𝐌𝐈𝐒𝐓𝐄𝐑𝐘 𝐒𝐏𝐎𝐑𝐓 𝐑𝐎𝐌𝐀𝐍𝐂𝐄 || 🔞 ||
Evie Collins ha imparato che la vita è fatta di contrasti: luce e buio, amore e paura, verità e menzogna. Fuggita da un passato che la tormenta, cerca un nuovo inizio alla Diamond Academy, dove ogni...
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Ginevra
L'aria fuori dal locale è come un pugno freddo in faccia. Le luci tremolanti dei neon mi seguono ancora per qualche secondo, riflettendosi sulle vetrate appannate dell'ingresso. La musica, attutita dalle pareti, pulsa ancora. Poi, passo dopo passo, tutto si ovatta, sento il mondo fermarsi.
Ho la bocca secca e le mani mi tremano. Stringo il telefono tra le dita, ma non lo guardo.
La verità è che ho il cuore in gola, e non riesco a capire se è per il bacio che non c'è stato, o per quello che stava per esserci. O per come mi ha guardata. O per come ho scelto di voltarmi e andarmene, anche se tutto dentro di me urlava resta.
Il freddo mi pizzica la pelle scoperta delle braccia, ma non mi copro. Mi fermo qualche secondo sul marciapiede, respirando a fondo e cercando di rallentare la mente, di frenare i pensieri. Ma sono troppi, come sempre.
Avrei dovuto baciarlo? No. Sì. Forse.
Lo volevo. Con tutta me stessa. Ma ho avuto paura. Paura che poi si staccasse e dicesse dinuovo "non sento nulla", come la sera scorsa. Paura che potesse essere solo un altro momento perso nel vuoto, come tutti gli altri.
E ora cammino sotto un cielo fitto, tra lampioni che tremolano e pozzanghere che mi riflettono.
Tiro fuori il telefono e invio un messaggio ad Evie e Sophia, per evitare che si preoccupino.
Io: Tutto ok. Torno a casa, sono stanca. Vi voglio bene.
Pochi secondi dopo arriva la risposta di Evie: Sei sicura? Vuoi che veniamo?
Scrivo un semplice "no tranquilla", poi metto il telefono in tasca e inizio a camminare più veloce.
Le strade sono semivuote, ma non mi sento sola. C'è un'eco intorno a me. Come se i ricordi camminassero al mio fianco. Uno per ogni passo. Uno per ogni respiro che faccio. E più avanzo, più qualcosa dentro di me si stringe.
I palazzi si susseguono familiari, e non me ne rendo conto finché i miei piedi non mi portano esattamente lì. Davanti alla sede della Howard.
Il cuore perde un colpo.
Mi fermo. Il palazzo è uguale a sempre: imponente, vetri scuri, insegna dorata che spicca nella notte. Ma per me è un mostro addormentato. E io, di colpo, sono dinuovo lì.
Il marciapiede sotto di me sembra piegarsi, il fiato mi resta in gola. Rivivo tutto come se fosse ieri, ma rimango immobile ad incassare ogni colpo.
Di colpo mi sembra di avere dinuovo diciassette anni. Di essere ancora in quell'ufficio. Di sentire le sue mani addosso.
L'ufficio era silenzioso. I corridoi deserti. Nessuno avrebbe dovuto trovarsi lì a quell'ora. Nessuno, tranne lui.
Era entrato nel bagno dello staff come se nulla fosse. Mi aveva sorriso. Quel sorriso. Falso. Viscido.