Annabeth fu strattonata con gran forza verso la sua nuova cella. Era stanca di essere spinta a destra e a sinistra, i suoi polsi le facevano male per la troppa pressione esercitata dalle catene che aveva indossato e gli avambracci le erano diventati viola. Si ribellò fino alla fine della guardia che la teneva stretta, ma qualunque cosa facesse sembrava inutile.
Gli trascinarono lungo una serie di corridoi, passarono attraverso una piccola porta, una che gli portò su una lunga e ripida rampa di scale; non gli stavano portando nelle celle in cui si trovavano prima, Annabeth lo capì quando sentì il freddo penetrargli nelle ossa: era buio, desolato, un luogo senza luce e senza vita...faceva paura.
Gli strattonarono sulla stradina stretta, gli portarono davanti ad un'altra porta in completo silenzio, senza parlare l rispondere alle sue domande. Non sapevano dove gli stessero portando, non sapevano cosa stava architettando Mida né cosa stesse succedendo, non sapevano dove fosse Leo: ricordava il ragazzo inginocchiato nella Sala da ballo, uno sguardo di rabbia sul volto e il sorriso compiaciuto dell'imperatore. Ad Annabeth non era piaciuto affatto e, sebbene non avesse idea di cosa avesse in mente, sapeva che non era nulla di buono.
Dopo aver fatto altri passi si ritrovarono difronte ad un enorme cella: era circolare, larga spaziosa, il soffitto alto faceva trapelate la luce della luna da un'apertura sul tetto, anch'essa circolare. Le guardie portarono verso le catene appese ai muri; Annabeth si ribellò ancora di più: l'idea di restare incatenata di nuovo le faceva venire i brividi.
Attaccarono le catene ai loro polsi con tutta la disapprovazione dei ragazzi; le catene erano collegate le une alle altre, era un'unica corda di ferro con delle manette attaccate, quindi al movimento di uno si muovevano di conseguenza tutti gli altri.
Le guardie gli costrinsero ad appiattirsi al muro e a legargli i polsi. Un forte dolore invase la ragazza alla base della schiena e alle sue braccia, mentre delle manette di ferro le chiudevano di nuovo i polsi dolorato.
La guardia di Annabeth si divertì tanto a spalmarsi sulla ragazza mentre la legava, sentì il suo petto aderire con i suoi seni, una forte puzza di sudore gli fece pizzicare le narici, mentre quello gli sorrideva soddisfatto.
Alla fine controllò che le catene fossero ben strette e si allontanò, non prima di aver tastato il fianco della ragazza. :-guarda qui, che bocconcino!-: le disse divertito mentre lei le scoccava un'occhiataccia; Percy dall'altra parte della stanza strinse i pugni e contrasse la mascella in una morsa omicida.
:-ci sarebbe tanto da divertirsi qua, vero tesoruccio?!-: le mise una mano sul collo e se in un primo momento la ragazza pensò che volesse stringerle la gola si accorse che in realtà la sua mano stava pian piano scendendo. :-oh, sì-: proseguì :-mi divertirei-: e lì Percy scattò.
Colpì con forza le guardie che lo tenevano sfondando un pugno all'una e un calcio all'altra, i suoi occhi si incendiarono di rabbia prima che si gettasse sull'uomo. :-TOGLILI IMMEDIATAMENTE LE MANI DI DOSSO, DEFICIENTE!!!-: venne placcato da due guardie nel tentativo stesso di menare un manrovescio all'uomo ancora difronte ad Annabeth.
Allora la ragazza analizzò la scena e, forse, il suo cervello trovò una soluzione. A Percy non sarebbe piaciuta e neanche a lei, ma dovette farlo: con tutta la forza di volontà che aveva in corpo, avvicinò ancora di più la guardia a sé e con fare beffardo la baciò.
Cercò di trattenere il disgusto che stava provando, cercò di ignorare Percy che si era arrestato all'improvviso al centro della stanza e la stava fissando con un mix di delusione e stupore e cercò di trattenere il contatto il più allungo possibile per sfilargli le chiavi della catena dalla cintura. La guardia era troppo presa dalla ragazza per accorgersi di ciò che stava succedendo, così quando Annabeth si allontanò di scatto e gli tirò un calcio negli stinchi non capì cosa fosse successo.
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𝓘𝓵 𝓯𝓪𝓽𝓸 𝓭𝓮𝓲 𝓯𝓾𝓸𝓬𝓱𝓲 𝓲𝓶𝓶𝓸𝓻𝓽𝓪𝓵𝓲 𝓭𝓲 𝓞𝓵𝓲𝓶𝓹𝓪-𝓟𝓙
Fiksyen PeminatLa vita e la morte sono governate da un equilibrio precario, separati da un filo indistruttibile ceduto nelle mani delle Parche. Quando viene tagliato, tutto ciò che ti è materia ti abbandona, l'amore ti abbandona, la vita ti abbandona. Ma se ad un...
