Abbiamo aggiornato le nostre Linee Guida sul Contenuto.
Consulta le linee guida più recenti per continuare a condividere storie in sicurezza.

26 - Oltre le intemperie

422 32 9
                                        

Peter rimase fermò, con la mano poggiata sulla nuca di Tammy, ad un centimetro dal suo naso, ad osservarla come fosse un'opera d'arte. Era davvero bella. Lo aveva pensato dal primo momento in cui l'aveva vista, ma allora per lui non era altro che una via d'uscita, non altro che un involucro di carne, non altro che un'incubatrice per quella che sarebbe presto nata come la sua forza. In quel momento invece i suoi occhi vedevano oltre il suo scopo. La trovava bella, e non solo da vedere, ma per davvero. Odiava doversi sentire così legato a lei; più cercava di respingerla, più finiva per avvicinarsi.
«Sarò pure il tuo 'modo', ma credo proprio che tu abbia fallito» la giovane si dimenò dalla presa, soffiando con rabbia sulle labbra di 001, rimanendo comunque ferma e a poca distanza da lui. Per quanto lo disprezzasse, non le dispiaceva che i loro corpi si scontrassero in quel modo. Cercava di contrastarlo, ma quello che era successo era successo, e non riusciva a cancellare le emozioni che erano nate quando i loro corpi si erano fusi in un unico tocco.
«Non è ancora finita» gli occhi di lui erano incandescenti ed iniettati di sangue mentre un ghigno crudele si faceva largo sul suo volto pallido. Le sfiorò una guancia con una carezza, facendo poi sprofondare le dita tra i suoi capelli scuri.
Le si avvicinò ancor di più, poggiando la fronte alla sua. I loro respiri sembrarono fondersi in uno solo.
Nessuno dei due avrebbe resistito più di tanto. Per quanto cercassero di respingere le loro emozioni, per quanto cercassero di dimostrarsi freddi, avidi o senza cuore, erano legati l'un l'altra da un filo invisibile. Per quanto affilate fossero le loro parole, niente sarebbe riuscito a tagliarlo. Erano condannati l'uno all'altra.
«Bene» Tammy sospirò, spingendolo via. Lo fissò impietrita per qualche istante, sbuffando. «Non so più cosa pensare» si passò le mani sul viso, tirando poi indietro i capelli ed alzando gli occhi al cielo. Intorno a loro era ancora tutto nero. «Io... Tutto quello che mi hai detto è un'assurdità, e più ci penso più mi sento un'idiota a crederti. Però poi penso che la realtà è strana, che da un cazzo di laboratorio sono finita in questo posto che non ho ancora capito che cavolo sia-» prese un respiro profondo, sentendosi mancare l'aria dalla frustrazione «Io non so a cosa credere».
Peter le si avvicinò con calma, afferrandole una mano. La guardò incerto, per vedere come avrebbe reagito a quel tocco.
«Non voglio costringerti a credermi, ma non avrei avuto motivo di spaventarti se non avessi voluto dirti la verità» le mostrò uno strano sorriso, difficile da decifrare se fosse gentile o meno.
La ragazza sgranò gli occhi, soffocando una risata infastidita.
«Non mi hai spaventata» disse con fermezza. Se prima di allora aveva avuto paura di quello strano individuo nonostante lo credesse un angelo, in quel momento lo vide per ciò che era per davvero. Si era resa conto che di un angelo aveva solo l'aspetto, niente di più, ma ora che lo vedeva in tutta la sua malvagità non lo temeva più. Non era tanto diversa da lui ormai.
Lui sembrò quasi ignorarla, riprendendo a parlare come se lei non lo avesse interrotto.
«Avrei potuto continuare a recitare la parte del buono se avessi voluto continuare a mentirti, a manipolarti» resistette a stento alla tentazione di allungare la mano sul viso di lei, per accarezzare la sua pelle candida. Era un gesto semplice, ma sentirla al tatto era diventata una droga. Aveva bisogno di sentirla per non perdere il controllo, per non finire per il farle del male. Nonostante fosse bravo a controllarlo, certe volte ne perdeva la forza, e lei lo aveva visto bene. Non poteva farci nulla, ma era come se la sua mente fosse corrotta dal dolore, e per quanto cercasse di contrastarlo, spesso questo dolore prendeva il sopravvento e finiva per affondare anche gli altri.
«Non fai altro che recitare parti che non ti si addicono, buone o cattive che siano, come se queste potessero farmi credere che smetterai mai di manipolarmi» non seppe che le prese, ma si sentì quasi più infastidita da questa mancanza di rispetto che da tutto il resto. «Smettila di nasconderti da me» sentì di non poter più resistere. Più lo guardava, più pendeva dalle sue labbra.
Quando Peter notò il bagliore negli occhi della ragazza le si avvicinò, trovandolo un pretesto perfetto. Era davvero così facile farla riavvicinare dopo tutto quello che le aveva fatto e dopo tutto quello che le aveva mostrato? Se lui era tossico, forse lei lo era ancora di più.
Fece scivolare una mano lungo la schiena di lei, disegnando dei cerchi sulla pelle scoperta sotto la maglietta, per poi afferrarla per i fianchi in modo da fare scontrare i loro corpi. Avvicinò il viso a quello di lei, affondando le labbra nell'incavatura del suo collo, lasciandole una scia di baci. Tammy ansimò, poggiando le mani sul petto di Peter, spingendolo via con forza, ma lui aumentò la presa sui suoi fianchi, sprofondando le dita nella sua carne.
«No» disse lei con fermezza, insistendo. Il ragazzo respirò affannosamente, lasciandola andare. I loro occhi si incontrarono rabbiosi e desiderosi, ma l'orgoglio era troppo grande.
La ragazza sospirò, passandosi una mano tra i capelli. «Non voglio avere più niente a che fare con te» i suoi occhi divennero lucidi, ma si voltò ancora prima che il giovane potesse vedere delle lacrime amare segnarle le guance rosee. L'ambiente che fino a qualche secondo prima era immerso nell'oscurità si trasformò in un grande giardino avvolto dal cielo di una notte stellata.
Tammy prese a camminare senza una meta precisa, ma non aveva importanza. Voleva semplicemente allontanarsi il più possibile, ma la verità era che ciò da cui voleva sfuggire non era altro che dentro di lei, e quello non l'avrebbe mai abbandonata.

Non seppe quanto tempo di preciso trascorse seduta su quel colle ad osservare le stelle come se fossero vere, ma le parve quasi un'eternità. Più tempo passava, più si sentiva tormentata.
«Posso?» Peter avanzò lentamente verso di lei, la quale era seduta in direzione del dirupo dandogli le spalle. Non rispose, ma rimase immobile ad osservare il cielo. Il ragazzo sospirò e si sedette al suo fianco, alzando anche lui gli occhi verso l'alto. «Mi dispiace, per tutto» sospirò.
La giovane sentì lo sguardo pungente di lui sul suo corpo, ma non distolse gli occhi dal cielo neppure per un istante proprio perché voleva evitare quelle iridi gelide in grado di congelarla e renderla inerme con un solo sguardo.
«Non serve che ti finga gentile. Siamo bloccati qui, no? Se mai riusciremo ad uscirne so già quello che vuoi da me. Non hai alcun motivo di fingere ancora» la sua voce era ferma e pacata. Aveva passato le ultime ore a pensarci su, ed ormai aveva attivato il suo meccanismo di difesa più comune; l'apatia.
«Non sto fingendo» poggiò la mano sul suo ginocchio, stringendolo. Tammy continuava a guardare avanti a sé, seppur con difficoltà. «Hai ragione, ti ho usata e ti ho mentito per tutto questo tempo.» avrebbe tanto voluto dirle ciò per cui era venuto, ma era difficile lottare contro sé stesso. Quel briciolo di umanità che aveva ripreso a vivere nel momento in cui conobbe lei stava sopravvivendo a fatica. Dentro era solo marciume, apatia e freddezza, non c'era spazio per un'anima dentro di lui. Quella sostanza andava crescendo sempre di più e non riusciva più a capire da chi doveva farsi guidare. Quella lotta interiore lo stava uccidendo poco alla volta. «Ma come hai detto tu, non sappiamo quanto tempo resteremo bloccati qui. Forse dovremmo rimediare tutto» un forte dolore iniziò a pulsare nel suo petto, ma cercò di contrastarlo con tutte le sue forze. «Come un appuntamento» qualcosa dentro di sé si spezzò, e come una lama affilata squarciò le sue interiora.
Tammy si voltò a guardarlo solo in quel momento, sgranando gli occhi. Strinse le labbra e soffocò una leggera risata nervosa.
«Un appuntamento?» chiese, quasi con fare di scherno. Le sue guance si tinsero di un dolce colorito roseo visibile a stento sotto la flebile luce delle stelle e della luna.
«Per conoscerci meglio» tossì «sai, oltre le intemperie»
«Oltre le intemperie» ripeté lei, visibilmente divertita.
«Già» Uno sorrise, nascondendo il dolore lancinante che si stava propagando in tutto il suo corpo per aver assecondato quel parassita.
La giovane alzò gli occhi al cielo, sbuffando.
«Beh, non potrebbe andare peggio di così, quindi non vedo perché no»

Under 001 - Stranger ThingsLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora