XI.

45 3 0
                                        






La giornata era passata in fretta, cercando nell'armeria e selezionando le armi più letali e difensive insieme a Percy, Annabeth aveva avuto a malapena il tempo di sedersi con calma al padiglione della mensa e mangiare. La sua mente era stata imbrigliata tutto il tempo da possibili scenari futuri riguardanti la missione che stavano per affrontare, la ragazza aveva già ipotizzato come sarebbe andata a finire, i mille modi in cui ne sarebbero usciti illesi o meno, ma da degna figlia di Atena qual era non poteva di certo aspettarsi di mettere a tacere le rotelle del suo cervello e aspettare.

Durante la perlustrazione dell'armeria si era portata dietro i fratelli Stoll: li aveva agguantati dal campo di palla a volo per il colletto della maglia e li aveva trascinati fino al capanno delle armi con il loro disappunto e le loro mille domande.

:-perché dobbiamo venire pure noi?-:

:-cosa c'entriamo in tutto questo?-:

:-come possiamo aiutarti a recuperare delle armi? Non ti basta Percy?-:

La verità era che, seppur figli di Ermes, una parte di Annabeth era convinta che fossero i migliori nella scelta delle armi: erano scaltri e furbi a rubare, le loro mani avevano tastato le tasche di tutti all'interno del campo, ed era sicura che, proprio per questo, le loro mani sarebbero state le migliori nel tastare le armi giuste.

Avevano impiegato metà giornata per recuperare tutto, avevano raccolto una nicchia di armi nell'angolo del capanno, da spade a coltelli, pugnali appuntiti, lance lunghe e sottili, scudi, balestre e archi in legno massiccio. Non sapevano quale fosse il potenziale dei loro nuovi amici dell'oltretomba ma avevano previsto tutto, recuperando anche la più stupida delle armi che sarebbe comunque servita a ferire il nemico, chiunque fosse.

Quando avevano finito gli Stoll, non si sa per quale motivo, sembravano particolarmente allegri, i loro sorrisi si estendevano da un orecchio all'altro mentre dei ghigni divertiti coronavano il loro volto.
Si erano dati il cinque, avevano prontamente infilato le mani nelle tasche ed erano usciti esordendo con :-grazie Beth!-: cosa che non aveva fatto altro che alimentare il sospetto di Annabeth secondo cui i due avessero rubato qualcosa...

Rimasti da soli, Percy e Annabeth uscirono e si diressero direttamente verso le loro cabine. Annabeth non aveva molta fame, perciò saltò molto volentieri la cena, Percy invece sosteneva che dovesse mangiare per tenersi in forza; così erano scesi ad un compromesso: Annabeth avrebbe aspettato Percy in cabina mentre lui andava a recuperare un po' di cibo.

La ragazza sapeva che non avrebbe mangiato comunque una volta che Percy sarebbe rientrato ma il sorriso incoraggiante del ragazzo l'aveva convinta a dir sì. E così aveva aspettato, stesa sulle lenzuola blu ferma ad osservare il computer di Dedalo.

Forse non era stata una buona idea restare in cabina, perché questo aveva dato libero arbitrio ai suoi pensieri. Il centro di tutto ruotava attorno ai fuochi immortali: come poteva essere possibile che non ne avesse mai sentito parlare? Che non ne avesse mai letto? Che non ne fosse a conoscenza?

Aveva cercato in tutti i libri che aveva nella sua libreria, il computer di Dedalo era stato tartassato da pagine aperte e ricerche, aveva letto i libri più antichi e i miti più rari ma nessuno (nessuno!) aveva mai nominato i fuochi immortali. Com'era possibile?

Ad interrompere i suoi pensieri fu Percy che entrò in cabina in quello stesso istante. Aveva un piatto in mano grande quanto un vassoio con del cibo dentro avvolto in un tovagliolo. Sembrava che quella sera al campo avessero deciso di fare un triplo giro di carne, a giudicare dalle varie fettine e bistecche che si trovavano sul piatto; si sentiva anche odore di patate e insalata che aveva subito inondato la stanza non appena il ragazzo era entrato.

𝓘𝓵 𝓯𝓪𝓽𝓸 𝓭𝓮𝓲 𝓯𝓾𝓸𝓬𝓱𝓲 𝓲𝓶𝓶𝓸𝓻𝓽𝓪𝓵𝓲 𝓭𝓲 𝓞𝓵𝓲𝓶𝓹𝓪-𝓟𝓙Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora