capacitarsene. Dopo tutto quello che le aveva fatto per averli si permetteva a rinunciarci?
«Non li voglio» disse, quasi arrabbiata. Lo spinse indietro, in modo da guardarlo ad una debita distanza. «Sono tuoi, non mi appartengono» disse, sentendo delle strane sensazioni mai provate. Forse odio, rabbia? Non erano sane, non erano da lei. Erano quasi inumane.
«Io non voglio farti mai più del male» cercò di afferrarle le mani, ma lei si ritrasse.
«Mi farai del male lasciandoli a me! Non voglio essere un mostro!» uno strano luccichio rosso nacque negli occhi color nocciola della ragazza, e Peter giurò di vedere all'interno il suo stesso riflesso.
001 non sapeva cosa fare. Era pronto a rinunciare alla forza per la debolezza dell'amore, e se ne rendeva conto pure lui.
Ma le cose erano solo due: lasciare che Tammy padroneggiasse i poteri, o ucciderla per riaverli.
«Morirai» le disse, assumendo un'espressione del tutto cupa. I suoi occhi spruzzavano veleno, ma questa volta era per se stesso. «Se li prendo morirai, risucchierò tutta la vita che c'è in te» Lei esitò prima di parlare. Si morse un labbro alzando gli occhi al cielo. Si passò le mani tra i capelli bagnati distendendo le gambe. Nonostante fosse completamente nuda sotto lo sguardo penetrante di Peter, lui non osava guardarla. Diversamente dalle altre volte, lo riteneva quasi come una mancanza di rispetto, nonostante per lei non potesse che essere più diverso da così.
«Allora prendine una metà» disse. Credette quasi che Peter si sarebbe aspettato che lei si consegnasse completamente, ed era lo stesso che avrebbe pensato anche lei. Fu infatti una sorpresa l'aver risposto in quel modo. Era sicura di essere talmente tanto soggiogata da potergli dire di prenderla, di ucciderla.
«Cosa?» chiese lui. Aveva capito, ma la sua mente faticava a metabolizzare. Non era sicuro che fosse possibile. «Non credo funzioni così» disse. Ma lui conosceva solo i modi macabri, solo i metodi che includevano torture e modalità mortali. Lei invece conosceva qualcosa in più, l'amore, e ora che era lei ad averne il controllo, sarebbe stato possibile. Presto lo capì anche 001.
«Se succederà qualcosa ci riprenderemo»
«Insieme» dissero all'unisono.
La giovane non distolse nemmeno per un secondo lo sguardo dagli occhi cerulei di Peter, accennando un piccolo sorriso.
«Così potremo cambiare questo mondo, proprio come volevi farlo tu»

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