51- She's got away

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Ryan

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Ryan

Mi sembra di essere tornato al liceo, cazzo.

Kayden che non capisce un cazzo di quello che gli spieghiamo, e Aiden che si inventa ogni scusa per filarsela e cucinare biscotti come se fossimo a una festa del cazzo, invece che nel bel mezzo di un'indagine.

Gli anni sono passati, ma questi coglioni che ho come migliori amici sono rimasti sempre gli stessi.

Immaturi e testardi.

«Parlando di cose serie...» riprendo il discorso, battendo con l'indice sul tavolo invaso da fascicoli, fotocopie e appunti scarabocchiati.

La superficie non si vede più: solo fogli, cartelline e bicchieri mezzi vuoti di caffè freddo.

«Come hai fatto ad avere prove ufficiali dalla polizia?» La domanda di Sophia mi coglie di sorpresa. Non pensavo che qualcuno avrebbe sollevato il dubbio, ma lei be', lei è Sophia Miller.

Non muove un passo senza avere tutte le risposte.

«John Colbert, un amico di famiglia.»

Kayden alza lo sguardo e mi fissa di sbieco, con quell'aria che gli viene naturale, a metà tra il sospetto e la presa per il culo.

«Che c'è, Kay?»

Lui si limita a fare spallucce e a chinarsi di nuovo sul verbale che gli ho passato, come se non volesse sporcare la bocca con le parole che ha in testa.

«Amico di tuo padre? Sicuro che tra poco non ci saranno i nostri nomi scritti qui sopra?» lo sento dire con tono ironico, e per un attimo il sangue mi si gela.

«È stato lui ad aiutarmi a incastrare mio padre.»

Evie sgrana gli occhi, la sua espressione si accende come se avesse appena preso una scossa.

«Oh!»

Sophia scatta subito: la sua voce tradisce un ricordo che riaffiora.

«Ora ricordo! Sì, possiamo fidarci di quell'uomo. È stato molto gentile con me qualche anno fa» dice convinta, e sento un peso sollevarsi dal petto.

Otto ore. Otto fottute ore che siamo seduti a questo tavolo, piegati sui documenti fino a farci bruciare gli occhi. L'aria è ormai piena di silenzi e sbuffi, il ticchettio dell'orologio scandisce il tempo più dei nostri stessi respiri.

«Ehi, guardate qui.» La voce di Aiden rompe la monotonia. Ci passa uno dei fascicoli, indicando un punto preciso con l'unghia.

«Cosa c'è di strano?» domanda Evie, sfogliando avanti e indietro la pagina. A un primo sguardo non sembra esserci nulla di particolare.

«Guardate meglio.»

Kayden si raddrizza, annuisce appena e accosta al fascicolo un altro documento: le foto delle minacce trovate nella scatola.

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