XVII.

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:-dovremmo fare rifornimento a Perugia prima di proseguire...i cavalli hanno bisogno di riposo, vero piccolo?!-: Percy accarezzò pensieroso il manto bianco e splendente del pegaso che aveva difronte. Il cavallo credeva si chiamasse Sornyr, un bello stallone bianco che avrebbe fatto invidia perfino a Chirone per il suo manto lucido.

Si erano fermati nei presi di Perugia, a 170 m dalla città, lungo il fiume Tevere. Dopo l'arrivo di Glauce, Ippomene, Atalanta e Telefassa i ragazzi si erano rimessi in carreggiata e avevano volato fino alle coste dell'Italia; si erano dovuti nuovamente fermare per fare rifornimento e per lasciare ai cavalli un po' di spazio per il riposo.

Percy si era offerto di far abbeverare i pegasi: dopo giorni di cavalcate nel cielo limpido era sicuro che avessero bisogno di bere un po' e di certo l'acqua contenuta in una borraccia di alluminio non era niente in confronto all'acqua limpida di un lago.

Perseo si era proposto di accompagnarlo; era rimasto sorpreso dal gesto dell'uomo, inizialmente, poi però quando aveva afferrato Pegaso e se l'era portato dietro diretto al lago il ragazzo aveva cambiato idea.

:-sbaglio o eran parol tue che i cavalli dovevan dissetarsi?-: aveva detto beffardo, prima di superarlo e proseguire. Così si erano recati entrambi al Tevere, lasciando gli altri ai margini della piccola città.

Il fiume non era troppo distante da dove si trovavano, ricoperto di vallate d'erba e di colline piene d'alberi. Percy non aveva mai visitato l'Italia, ma dall'odore degli ulivi, il profumo d'uva dei vigneti, il sole splendente...si sentiva che non si trovavano a New York.

Sornyr tirò su all'improvviso la testa dall'acqua, schizzando con la fluente chioma bagnata sia Percy che Perseo accanto a lui. Il primo rise divertito, non ricevendo neanche una sola goccia d'acqua, il secondo, invece, scosse la testa frustrato come un cane bagnato.

:-maledetti cavalli!-: imprecò :-voi e la vostra mania di muovere le chiome in acqua-: Percy non riportò l'insulti che il pegaso rivolse a Perseo, ma non riuscì comunque a trattenere una risata.

Prese una borraccia dal suo zaino e la riempì d'acqua: il Tevere poteva anche essere un fiume, ma sicuramente la sua acqua era potabile; e poi, non potevano permettersi di fare gli schizzinosi in una situazione del genere.

Il ragazzo prese una boccata d'aria. Non avevano avuto un solo attacco da quando erano approdati in Italia, i mostri marini e il granchio gigante che si erano lasciati alle spalle sono stati l'ultima traccia di un attacco...non sembrava una buona cosa. Aggiungendo a tutto quello l'arrivo improvviso di quattro nuovi ex-morti tra di loro...

Nonostante tutto, il ragazzo aveva cercato di osservare la cosa in maniera positiva: niente mostri, metà strada già percorsa, viaggio tranquillo...sembrava una cosa impossibile per un semidio, perché era impossibile per un semidio.

Comunque non aveva espresso i suoi dubbi agli altri: avevano già tanto di cui preoccuparsi e aggiungere anche quello sarebbe stato solo un peso in più.

Perseo accanto a lui si sfilò i sandali all'improvviso attirando l'attenzione del ragazzo. Erano pieni d'acqua, zuppi e consumati...sembrava non se gli cambiasse dall'avanti Cristo.

:-non ti piace l'acqua, eh!-: fece il ragazzo visibilmente divertito; Perseo grugnì.

:-se posso evitarlo...-: rispose sbattendo un sandalo per terra :-preferisco di gran lunga il cielo, dove l'unico scroscio d'acqua che vedi è quello della pioggia!-: Percy lo osservò confuso.

Era plausibile essendo figlio di Zeus, ma d'altro canto, quell'uomo gli sembrava molto ambiguo. Aveva sempre desiderato incontrare il suo omonimo, fare qualche domanda a cui solo lui avrebbe potuto rispondere eppure, adesso che ce l'aveva davanti, che poteva osservarlo negli occhi...si sentiva così diverso da lui.
Perseo era riservato, diffidente, un buon osservatore e un buon combattente, se ne stava sempre sulle sue, era chiuso, leale ma severo...Percy era il suo opposto, era aperto, amichevole, gentile, disposto a sacrificarsi per gli altri... Era sicuro che, se fosse riuscito a sciogliere quella sua corazza dura, avrebbe trovato qualcosa di più di uno sguardo freddo. Non sapeva, però, né da dove né come cominciare. Passò pensieroso una mano su Sornyr.

𝓘𝓵 𝓯𝓪𝓽𝓸 𝓭𝓮𝓲 𝓯𝓾𝓸𝓬𝓱𝓲 𝓲𝓶𝓶𝓸𝓻𝓽𝓪𝓵𝓲 𝓭𝓲 𝓞𝓵𝓲𝓶𝓹𝓪-𝓟𝓙Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora