55 |cuore a pezzi|

1.6K 31 3
                                        

Passarono due settimane, novembre era ormai inoltrato e le temperature erano diventate leggermente più fredde. La mia relazione andava a gonfie vele, ma i nostri impegni ci portavano via molto tempo. Io, sacrificavo gran parte delle mie giornate a studiare nella biblioteca del college, mentre Vinnie in questi quindici giorni era stato occupato con il lavoro perché finalmente oggi iniziava la settimana della moda. Era molto emozionato, io altrettanto, visto che la signora Ford aveva trovato un po' di spazio per inserirlo all'interno della sfilata.

La Ford's agency era stata così premurosa nei miei confronti da affidarmi ad una costumista molto nota perché quella mattina avrei seduto in prima fila, tra le persone più importanti e conosciute nel campo della moda.
Ero in camerino, la make-up artist di Vinnie si era offerta di truccare anche me; le avevo chiesto qualcosa di leggero e lei mi rispose dicendo:«se stai vestendo Versace, devi anche avere un makeup all'altezza di ciò che indossi.», così il mio trucco fu intenso e vistoso. Mi aveva trasformata.

Si, le mie forme erano evidenti all'interno di un tailleur sfarzoso Versace; la giacca monopetto era realizzata in tweed bouclé con un motivo a quadri, impreziosito da bottoni Medusa, dettagli in pelle con cuciture a vista e bordi frangiati, La minigonna, anch'essa in tweed presentava dettagli in pelle con cuciture a vista e la stessa personalizzazione Medusa; ai piedi portavo dei tacchi a spillo eleganti. Non avevo mai indossato un abito così costoso; mi muovevo con cautela per paura di rovinarlo o di stropicciarlo, ma soprattutto non mi sentivo a mio agio.

«Quanto vale tutto questo?» domandai stupita, mentre la costumista mi abbottonava la giacca.
«Più di quattromila dollari, trattalo bene che tra qualche ora lo dovrai restituire.» rispose in tono serio mentre continuava a svolgere il suo lavoro.
«Oh...» sussurrai. Indossare Versace per qualche ora era stato il mio sogno diventato realtà.
«Mi raccomando, Chloe, quando sarai in prima fila dovrai essere impeccabile ed elegante: postura diritta e sguardo rilassato. Ci saranno molti fotografi, potrebbero immortalare la tua reazione quando il tuo ragazzo sfilerà, quindi attenta a saper gestire le emozioni!» disse la ragazza, di nome Sophie.
Mi spazzolò la gonna e mi sistemò i boccoli biondi dietro la schiena. Io, annuii, presi la pochette abbinata e avanzai fuori dal camerino.
«Capito? Gambe accavallate, niente mani in faccia!» mi ripetè ancora, insistente.
«Si, si, si.» sbuffai scocciata, «Voglio andare da Vinnie, dov'è il suo camerino?» chiesi, ansiosa di abbracciarlo.
Sapevo che fosse agitato, aveva sicuramente bisogno di vedermi prima di mostrarsi al pubblico.
«Lungo il corridoio, c'è il suo cognome sulla porta.» mi avvisò.
Io, a differenza di Vinnie, non avevo avuto un camerino per cambiarmi, soltanto uno sgabuzzino dove tenevano i vestiti imbustati di riserva.

Seguii le indicazioni di Sophie, proseguii lungo il corridoio, e arrivai al suo camerino, dove entrai senza bussare.
Era davvero grande, c'era un grande specchio, dei divanetti, e un tavolo di vetro con del whisky al di sopra. Vinnie era lì, soltanto in boxer, beveva acqua direttamente da una bottiglia e aveva assunto una posizione decisamente sexy: disteso sui divanetti, gamba penzoloni e con una mano si massaggiava gli addominali, dove spuntava qualche tatuaggio.
«Vin, tutto bene?», chiusi la porta e finalmente si accorse di me. Balzò in piedi e mi venne incontro con un grande sorriso, mi prese la mano per farmi roteare su me stessa e mi squadrò incantato, tutto il corpo.
«Piccola, cazzo, sei bellissima.» esclamò incredulo, alla vista dell'abito Versace.
«Grazie, Vin. Non mi sembra vero tutto questo.» sorrisi e arrossii.
Questa volta, Vinnie mi girò intorno per guardarmi nuovamente, sembrava davvero affascinato.

«Sei una principessa.» fece un altro apprezzamento, «e questa minigonna? Cristo santo, che bel culo.» esclamò, mi toccò il sedere e mi attirò al suo petto, avvertii la sua protuberanza, ed io calai il capo per l'imbarazzo. Amavo tutte le sue lusinghe, non erano mai mancate da quando ci eravamo conosciuti; un giorno mi disse che il suo compito era farmi sentire bella, amata e con tutta l'autostima che una donna come me meritava.

Il mio angelo oscuroLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora