𝐌𝐈𝐒𝐓𝐄𝐑𝐘 𝐒𝐏𝐎𝐑𝐓 𝐑𝐎𝐌𝐀𝐍𝐂𝐄 || 🔞 ||
Evie Collins ha imparato che la vita è fatta di contrasti: luce e buio, amore e paura, verità e menzogna. Fuggita da un passato che la tormenta, cerca un nuovo inizio alla Diamond Academy, dove ogni...
Oops! Questa immagine non segue le nostre linee guida sui contenuti. Per continuare la pubblicazione, provare a rimuoverlo o caricare un altro.
You know that I love you, boy Hot like Mexico, rejoice At this point I gotta choose, nothing to lose Don't call my name, don't call my name Alejandro I'm not your babe, I'm not your babe
G i n e v r a
Mi giro sul fianco sinistro. Il lenzuolo è freddo,così come le mie mani. Lo spazio accanto a me è vuoto da giorni, eppure ancora lo cerco con la mano ogni volta che cambio posizione. Un riflesso del corpo. Oppure una semplice abitudine del mio cuore.
Respiro piano, cercando di non farmi sentire troppo, ma è impossibile. Mi sento una patetica in questo momento.
Vorrei poter dire che sto meglio, che sto cercando di affrontare la situazione nel modo migliore, con un atteggiamento razionale. Ci sto provando, davvero. Ma fa troppo male.
La mente è una bastarda quando si tratta di ricordi: mi rigira dentro come una lama affilata. L'ho sempre detto: Odio Ricordare.
Un verbo, una parola che a primo impatto può sembrare banale, come se dietro non ci fosse un significato profondo e tutto a sé.
Per qualcuno può voler dire soffrire, gioire, pensare.
Per me no.
Ricordare per quanto mi riguarda non mi è mai piaciuto.
Perché?
Perché l'ho sempre collegato alla parola rivivere.
Quando noi ricordiamo, riviviamo i momenti che sono rimasti più impressi nella nostra memoria, e possiamo farlo ogni volta che vogliamo.
È come guardare un film all'infinito, conoscendo comunque il finale.
Ogni volta che chiudo gli occhi rivivo tutto. Le sue risate, il suo profumo sul cuscino, i messaggi stupidi che lasciava sul mio telefono solo per farmi sorridere quando ero di cattivo umore.
Ora mi guarda con occhi che sembrano nuovi. Occhi che mi vedono, si, ma non mi riconoscono. E io? Io sono rimasta qui. Incastrata tra quello che eravamo e quello che adesso lui non sa più.
Tiro su col naso, ma le lacrime scendono comunque. Non fanno rumore. Non c'è più niente che ne valga il suono.
Mi rannicchio sotto le coperte, come se potessero proteggermi. Ma l'unica cosa che riesco a sentire è il suo cuscino, vuoto. Il suo lato del letto, vuoto.
Mi premo la mano sulla bocca. Un singhiozzo esce lo stesso. Non voglio svegliarlo. Non voglio farmi sentire. Ma piangere in silenzio richiede una forza che non so più se ho.
A volte mi chiedo se sia peggio averlo perso... o averlo qui, così vicino da sfiorarlo, ma così lontano da non potermi più toccare davvero. Mi chiedo se io abbia fatto qualcosa di male, per meritarmi questo costante dolore.