50- Shut up and dance

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Helia

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Helia

Non sono ancora sicuro di averlo vissuto davvero. Quel primo incontro con Ginevra, così vivido nella mia mente, eppure sfuggente come un sogno che si dissolve appena apri gli occhi.

A volte mi sembra un ricordo nitido, come se potessi toccarlo, sentirne l'odore, persino il calore della sua mano che mi sfiorava. Altre volte, invece, si trasforma in un'ombra sfumata, una traccia leggera che scivola via non appena cerco di afferrarla.

Apro gli occhi lentamente, quasi con timore. Come se il mondo potesse sparire se solo li chiudessi di nuovo.

La luce del mattino entra dalla finestra, morbida e calda, e si riversa nella stanza.

Giro la testa con cautela e vedo Ginevra distesa di lato, il viso rivolto verso di me, i capelli disordinati sparsi sul cuscino come onde morbide. Una ciocca le cade delicata sulla fronte, incorniciando quel volto fragile e dolce.

Il suo respiro è calmo, regolare, un ritmo lento e tranquillo che mi rassicura.

Il suo polso sinistro è scoperto e riluce alla luce del mattino. Il bracciale che porta è sottile. Lo riconosco immediatamente. Quel dettaglio, così piccolo e semplice, è la prova tangibile che il nostro incontro non è stato solo un sogno, ma qualcosa di vero, di concreto. Quel bracciale è come un filo sottile che ci lega, un simbolo silenzioso di ciò che abbiamo condiviso.

Non era un sogno.

Si muove leggermente, come se il suo sonno fosse attraversato da immagini confuse, forse brutte sensazioni che non vuole raccontare.

Mi alzo piano dal letto, facendo attenzione a non far scricchiolare il pavimento di legno sotto i piedi.

Metto due fette di pane nella tostiera, poi spalmo con cura la marmellata alla ciliegia, la sua preferita.

Carico il vassoio con tutto quello che ho preparato: una tazza di latte caldo, il caffè fumante, il pane tostato, e qualche fragola fresca che ho trovato in frigo.

Tornando verso la camera, sento una musica che viene dal bagno, forte e allegra, un contrasto netto con la calma silenziosa del resto della casa.

Mi avvicino piano e sbircio dentro.

Ginevra è davanti allo specchio, con il tubo del dentifricio in mano e lo spazzolino pronto, ma non sta solo lavandosi i denti: balla e saltella seguendo il ritmo della musica a tutto volume.

«I got a pocket, got a pocketful of sunshine
I got a love and I know that it's all mine, oh, oh-oh» continua a saltellare guardandosi allo specchio, i capelli svolazzano a ritmo di musica.

Non appena mi vede non si ferma, anzi, mi prende per mano e continua a cantare con lo spazzolino tra i denti. «Sticks and stones are never gonna shake me, oh, oh-oh»

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