Quando Percy passò accanto a Grover avvertendolo di fare i bagagli per l'imminente partenza, il ragazzo era rimasto sorpreso. Aveva appena ucciso un'Arpia che aveva provato a staccargli il collo, il flauto di Pan era ancora nelle sue mani e le piante che lui stesso aveva fatto spuntare ai suoi piedi dal terreno per incastrare le zampe dei mostri erano ancora lì, ferme e immobili.
Grover era stanco ed esausto, gli facevano male le braccia, aveva la gola irritata per aver suonato tanto e le energie gli erano state rubate dall'incantesimo che aveva fatto, ma si reggeva comunque in piedi.
Aveva perso di vista Juniper nella foga della battaglia, era a malapena consapevole di ciò che la ragazza gli aveva detto prima di correre via, così come era stato a malapena consapevole dell'attacco che avevano avuto.
Si diresse disorientato verso la sua cabina, passando accanto ad alcuni semidei che, frastornati quanto lui, davano una ripulita e una sistemata al campo. L'attacco era avvenuto alle tre e mezza di quella mattina, a notte fonda, adesso invece le luci dell'alba stavano leggermente scolorendo il cielo. Il campo era completamente silenzioso, come se non ci fosse stato nessun attacco, ogni traccia degli urli agghiaccianti delle Arpie erano scomparsi, gli ultimi residui della battaglia giacevano per terra.
Le Arpie avevano distrutto la maggior parte delle cose, schiantandosi contro alberi, cabine e qualsiasi cosa potesse rompersi; fortunatamente la sua casa era rimasta intatta, priva di graffi o altri segni del passaggio dei mostri.
Si precipitò dentro in fretta, raccattò le sue cose più importanti e le mise in uno zaino logoro. Le orecchie gli fischiavano, la testa gli girava. Uscì fuori di corsa e...
:-Grover!-: Juniper era difronte a lui con uno sguardo sconvolto e gli gettò le braccia al petto senza lasciarlo respirare. Stava tremando, Grover percepì il suo cuore battere forte contro il suo petto e il respiro farsi irregolare come se stesse singhiozzando. La strinse a sé.
:-ehi, stai bene?-: le chiese spostandosi leggermente per osservarla in volto. Il viso era percorso da un graffio lungo e insanguinato, sul corpo aveva un po' di tagli, graffi e lividi, i suoi capelli erano scompigliati, gli occhi lo scrutavano con preoccupazione.
:-mi hai fatto preoccupare!-: protestò lei tirandogli un pungetto sul braccio con veemenza :-credo...credevo che...-: sospirò e gli gettò di nuovo le braccia al collo. Grover la strinse ancora. Rimasero così per un po' di tempo, Grover ispirò il buon profumo che emanavano i suoi capelli, le passò una mano sulla schiena, si godette quel momento.
Quando si allontanarono erano entrambi più tranquilli e rilassati, presero un bel respiro e raggiunsero gli altri.
Lungo il tragitto verso l'entrata del campo e il vello d'oro s'imbattterono nella furia di Clarisse: la ragazza stava sbraitando contro un paio di ragazzi della sua casa, inveendo nella loro direzione con un dito puntato contro il petto; ad osservare la scena c'era Giasone in compagnia di Perseo, i quali stavano scrutando la scena con uno sguardo tra il confuso e il divertito.
Poco più in là, Agenore si stava dirigendo verso il pino con affianco Medea. I due non parlavano, stanchi e malconci, ma camminavano l'uno affianco all'altro con sguardo serio. Quando Grover lo vide arrivare istintivamente prese la mano di Juniper e la strinse e a sé: non si scordava come l'aveva presa e baciata nella Sala delle Riunioni della Casa Grande, non dimenticava di quella scena stampata nella sua mente, della rabbia che gli era salita in petto, il suo respiro che si era mozzato, i loro corpi uniti... Grover voleva ancora tirargli un pugno, prenderlo a mazzate e farlo tornare negli Inferi da dove era andato via e il fatto che dovesse partire con loro in missione...la cosa non gli scendeva proprio e, se avesse potuto, avrebbe preferito tenere i due il più possibile distanti.
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𝓘𝓵 𝓯𝓪𝓽𝓸 𝓭𝓮𝓲 𝓯𝓾𝓸𝓬𝓱𝓲 𝓲𝓶𝓶𝓸𝓻𝓽𝓪𝓵𝓲 𝓭𝓲 𝓞𝓵𝓲𝓶𝓹𝓪-𝓟𝓙
FanfictionLa vita e la morte sono governate da un equilibrio precario, separati da un filo indistruttibile ceduto nelle mani delle Parche. Quando viene tagliato, tutto ciò che ti è materia ti abbandona, l'amore ti abbandona, la vita ti abbandona. Ma se ad un...
