Il passato può fare male, può far paura e certe volte non basta aggrapparsi al presente; certe volte bisogna trovare qualcuno che ci faccia vivere il presente e ci faccia pensare che non sarebbe poi così male puntare al futuro. Emma quel qualcuno l'...
Oops! Questa immagine non segue le nostre linee guida sui contenuti. Per continuare la pubblicazione, provare a rimuoverlo o caricare un altro.
× Non ricordava minimamente cosa si provasse a volare, probabilmente perché la prima volta che ha preso un aereo, lo ha fatto piangendo, implorando di tornare a casa sua.
Negli anni a seguire, crescendo, si è chiesta se quella in cui abitava si potesse effettivamente definire casa. Suo padre ha ragione quando ha detto che fosse decadente e priva di igiene, ma 'casa' è anche sinonimo di 'famiglia', no? Da piccola non si rendeva conto che quella che aveva era tutt'altro che una famiglia e se ci pensa adesso, guardando l'oceano dal finestrino del suo posto a sedere sull'aereo, il cuore le si stringe perché piangeva senza sapere che quelle persone la stavano aiutando.
Ogni giorno ripensa alla sua vecchia vita, alle persone che ha lasciato indietro e che la stanno aspettando, anche se non ha più avuto rapporti con loro.
Ricorda il viso scavato di suo padre, consumato sia nel corpo che nell'anima dalla dipendenza per il fumo e per gli alcolici che lo portavano ad essere violento, cacciato da ogni posto di lavoro che trovasse. Ricorda le notti insonni in cui la madre cercava di guadagnare qualcosa, vendendo la propria pelle ai più facoltosi. Ricorda sua sorella maggiore che si vergognava di quello che era. E Ricorda anche quello, la vergogna. D'altronde loro erano il lato vergognoso, quello che si contrapponeva alle grandi case, alle ricche famiglie e agli uomini e donne in business. L'altro lato de el muro de la vergüenza.
A Lima, la capitale del Perù, c’è un muro che separa una zona molto ricca, piena di lussuose ville con piscina, da una molto povera fatta di baracche in legno e lamiera, senza elettricità e acqua corrente. Il muro venne costruito dal 1985 e nel tempo è stato allungato sempre di più dagli abitanti dei facoltosi; ora è lungo 10 chilometri e alto tre metri, ed è diventato un simbolo delle ingiustizie sociali della città e del paese, tanto da essere soprannominato el muro de la vergüenza, il muro della vergogna.
Si è sempre chiesta per cosa avrebbe dovuto vergognarsi, non era colpa sua se era nata da quel lato del muro e non era colpa dei suoi genitori se sono stati costretti a lasciare le campagne per arrivare nei sobborghi più poveri della città.
A quel tempo Emma aveva poco e niente, ma era felice, si accontentava di poco e le sembrava che quello sarebbe stato per sempre il suo motto di vita. Il poco per una grande felicità.
"Hey, va tutto bene?" le chiede Paulo, seduto accanto a lei.
Emma annuisce e mentre lascia perdere l'oceano e si concentra sul viso di Paulo. Ha passato la notte in bianco e sente che potrebbe svenire per la stanchezza ma non riesce a dormire, è troppo agitata anche solo per chiudere gli occhi. E si nota dai suoi sbadigli e dal rossore che colora le sue palpebre.
"Si." sussurra, notando che Alessandro ha preso sonno e sta dormendo beatamente.
"Dovresti dormire anche tu." le accarezza il dorso della mano. "Devi stare tranquilla."
"Si, ma.." fa per ribattere ma Paulo la blocca.
"Senza nessun ma, devi riposare, casa tua ti aspetta." sorride e lo stesso fa Emma.
"E come posso fare se non ci riesco?" chiede lui e poi appoggia la testa sulla sua spalla.
Paulo continua ad accarezzarle il dorso della mano e poi fa lo stesso con i suoi capelli, facendola rilassare.
"Chiudi gli occhi e pensa ad un bellissimo sogno che vorresti fare." mormora, come se fosse la voce narrante della sia testa.
Ci sarebbero tanti bei sogni che vorrebbe fare, così tanti che inizia a fonderli, ad immaginare persone e cose diverse e lontana interagire tra loro, creando il comfort che solo una realtà diversa può dare.
Paulo sorride quando nota che si è finalmente addormentata e si guarda intorno per capire se ci sia qualcuno che li sta guardando o se Alessandro sta continuando a dormire. Bacia le sue labbra e ne accarezza subito dopo i contorni, sospirando mentre appoggia la testa contro il sedile e chiude gli occhi.
Quando è Alessandro a svegliarsi, si stiracchia un po' e nota la sorella stretta a Paulo; inevitabilmente corruga la fronte e risponde alla sua domanda dicendo che forse Emma ha avuto un altro attacco d'ansia per il viaggio e che il suo migliore amico l'ha consolata dato che lui era nel mondo dei sogni. Vederli stretti insieme, però, provoca in lui una sensazione di disagio e di stranezza, non saprebbe spiegare a parole il perché. Forse perché riguarda sua sorella minore e il suo migliore amico? Forse perché non ha mai notato della confidenza tra loro? Non saprebbe dirlo ma cerca comunque di non farci caso e non dargli troppo peso. Cosa ci sarebbe di male? Tra loro non c'è niente.
Dopo qualche ora anche Paulo si sveglia e, muovendosi distrattamente, sveglia anche Emma che si tira su e si stropiccia gli occhi, riportando lo sguardo sul finestrino.
"Quanto manca ancora?" chiede con voce bassa.
"Ancora nove ore." risponde il fratello, mettendo in pausa il film che stava guardando. "Hai dormito bene addosso a Paulo?" non sa perché l'ha chiesto, fatto sta che la faccia di Emma è confusa.
"Ti ho dormito addosso?" domanda all'argentino che annuisce. "Scusa, non me ne sono resa conto."
La loro è una recita, lo sanno, ma cosa dovrebbero fare quando Alessandro se ne esce con certe domande? E lui ci crede, alla fine non vede un motivo che li porterebbe ad abbracciarsi prima di dormire. Non lo capisce proprio, nonostante sia scritto chiaramente nei loro sguardi. Quando Alessandro si alza per andare in bagno, i due si guardano e scoppiano a ridere mentre si abbracciano un'altra volta, staccandosi giusto in tempo. Per tutte le ore rimaste, sia Paulo che Emma parlano tra loro dato che Alessandro o dorme o guarda film su film, annoiato e costretto a stare fermo, per niente nel suo stile dato che è una persona molto dinamica che ama muoversi e non fermarsi mai.