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Domenico

Natale è finalmente arrivato. Monica non stava più nella pelle, era davvero euforica. Apro gli occhi e mi accerto che lei stia ancora dormendo. Senza svegliarla, tolgo il braccio da sotto la sua testa e l'appoggio al cuscino. Mi alzo e scendo in salotto. Prendo nell'ufficio il suo regalo e lo metto sotto l'albero, poi vado in cucina a preparare la colazione. Oggi, essendo Natale, la panetteria è chiusa e quindi mi tocca inventarmi qualcosa.

-Buon Natale- mi sento sussurrare nell'orecchio. Mi volto e la vedo con indosso solo una mia felpa.

-Buon Natale piccola- le sorriso stampandole un bacio sulle labbra. Ha il viso ancora assonnato e i capelli scompigliati ma è bellissima.

-Che hai preparato di buono?- guarda curiosa dietro di me.

-Come mai già sveglia?- chiedo.

-Non si risponde a una domanda con un'altra domanda- ridacchia e cerca di allungarsi per scrutare cosa c'è sul bancone della cucina alle mie spalle.

-Non eri più nel letto e ho deciso di alzarmi- mi sorride. La prendo di peso e la faccio sedere sul bancone.

-Prima che tu apra il regalo.. Ecco..- ma perché balbetto? Lei vedendomi in difficoltà mi prende le mani e mi sorride. -Ti ho scritto una lettera..- prendo dalla tasca dei pantaloni il foglietto ripiegato su stesso in due volte e glielo porgo.

-Leggimela tu- mi chiede. Prendo un respiro profondo e apro il foglio.

-L'ho scritta come se fosse indirizzata a mia madre, parlandole di te- abbozzo un sorriso, sentendomi un completo cretino.

"Ci fissiamo negli occhi. Come la prima volta che l'ho avuta a pochi centimetri da me, desideravo baciarla tanto quanto adesso, solo che allora ho un po' esitato mentre ora mi perdo a guardarla, come stregato. Potrà dimenticare tutto, ma il legame fisico ed emotivo che ci lega non si può dimenticare da un momento all'altro.

Quando sono vicino a lei e i nostri corpi si sfiorano per poi toccarsi come le nostre labbra, i brividi risalgono il mio corpo e arrivano fino a lei, come una scossa di corrente, che ci fa sussultare. La voglia di stare con lei aumenta ogni giorno che passa, all'inizio credevo che presto mi sarei stufato e invece ho dovuto ricredermi. Il timore di perderla è sempre vivo nella mia testa e molte volte ringrazio che ci sia quel piccolo campanello d'allarme. A volte avere paura di perdere quell'attimo, quella persona, quell'opportunità, ci spinge a fare qualcosa che non faremo mai, tipo un salto nel vuoto a occhi aperti, dove ti rendi conto di quello che stai vivendo.

Quando l'ho vista la prima volta ho pensato "me la farei questa ragazza". Un po' lo stesso pensiero che avevo per molte altre. Ma lei non è come le altre, è semplice, gentile, buona, darebbe l'anima. E conoscendola più intimamente ho scoperto che è terribilmente fragile, come un bicchiere di cristallo. Ma al tempo stesso è forte come non lo sono mai stato io. Mi sono sempre nascosto dietro muri che lei però è riuscita ad abbattere, come se fossero di gommapiuma.

Quando la tocco, le mie mani a volte tremano, ho paura di farle del male, lei è delicata e la sua pelle liscia mi scatena dentro un uragano che a volte faccio fatica a controllare. Per non parlare dei suoi occhi, dolci e sinceri. Come lei. Siamo come due calamite di poli opposti che non riescono a stare lontane, per quanto tu ci prova, la forza magnetica le farà sempre scontrare e avvicinare.

E' stata una sfida aprirmi a lei e farla entrare nel mio mondo. Ma ora c'è una sfida ancora più grande: un figlio. Era un pensiero che non mi aveva mai sfiorato la mente. Ma ora sono più felice che mai, mi sorprendo ogni giorno di me stesso, come io possa provare tanta felicità e paura al tempo stesso. Paura di non essere all'altezza della situazione, di non essere un bravo padre e un buon marito."

Una lacrima sfugge al mio controllo scendendo sulla guancia e arrivando all'angolo della bocca: sa di sale.

"Sì, le ho chiesto di sposarmi. Ci credi? Io.. Un ragazzo scontroso e apatico all'apparenza, che non si è mai voluto legare con nessuno, ora si trova con una fidanzata e una bambina in arrivo. Dopo anni di isolamento, sono uscito dal mio guscio, posso dire di essere libero dai miei demoni, non faccio più incubi e grazie a lei la tua mancanza e quella di papà si fa sentire di meno, quel macigno che probabilmente mi intrappolava sul fondo, ora è sparito, posso respirare e vivere. Insieme a lei"

-Non è finita, avrei ancora un mucchio di cose da dire ma ogni volta la mia mano trema e non riesco a tenere la penna in mano- sorrido sentandomi bene e un po' a disagio. Sensazione mai provata.

-Ti manca molto?- alzo lo sguardo e vedo Monica come un fiume in piena. Le passo il pollice sulle guance per asciugare le lacrima.

-Ogni giorno, ma è sopportabile perché non sono più da solo- le rispondo sorridendo. Lei si avvicina e mi bacia. Di risposta la prendo per i fianchi e la stringo portandola il più possibile vicino al mio corpo.

-La chiameremo come tua mamma- dice staccandosi dalle mie labbra.





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