Pov Mingi
Le porte automatiche dell'aeroporto si aprirono su un'ondata d'aria condizionata fin troppo forte per quell'ora. Erano le 5:48. Cielo grigio, corridoi lucidi, poca gente in giro ma abbastanza da non sentirsi soli. Il nostro gruppo era tutto lì, anche se sembravamo usciti da sette mondi diversi. Zaini storti, cappucci tirati su, occhiaie prepotenti e tazze di caffè strette tra le mani come se fossero tesori.
«Siamo in orario - disse Seonghwa, controllando il telefono - Anche se non so come sia possibile.»
Yeosang era carico. Forse troppo. Occhi svegli, passo deciso, trolley pieno da fare invidia a un trasloco. «Io sono già in modalità Europa. Ma ci pensate?Due settimane di bootcamp, a parlare d'arte e mangiare in ristoranti pregiati.»
«Parlare d'arte lo facciamo sempre. - rispose Yunho alle sue spalle. - Ma i ristoranti pregiati non sono proprio da noi. Al massimo se siamo nostalgici ci spariamo un ramen istantaneo.»
Wooyoung, infilato in una felpa che gli copriva metà viso, fece un sorriso che era un mix tra risata e sbadiglio, cercando appoggio su San, di fianco a sé.
«Quello che volete ma io ho sonno.» biascicò con voce impastata, lamentandosi come un bambino.
«Dormirai in volo.» suggerì San, sorreggendolo.
«Solo se mi cedi il posto finestrino.»
«No.»
Superati i controlli – operazione lenta e piena di drammi inutili tipo "Non trovo il mio passaporto" (era in tasca, Yunho) o "Questo bagaglio è troppo grande?" (lo era, ma nessuno ha detto niente, Seonghwa) – ci sedemmo nella zona d'attesa sparpagliandoci su sedie in similpelle scomode persino per star seduti, figuriamoci per riposare e neon bianchi accecanti.
Io e Yunho ci eravamo seduti vicino a una colonnina per ricaricare i telefoni. Lui cercava di sistemare il cuscino da viaggio per non prendersi il torcicollo, mentre io mi allungai sulla sedia e chiusi gli occhi per un momento di lunghezza variabile tra i venticinque secondi e i quaranta minuti.
Quando sul tabellone comparve la scritta "Boarding now", Yunho mi diede una leggera spinta col ginocchio per farmi alzare. «Sei sveglio? - sussurrò - ci siamo.»
Quasi coinvolti da un tacito accordo, nessuno di noi corse al gate. Nessuno, eccetto Yeosang ovviamente che, osservando il tabellone con le mani sui fianchi come un vero papà, continuava a dirci "Dai, andiamo!"
Noi restammo lì, seduti, ancora qualche istante, facendo scorrere un po' la fila. Poi, uno alla volta, iniziammo a muoverci.
Hongjoong tirò su il trolley, troppo pesante per la sua figura minuta. Seonghwa, al suo seguito, combatteva con l'app del cellulare per tirar fuori la carta d'imbarco digitale. Io e Yunho, più di là che di qua, finimmo presto di raccattare le nostre cose, prendendoci per mano spontaneamente.
A chiudere la fila, San e Wooyoung, visibilmente devastati, che battibeccavano ancora su chi dei due avrebbe preso il posto finestrino. Se la giocarono sportivamente a sasso, carta, forbice.
Sarebbe stato un luuungo viaggio, eppure a guardarci ero quasi incredulo. Sto partendo per l'Europa insieme a questi pazzi.
Ci sarà da divertirsi.
Pov San
Venezia era un sogno sfocato che diventava sempre più nitido. Appena scesi, l'umidità ci accolse come un vecchio amico, e tra ponti, piccioni e vaporetti troppo pieni, trovammo il modo di farci strada tra le calli. La residenza per studenti era piccola, con letti scricchiolanti e infissi così vecchi da far entrare tutte le zanzare del quartiere.
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Roommates | Woosan
Fanfiction«Choi?» lo richiamai «Hai dimenticato una cosa.» Il ragazzo si voltò scocciato. «Cosa?» «Me.» La mia battuta smorzò il leggero disagio nella stanza e finalmente il ragazzo mi regalò un sorriso. «Ci vediamo dopo, principessa.» disse ammiccando. D...
