Quinta parte - 34

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× Il trasloco è stato più stressante di quel che aveva pensato ma finalmente ce l'hanno fatta

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× Il trasloco è stato più stressante di quel che aveva pensato ma finalmente ce l'hanno fatta. Emma è Paulo sono finalmente a Torino! Nemmeno il tempo di arrivare che il primo si è subito dovuto dirigere allo stadio per gli allenamenti, lasciando da sola la ragazza alla sua sistemazione in quell'enorme casa. Ha finito di sistemare le cose e si è poi dedicata a varie attività, ad esempio il giro turistico della magione per memorizzare almeno dove sia il bagno.

"Hey principessa." la chiama Paulo quando rientra.

"Ciao." sorride, avvicinandosi a lui per dargli un bacio. "Com'è andato l'allenamento?"

"Bene, a te com'è andata nella casa nuova?" si siede sul divano e appoggia il borsone per terra.

"È stato terribile, ho paura di sbagliare strada quando la notte vago ad occhi chiusi per andare in bagno." si siede accanto a lui che ride.

"Ti ci abituerai, ogni tanto sbaglio anche io." continua a ridere. "Ma oltre i drammi di casa, volevo parlarti di una cosa."

"Un altro trasloco?!" esclama indignata.

"No, ma come ti viene in mente?"

"L'ultima volta che mi hai detto che volevi parlarmi era per dirmi di venire qui." gli ricorda e lui scoppia di nuovo a ridere.

"Non cambiamo casa, tranquilla." le sorride. "Sarà qualcuno a venire qui."

"Ovvero? Qualche tuo compagno?" si alza e torna a sistemare alcuni piatti e bicchieri che ha lasciato nella lavastoviglie.

"No, mia madre." risponde al contrario delle aspettative della ragazza che, per poco, non fa cadere in terra un piatto.

"Chi?" chiede con voce bassa e stridula.

"Immaginavo fosse questa la tua reazione." si alza e poggia le mani sui suoi fianchi. "Tranquilla mi amor, mia madre è una persona tranquilla e sono sicuro che le piacerai." le bacia il retro della testa.

"Ma quando arriva? Cioè.. manca molto o molto poco?" è visibilmente agitata.

"Hey, calma. Perché sei così nervosa? Ti ho detto che è una persona tranquilla." le sorride dolcemente, sperando di calmarla. "Perché sei così agitata?"

"Non lo so, è che.." sbuffa sonoramente. "Io e te siamo così diversi, in più abbiamo cinque anni di differenza, come potrebbe prenderla? Non sono quel tipo di persona socievole e accogliente come lo sei tu, sono un disastro."

Non si è mai soffermata a pensare, più di tanto, all'incontro con la madre di Paulo, anzi, ha cercato di rimandare sempre il pensiero a quando si sarebbe posta la questione. Adesso è il momento.

"Devi essere semplicemente te stessa, ti adorerà." è convinto di ciò. "E poi mia madre sa già chi sei, le avrò parlato di te non so quante volte."

Ma quelle parole non tranquillizzano affatto Emma che spalanca gli occhi e guarda il ragazzo come se fosse completamente pazzo.

"Oddio e cosa ti ha detto?" deglutisce.

"Ha detto che sei bellissima e che non vede l'ora di conoscerti, ti basta per darti una calmata?" sdrammatizza un po'. "Sa anche che hai cinque anni in meno di me e non ha battuto ciglio, questo perché è una grandissima cazzata."

"Non sono cazzate, Paulo. Cinque anni o no, se ci pensi, non ho vissuto metà delle esperienze che hai vissuto tu. Ho imparato a parlare due mesi fa." esagera ma più o meno il concetto è quello.

"Forse hai ragione ma sei matura come una donna che ha vissuto tutte le esperienze della vita e questo basta." è strano vederla così preoccupata e insicura, di solito è completamente diversa. "E poi insieme faremo tutte le esperienze possibili ed immaginabili, vedrai."

"Mmh." mugola, ancora poco sicura e molto nervosa. "Non mi hai detto quando arriva."

"Domani sera circa, verso l'ora di cena." comunica e Emma reagisce di nuovo come prima.

Si stacca dalla presa di Paulo e inizia a correre da una stanza all'altra nel tentativo di mettere in ordine le ultime cose cosicché possa pulire tutto da cima a fondo.

"E tu me lo dici così come se niente fosse?!" tuona dalla loro stanza da letto.

"Hey, hey." la ferma di nuovo. "La smetti di correre così? È mia madre, mica un controllo sanitario."

"Tu non capisci, ne va della mia sanità mentale." sbuffa.

"Come no, vuoi anche sistemare un altro letto e fingere di dormirci così non immaginerà mai che dormiamo insieme?" domanda con ironia ma può notare come lei ci stia pensando sul serio. "Guarda che sto scherzando, non devi farlo."

"Allora smettila di prendermi in giro." passa una mano tra i capelli mentre si siede sul letto, si vede che è esausta.

"Dovresti riposarti, hai avuto una giornata piena." bacia la sua guancia e lei sorride.

"Devo finire di fare ancora un sacco di cose." sbadiglia. "Senza contare che devo ancora decidere cosa cucinare domani sera e come sistemarmi."

"Ci penseremo domani, nena, adesso stenditi un po'." la spinge con delicatezza e lei si bea del contatto con il cuscino mentre la sua schiena ringrazia per la bella sensazione di comodità.

"Com'è comodo." si rigira più volte per realizzare quanto il materasso sia morbido, più di qualsiasi altro che abbia mai avuto.

"Vero?" si sdraia accanto a lei. "Allora goditelo."

"Si." si stringe a lui. "Rimani con me?"

"Certo." sistema un braccio sotto la sua testa.

"Mmh." mugola in assenso mentre si avvicina ancora un po', venendo investita da un buonissimo profumo. "Che buon profumo, è dopobarba?"

"Si, mi son rasato."

"Allo stadio?" ridacchia e lui alza le spalle.

"Avevo del tempo libero." 

"Ed hai pensato di tagliare quei quattro pelucchi che ti crescono sulla faccia da bambino che ti ritrovi?"

"È un insulto?" inarca un sopracciglio e lei scoppia a ridere.

"No, io amo il tuo viso." gli da un bacio sulle labbra. "Sei bello da morire."

"Tu sei bella." replica. "E lo capirà anche mia madre, vedrai."

"Smettila di ricordarmi che domani sarà qui, non mi farai più prendere sonno altrimenti." si lamenta.

"Stai tranquilla, non te lo ricorderò più." le bacia la tempia e poi le accarezza il viso con il pollice, facendola rilassare sempre più mentre, poco a poco, inizia ad addormentarsi.

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Mi Cielo / Paulo DybalaLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora