41 CAPITOLO

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Lily cercò di respirare.
Ormai i suoi polmoni erano bloccati dal gelo che le scorreva nelle vene.
I Dissennatori stavano facendo benissimo il loro lavoro, non le davano tregua, continuavano a sorvolarla.
Erano strani però, sembrava quasi che avessero ricevuto ordine da qualcuno di non attaccarla, perché da quello che aveva studiato su di loro, sembrava che solitamente non fossero molto pazienti e che anzi, tendessero a volersi nutrire di tutte le anime di cui disponevano.
Represse un conato di vomito al pensiero del famoso " bacio" e cercò di concentrarsi.
Ricordava quello che gli aveva sempre detto suo padre: ricordi felici.
Il vero problema era che in quel momento le sembrava di non averli. I Dissennatori la stavano privando di tutto e riuscivano solo a far riemergere tutte le cose orrende della sua vita e tutte le sue paure.
Prima che potesse anche solo provare a reagire, la sua testa fu invasa da milioni di ricordi. E tutti ricordi riguardanti il giorno dell' attacco.
Rivide James. La sua morte. Pezzi del suo corpo sparsi per la stanza e il dolore, il dolore che sembrava bruciarle nel petto come se lo stesse vivendo in quel momento.
Era come una scia fiammeggiante che le percorreva le vene al posto del sangue ed arrivava al suo cuore riducendolo ad un ammasso carbonizzato.
Suo fratello, il suo fratellone era morto per colpa sua.
Lei si era fidata degli Apocalittici, lei si era fidata di Aaron.
Gli aveva affidato il suo cuore, la sua paura di soffrire per Scorpius l' aveva portata a scegliere la via facile, ma non poteva essersi sbagliata di più.
Era già caduta in errore pensando di poter amare qualcuno che non fosse Scorpius e il disastro totale era stato fingere di non notare le sue strane manie.
Quel suo modo di osservare tutti e del sentirsi perennemente osservato, fino ad arrivare quasi all' ossessione.
Quella sua insicurezza perenne e quel suo modo di essere possessivo e incoerente.
Doveva capirlo. Doveva comprenderlo prima di arrivare a vederlo decimare la sua famiglia e a far soffrire la parte sopravvissuta.
Cercò di combattere i ricordi, ma il viso di Aaron le apparve sempre più nitido, ogni scena era viva e lei si sentì catapultata indietro di due anni.

Sentì il peso del corpo di Aaron su di sé e contemporaneamente il gelo delle sue mani che la toccavano dappertutto.
"Pensi di essere pronta per me?" le chiese e Lily non poté che scuotere la testa.
Aveva appena visto James morire e vedeva sua madre legata, la testa fissata al muro e gli occhi spalancati, sicuramente un incantesimo per essere sicura che vedesse tutto, che non perdesse niente di quello che stavano facendo ai suoi figli.
Non riusciva a vedere Albus, ma il fatto che non lo sentisse neanche urlare la preoccupava.
Improvvisamente in quella casa sembrava esserci un silenzio opprimente.
Silenzio. Silenzio assordante. Silenzio insopportabile.
Poi un urlo. Il suo.
Aaron le aveva infilato il coltello nella coscia e lo strisciò leggermente per lungo prima di estrarlo.
Lily sentì un dolore incredibile, accompagnato dal calore del sangue che le percorreva la gamba.
" Sono così sensuali le lame, non trovi?" la voce di Aaron e il suo alito sul suo viso le fecero serrare gli occhi, non voleva guardarlo, non poteva guardare quel mostro.
Lui fece scorrere la lama sull' altra coscia e Lily rabbrividì " sei un maledetto" disse e Aaron le prese le guance con l' indice e il pollice costringendola a guardarla negli occhi.
" Oh sì" disse " un maledetto bastardo" concordò con un sorriso folle e, con un movimento intenzionalmente lento, passò il manico del coltello sopra al suo pube.
Lily scosse la testa " non la passerai liscia" lo minacciò terrorizzata per quello che aveva paura volesse farle "dirò che sei stato tu..."
" Se sarai qua per raccontarlo" la interruppe e Lily sbarrò gli occhi, non sapeva perché, ma aveva paura che quella non fosse una minaccia di morte.
Urlò di nuovo quando il coltello le perforò l' addome e di nuovo quando sentì il dolore sullo sterno, sulle costole.
Gridò fino a quando cominciò a non capire più da quale punto del suo corpo provenisse il dolore, a non comprendere dove finisse il dolore delle pugnalate e cominciasse quello delle percosse.

" Basta" sibillò grattando le unghie nel terreno.
Il dolore la distrasse per un attimo dalla lotta con i suoi demoni interiori.
Non voleva cedere alla paura e alla disperazione, non poteva farlo, per sé e per suo figlio.
Il viso del suo bambino gli invase la mente, ma non era l' adolescente che aveva conosciuto, era quel bambino che aveva sofferto per colpa di quel mostro con il suo volto.
Sentì la nebbia nella sua mente diradarsi e i pensieri farsi più nitidi, mentre quel pensiero che era felice ma contemporaneamente non lo era, prendeva campo in lei.
Riuscì a mettersi seduta e prendere lunghe boccate d' aria, era molto lontana dallo star bene, ma si sentiva più se stessa.
Probabilmente era come quello che suo padre gli aveva sempre raccontato di Sirius, un ricordo che non era davvero felice e che non riuscivano a portarle via.
In effetti era così, sapere che suo figlio aveva sofferto in quel modo senza che lei riuscisse a salvarlo e proteggerlo la distruggeva dentro, ma il fatto che sapesse di non essere stata davvero lei era la sua ancora.
Cercò di appigliarsi al viso del suo bambino a quegli occhi che amava così tanto, quegli occhi così simili a quelli di suo padre e contemporaneamente si focalizzò sulla cicatrice che arrivava fino al suo labbro.
Alla cattiveria che aveva visto nella falsa se stessa quando l' aveva sfregiato.
" Non sono io " sussurrò e un lieve sorriso le increspò il viso.
Poi improvvisamente un' altra ondata di gelo la invase e il viso di Aaron tornò nella sua mente, catapultandola di nuovo indietro, come se un vecchio film volesse ad ogni costo emergere, spazzando via tutto il resto dalla sua mente.

Aaron si alzò da sopra di lei e andò verso una donna che da un angolo stava osservando tutto, ma che, principalmente sembrava non aver occhi che per sua madre.
Lo vide parlare con quella donna e intanto osservarla, poi vide la donna annuire e Lily sentì il suo cuore esplodere di dolore.
Le sue vene si svuotarono del sangue che le era rimasto e la testa si riempì di paure.
Aveva capito. Lui non aveva finito con lei, lui voleva portarla con sé.
Si ritrovò a scuotere la testa, o almeno ad immaginarsi di farlo dato che la debolezza le impediva di muovere la testa ripetutamente.
Non sarebbe andata con lui, sarebbe morta piuttosto.
Voleva morire, doveva morire.
Guardò il coltello che era ancora dentro di lei, era sicura che non fosse andato abbastanza a fondo.
Alla fine, Aaron, non voleva certo rischiare di ucciderla e perdere il suo giochino.
Uccidersi non era mai la soluzione, ma la realtà era che in quel momento non vedeva nessun' altra soluzione.
Mosse piano le dita, tutto era così faticoso, il braccio sembrava pesare come il piombo mentre cercava di sollevarlo piano.
Ogni movimento la sfiancava e l' avvicinava di più all' incoscienza, sentiva già l' eco nelle sue orecchie, come se tutto si stesse allontanando.
Chissà, forse sarebbe morta lo stesso, ma non poteva rischiare.
Non riusciva a pensare di poter restare nelle mani di Aaron, sapeva che stava di nuovo scegliendo la via più facile e non quella più giusta, ma per la prima volta si accorse di non riuscire più a combattere.
Vide gli occhi di sua madre che la osservavano e cercare di comunicarle di non farlo.
Lei aveva capito. Sua madre era sempre riuscita a comprenderla senza sforzo, si chiese se fosse sempre così.
Se ogni mamma poteva intuire cosa provava la figlia con la stessa facilità con la quale sua madre comprendeva lei, o se era una cosa che riusciva solo a Ginny Potter.
Le faceva male vedere con quale terrore la stesse osservando, ma Lily scosse piano la testa.
Ormai aveva deciso e niente avrebbe potuto fermarla.
Con la forza della disperazione afferrò il manico e spinse, spinse sempre più giù, sempre più a fondo, fino a quando il dolore non la travolse, fino a quando le urla che aveva nella sua testa si placarono e tutto attorno a lei tacque, fino a quando l' unica cosa che riuscì a sentire fu il lieve suono del suo cuore che sembrava rallentare.
In quel momento sorrise e lasciò che i suoi occhi si chiudessero facendo piano piano svanire il viso di sua madre.

Urlò e urlò ancora. Il ricordo di quel momento le stava dando delle fitte all' addome.
Ricordava ogni sensazione e ogni pensiero.
Le sembrava davvero di poterli risentire nella sua testa. Quel senso d' impotenza, quella paura della sofferenza e la sensazione che le morte sarebbe stata più facile.
L' unica volta che aveva scelto la via più semplice, l' unica volta che si era arresa, l' unica volta che aveva anteposto lei a sua madre e ai suoi fratelli ed il suo egoismo era stato punito.
Era sopravvissuta, ma si era provocata dei danni interni: ovaie, utero, tube, non ricordava neanche precisamente quello che le aveva detto Draco, ricordava solo che era grave e che le avrebbe impedito di avere dei bambini.
E lei, quel giorno, aveva confessato che era tutta colpa sua, che si era fatta del male da sola, di proposito.
Aveva confessato ad un Draco stupito tutto quello che le era successo e che poi aveva cercato di uccidersi meritandosi adesso quello che le era successo.
E invece adesso era incinta. Andava contro tutto quello che le avevano sempre detto, andava contro quello che aveva sempre pensato: ovvero che fosse la sua punizione.
Era successo. Aspettava il suo piccolo miracolo. Gli occhi di Scorpius, il giorno in cui glielo aveva detto, brillavano di un' incredulità tale che Lily si chiese se non sapesse qualcosa anche lui.
Al pensiero di Pegasus e di Scorpius il suo cuore si riscaldò di nuovo riportandola alla realtà e stavolta capì che doveva fare qualcosa.
Non aveva la bacchetta e non poteva evocare un Patronus, ma poteva comunque reagire.
C' era un modo per restare ancorata alla realtà ed era il dolore.
La sofferenza le avrebbe impedito di pensare e smettere di pensare e di ricordare le avrebbe impedito di impazzire.
Era qualcosa che doveva fare, ma era diverso rispetto a quella volta.
Stavolta non lo faceva per arrendersi, ma proprio per non farlo.
Si guardò intorno, ma con il buio e l' effetto dei Dissennatori che le sopiva la mente non riusciva a vedere niente.
Si mise di nuovo carponi e cercò qualcosa tastando alla cieca con le mani.
Sentiva di nuovo la sua mente cominciare ad intorpidirsi e il suo cervello sembrava gelarsi piano piano come un cubetto di ghiaccio che ha già ghiacciato la superficie.
Quando la sua mano urtò un sasso, lo prese e lo avvicinò al viso per guardarlo.
Le venne da piangere al pensiero del dolore, ma non poteva fare altrimenti, le sembrava di vedere le nuvole di fumo prodotte dal suo respiro. Il gelo stava tornando dentro di lei.
Prese il sasso con entrambe la mano destra e cominciò a strusciarlo sulla sinistra in un lento raschiare.
Si stava provocando dolore, ma non troppo da indebolirsi; non poteva permetterselo, doveva restare lucida in previsione della fuga che avrebbe fatto appena il sole si fosse affacciato in cielo.
***
Un suono acuto e persistente interruppe le voci di tutti e per un attimo ci fu solo il silenzio intervallato dai respiri affannosi di Pegasus che, nella momentanea quiete, stridevano le orecchie come delle urla strazianti.
" Scusate" disse Rose togliendo di tasca la sua evoluzione della Ricordella, vide il volto di sua madre e corse verso una stanza per trovare un camino tramite il quale comunicare.
Harry distolse per un secondo lo sguardo da sua figlia per spostarlo sulla nipote, aveva visto il colore del fumo che aveva circondato il viso di Hermione ed era rosso.
La nuova ricordella era molto più semplice e immediata della vecchia, poteva trasmettere anche immagini, di modo che uno potesse immediatamente ricordare cos' aveva dimenticato e oltretutto, se collegato con altre Ricordelle, funzionava anche da trasmettitore e il colore del fumo che avvolgeva la persona era in base all' urgenza di chiamata. Inutile dire che rosso, equivaleva ad emergenza.
" Dissennatori" la voce di Draco lo riportò alla realtà, si era alzato e adesso era accanto a lui e continuava a passare lo sguardo tra il nipote e Lily.
" Sono collegati, Potter" gli disse e Harry annuì " proprio come all' ospedale" concordò lui, continuando a guardare Lily e la sua espressione impaurita.
Non riusciva neanche ad immaginare cosa stesse vedendo. Non voleva sapere che cosa stesse ricordando.
" Maledizione" imprecò Draco sottovoce e Harry si voltò verso di lui, gli occhi verdi che lampeggiavano di rabbia " ti avverto, se adesso mi dici che potrebbero morire entrambi..."
" Pensi che mi faccia piacere?" lo interruppe Draco, ma Harry continuò a guardarlo, aveva paura di chiedere se con la sua risposta intendeva davvero che potessero morire.
" No, non stanno morendo, non per ora almeno" rispose Draco alla domanda che leggeva negli occhi del consuocero e anche se il suo tono di voce poteva sembrare ironico come sempre, Harry seppe dal suo viso che non stava affatto scherzando.
"I Dissennatori stanno agendo su entrambi" sentenziò " ma davvero?" chiese Harry sarcastico spostando gli occhi dalla figlia al nipote entrambi chini su se stessi.
" Questo non ci voleva la tua competenza medica per capirlo" lo becchettò Harry.
Sapeva che non era colpa sua, ma era così furioso per tutta la situazione.
Vedere sua figlia e Pegasus in quelle condizioni e sapere benissimo quello che si prova: quella disperazione e quel terrore che ti dilaniano il petto e ti portano via ogni grammo di felicità facendoti pensare che non esista niente di bello al mondo, lo stavano facendo uscire di testa , ed il fatto che Draco fosse portatore di brutte notizie lo stava portando a perdere il suo famoso autocontrollo.
Draco sospirò " allora arriverò al dunque...Pegasus sta aiutando Lily prendendosi parte del dolore, ma credo che il loro collegamento non li stia aiutando, anzi... credo che entrambi stiano lottando contro demoni diversi" Harry aprì le labbra e Draco annuì " più la connessione va avanti e più i loro ricordi rischiano di fondersi e allora..."inarcò un sopracciglio " non so se i ricordi di Lily e Pegasus sono come ce li siamo immaginati, ma insieme..." aprì le mani mimando lo scoppio di una bomba ed Harry sbarrò gli occhi. La pazzia di tanti prigionieri di Azkaban gli sovvenne davanti agli occhi.
" Merda" sussurrò " esatto" concordò Draco.
Harry stava per chiedere se non vi fosse un modo per separare la loro connessione quando Rose tornò, agitata e rossa in viso " zio Harry" chiamò e il suo tono fece voltare anche James e Albus, conoscevano la cugina e sapevano che quella voce poteva solo significare che c' era qualcosa che non andava.
" Che è successo?" chiese Harry, facendo un passo in avanti, ma bloccandosi quasi immediatamente.
Non riusciva a lasciare Lily e Pegasus.
Rose parve notare l' indecisione perché lo guardò con urgenza " devi venire subito, devi parlare con la mamma".
Hermione non era una persona che lo avrebbe disturbato in un momento del genere se non fosse stato importante, ormai la conosceva troppo bene, quindi annuì senza indugio " potresti chiamare tuo padre intanto e dirgli di venire qua, per favore?" chiese a Rose e quando la vide annuire entrò nella camera da letto.
***
Pegasus boccheggiò sotto il peso del ricordo di Lily.
Non riusciva a pensare nitidamente, la vista di sua madre che decideva di uccidersi per non continuare ad essere torturata lo stavano uccidendo.
In lontananza sentiva la voce di suo padre, di Cris, di J.J., ma gli sembravano così lontane, ormai gli sembrava di essere circondato solo da morte e disperazione.
Esisteva qualcosa di bello nella vita?
Vide la sua immagine di bambino, vide il divano verde e infine vide Lily, la finta Lily, quella che sapeva gli aveva fatto del male.
" Mamma, basta" ansimò e sentì un calore sulla mano che immaginò essere suo padre.
Quando vide quella donna cominciare a torturarlo, non resistette, si prese la testa tra le mani.
" Mamma, basta...mamma, per favore..." ormai la sua voce era rotta ed il suo viso si stava riempiendo di lacrime cadute.
Non riusciva a resistere. Era tutto così duro.
Quando vide di nuovo la donna fargli del male, immergergli le mani nell' acqua bollente e godere delle sue grida, Pegasus urlò come se lo stessero uccidendo.
" BASTA!"
Lo gridò così forte che i vetri di tutte le finestre s' infransero e tutti fecero un passo indietro temendo il peggio, urlò così forte che i suoi occhi divennero rossi e così le linee delle sue mani che cominciarono a proiettare di nuovo.
" Mio Dio" sussurrò Zoe riconoscendo Pegasus nel bambino biondo che era di fronte e lei.
" Non voglio vedere" sussurrò J.J. scuotendo la testa.
Sapeva cosa avrebbe visto. Suo cugino gli aveva raccontato tutto e solo lui conosceva ogni minima cosa che gli era stata fatta e non voleva vedere, ma non si mosse di un millimetro, le sue gambe erano piantate fisse a terra, andarsene gli sarebbe sembrato come fuggire, come abbandonare Pegasus.
E loro avevano fatto un patto da bambini.
Quando tutto cominciò ad essere orribile, quando la guerra iniziò a diventare intollerabile, ad impedirgli di andare a scuola e a costringerli ad una fuga continua perché i loro genitori erano i più ricercati dagli Apocalittici.
Allora strinsero quel patto: loro non si sarebbero mai lasciati.
Solo la morte avrebbe impedito loro di stare insieme.
E non avrebbe mai smesso di pensarla così e quindi, nonostante fosse l' ultima cosa che voleva fare, se ne stette immobile.
Fermo sul suo posto, con il cuore che batteva come il ticchettio di una sveglia impazzita, i pugni serrati e gli occhi sbarrati, continuando a guardare la sevizia di quella maledetta e accorgendosi che la sua vista diveniva sempre più sfocata a causa della lacrime che la offuscavano.
" Per favore, Pegasus, concentrati" disse Scorpius con voce provata.
Lui aveva già visto quelle immagini, ma quello non lo rendeva più semplice, avrebbe solo voluto continuare a scusarsi per tutta la vita con suo figlio e provare a dimenticare, ma sapeva che non ci sarebbe riuscito mai.
Quelle immagini erano troppo. Erano troppo dolorose per lui e guardandosi un attimo intorno capì che non era il solo ad essere sconvolto.
Erano troppo per suo padre che sembrava fosse stato congelato sul posto. Troppo per Albus che aveva distolto gli occhi e adesso guardava il pavimento, troppo per Alice e Zoe che piangevano ininterrottamente e per James che aveva la mascella talmente contratta che Scorpius si chiese se non gli si sarebbe rotta e, decisamente troppo per Cris.
Quella ragazza era il ritratto del dolore. Non piangeva, ma era solo perché sembrava essere andata oltre alle lacrime.
Aveva nel viso la stessa consapevolezza e lo stesso dolore che vedeva in J.J., sembravano partecipare alla sofferenza di Pegasus con ogni fibra di se stessi.
" Pa...p...à" ansimò Pegasus e il suo richiamo fece tornare Scorpius alla realtà e tornò a guardarlo.
" Pegasus..." Scorpius s' interruppe subito perché non sapeva cosa dirgli, stava cercando di aiutarlo a superare la cosa, ma come poteva fare?
Era sempre stata Lily quella coraggiosa, quella che trovava le soluzioni.
Lo sentì urlare e osò guardarsi alle spalle.
Adesso che i ricordi erano proiettati poteva farsi un' idea di cosa stava vedendo ed aiutarlo in quel senso.
Quando vide che Pegasus era dentro casa Potter, capì che si trattava di un ricordo di Lily.
Sgranò gli occhi e guardò anche i fratelli Potter e capì dai loro sguardi terrorizzati che anche loro avevano riconosciuto il giorno più brutto della loro vita.
Strinse i pugni grattando le nocche a terra sentendo la rabbia invaderlo come un fiume in piena.
Maledetti bastardi.
Non era giusto. Lily era sola e senza una bacchetta, non doveva affrontare tutto questo.
Non poteva affrontare tutto questo.
E se... non voleva neanche pensarci, non poteva pensare di perdere Lily ed anche se la sua testa continuava a ripetergli che lei lo aveva già fatto una volta, il suo cuore continuava a ripetergli che Lily non lo avrebbe mai fatto, non lo avrebbe fatto per non uccidere il loro bambino.
" Pegasus, devi allontanarti" la voce di suo padre lo fece voltare, si stava chinando accanto a loro e stava cercando di parlare con Pegasus, ma non gli stava dicendo quello che Scorpius pensava gli avrebbe detto.
" Che stai dicendo?" chiese rabbioso al padre, ma Draco non lo guardò e continuò a parlare a Pegasus.
" Pegasus, ascoltami...devi allontanarti" ripeté, il suo tono era perentorio nonostante la sua voce non fosse sicura come sempre, a testimonianza che i ricordi di Lily e di Pegasus lo avevano sconvolto.
" Cosa fai?" chiese ancora, ma Draco continuò a guardare Pegasus.
" E' l' unico legame che abbiamo con Lily" protestò e stavolta Draco si voltò verso di lui e annuì " lo so" gli rispose, ma poi ricominciò a parlare con il nipote ripetendogli le stesse cose.
Scorpius perse la pazienza " mi dici cosa stai facendo?" domandò di nuovo e stavolta lo afferrò per un braccio, costringendo suo padre a voltarsi verso di lui e a guardarlo, davvero, negli occhi.
Le sue iridi erano di un azzurro così gelido che sembravano due pezzi di ghiaccio, ma anche quelli di Draco non erano meno rabbiosi.
" Hai avuto solo un assaggio dei loro ricordi, Scorpius" gli disse " solo un assaggio e come ti senti? Io sono devastato... non credo che nessuno dei due possa resistere ancora".
Scorpius trasalì e guardò di nuovo suo figlio, sembrava che stesse divenendo sempre più cereo e svuotato.
Draco lo guardò un secondo inarcando un sopracciglio come a chiedergli se fosse chiaro e quando non lo vide rispondere, riportò di nuovo la sua attenzione su Pegasus " devi staccarti" gli disse ancora, ma Pegasus sembrava non sentirlo, ormai perso nel mondo dei ricordi " non ce la faccio" si oppose, la sua voce era un ringhio di sofferenza.
Cris guardò Scorpius e i suoi occhi disperati, la moglie e il figlio erano connessi e questo lo stava letteralmente mandando fuori di testa, poi guardò Pegasus e lo sguardo le cadde sulle sue guance bagnate di lacrime " non ce la faccio" stava ripetendo e il cuore le saltò un battito.
Sentì l' impulso di aiutarlo e prima ancora di pensare cosa poteva fare vide le sue mani alzarsi e circondargli il viso asciugandogli le lacrime con le dita " da quando in qua, Pegasus Malfoy non ce la fa a far qualcosa?" scherzò con la voce rotta.
Sentiva il suo cuore così pieno di dolore a vederlo con gli occhi iniettati di sangue ed il volto madido di sudore.
Lui però parve sentire la sua voce e alzò gli occhi su di lei, spostandoli finalmente da terra.
" Cris" disse e lei sorrise annuendo. La stava vedendo, stava vedendo lei e non i ricordi.
Sorrise ancora più ampliamente " non ti lascio" gli disse e lui annuì continuando a tenere gli occhi fissi in quello squarcio di cielo.
Cris guardò i suoi occhi grigi e quelle scaglie castane che amava tanto infine lo baciò.
Non un bacio lungo e passionale, semplicemente un contatto di labbra, fugace, rapido, ma pieno di amore.
Pegasus chiuse gli occhi e per un attimo i pensieri gli si azzerarono, non c' erano i suoi ricordi, non c' erano quelli di sua madre.
C' era Cris. C' era il loro bacio.
Cris sembrò leggergli nel pensiero perché arrossì leggermente, maledicendosi da sola, solo lui riusciva a farla scoprire così.
Lo sentì prendere un respiro più forte e si riconcentrò su di lui.
Seguì i suoi movimenti, quella che sembrava una lenta rinascita: lo vide alzarsi sulle ginocchia senza smettere di guardarla, quasi come se fosse il suo salvagente, ciò che gli impediva di annegare.
Cris non si sottrasse al suo sguardo, non lo avrebbe mai fatto anche se non avesse capito che lo stava aiutando.
Lo amava troppo. Maledizione, si era decisamente innamorata di lui.
Lo sentì ansimare sempre più forte mentre cercava di rimettersi in piedi e lei si mise in piedi con lui, la mano nella sua e il suo corpo vicinissimo a quello di lui.
Con la coda dell' occhio vide Scorpius appoggiarsi al muro e piegarsi su se stesso stremato, ma comunque concentrato su ogni movimento del figlio.
Pegasus fu scosso da un altro brivido, ma guardò di nuovo Cris, il sapore delle sue labbra ancora vivo sopra le proprie.
Si appigliò a quello, un ricordo felice.
Uno dei ricordi migliori e improvvisamente la sua testa si riempì di ricordi felici ridonandogli calore.
Rivide lui e suo padre quando parlarono dentro la sua testa.
Lui e J.J. che scherzavano sopra al letto.
Lui e sua madre che ridevano del panino preparato da Draco e ancora ricordi con i suoi nonni, con Zoe e ogni ricordo, ogni volto sorridente che vedeva riuscivano a donargli un po' più di forza.
La verità era che il viaggio nel passato lo aveva salvato in ogni modo possibile.
Era riuscito a donargli finalmente dei ricordi felici.
E se adesso voleva avere dei ricordi di sua madre, dei veri ricordi con lei.
Dove entrambi fossero consapevoli di chi fosse, allora doveva lottare.
Strinse più forte la mano di Cris prima di lasciarla e sentendo una forza che non era sicuro di aver avuto prima, lasciò, per la prima volta, che il suo cuore guidasse i suoi poteri.
Il suo cuore che in quel momento era pieno di tutte le persone che amava, la sua mente con i volti di Cris, dei suoi genitori e di tutti gli altri.
Appoggiò le sue mani sul muro dove aveva proiettato le immagini di sua madre e si lasciò guidare dal suo potere, le linee delle sue mani divennero dorate e gli occhi ci concentrarono sull' immagine di Lily divenendo a sua volta del colore dell' oro colato.
" Pegasus..." iniziò la voce stupita di J.J. ma lui non lo sentì, sembrava essere lì senza esserci davvero.
" Mamma" la voce di Pegasus fece capire a Scorpius cosa stava succedendo, si stava collegando con lei.
L' esatto opposto di quello che avrebbe dovuto fare per non rischiare di confondere i ricordi, per non rischiare di soccombere entrambi sotto al peso dei ricordi dell' altro, ma più guardava suo figlio e più capiva che non sarebbe andata così.
Gli sembrava che della sofferenza e del terrore che lo avevano invaso poco prima non fosse rimasto più niente.
***
" Mamma".
Lily si fermò nell' atto di strusciare per l' ennesima volta il sasso sulla sua mano.
Le sembrava di aver sentito qualcuno... scosse la testa, non era possibile.
" Per favore, mamma".
" Mamma" la voce di Lily ripeté l' ultima parola.
Le sembrava di nuovo di aver sentito chiamare mamma e per un attimo le era sembrata la voce di Pegasus, ma non aveva senso.
Il Pegasus che aveva imparato a conoscere non l' avrebbe mai chiamata mamma.
Lui la odiava, la credeva cattiva, non l' avrebbe mai perdonata.
Si passò il sasso con più vigore nella mano, quei pensieri non la stavano aiutando a restare ancorata alla realtà.
In quel secondo di lucidità provocata dal sasso si guardò la mano illuminata.
La mano del Triskel. Era stato sicuramente attraverso quello che suo figlio l' aveva sempre aiutata.
Il suo piccolino la proteggeva attraverso il suo ventre, mentre il grande la salvava attraverso il Triskel sulla sua mano.
Vide per un attimo gli occhi svegli e furbi di suo figlio e la sofferenza che vi aveva sempre notato dentro.
" Vorrei tanto vederti ancora" sussurrò e il volto di suo figlio si formò davanti ai suoi occhi.
Sembrava reale, ma contemporaneamente traslucido come un ricordo e i suoi occhi erano dorati.
Non era lui. La sua immaginazione le stava giocando brutti scherzi. Forse stava davvero morendo.
Abbassò gli occhi ricominciando a torturarsi con il sasso, non riusciva a guardarlo. Era davvero troppo doloroso.
" Mamma" quando lui la chiamò di nuovo lei alzò finalmente gli occhi.
" Mi dispiace" gli disse e i suoi occhi castani si velarono immediatamente guardando quelli del figlio.
Sembrava sfinito, i suoi bellissimi occhi erano infuocati e pieni di dolore e i suoi lineamenti così perfetti, erano distorti dalla sofferenza.
" Mi dispiace" ripeté e Pegasus scosse la testa capendo a cosa si stava riferendo " per cosa?" le chiese con la voce rotta " non eri tu" chiarì, ma dal tono della sua voce Lily poteva sentire quanto dolore ci fosse in lui.
" Mi dispiace lo stes..."
" Non farlo" la interruppe e Lily vide la decisione negli occhi di suo figlio " non eri tu, non hai niente di cui scusarti".
Lily fece di nuovo cenno di diniego, le sembrava di poter vedere dentro la testa di Pegasus, di poter sentire ogni cellula celebrale che si opponeva a quella che aveva sempre creduto la verità.
E questo la fece tornare alla realtà, quello non era suo figlio, era un' immagine prodotta dalla sua mente, un prodotto utopico, dove il suo bambino la ascoltava senza perdere il controllo e lei poteva scusarsi.
" Se tu fossi il vero Pegasus non diresti così..."
" Mamma..."
" E neanche mi chiameresti mamma" disse tristemente " e sai qual è la cosa buffa?" gli chiese retoricamente " che avresti ragione" ammise e la voce le si spezzò dal dolore facendo trasalire Pegasus.
Ma poteva trasalire un' immagine prodotta dalla sua testa? A quel punto però non voleva più fermarsi.
" Hai ragione perché ogni volta che hai urlato, era il mio nome che invocavi; ogni calcio, ogni..." un singhiozzo le impedì di continuare e si prese il viso tra le mani " ogni percossa, ogni tortura ero io che te la infliggevo..." scosse la testa ormai vicino alla disperazione.
" Non eri tu" la voce di suo figlio le penetrò il cervello, ma lei scosse di nuovo la testa.
"NON IMPORTA" urlò " NON IMPORTA SE NON ERO DAVVERO IO..." gridò ancora " ogni volta che hai urlato il mio nome, il nome di tua madre, lo hai fatto con paura e terrore ed io non ero lì a proteggerti..."
" NON E' VERO" la interruppe Pegaus urlando a sua volta e Lily spalancò gli occhi " tu eri lì, tu mi hai protetto in modi che non immagini nemmeno...tu sei riuscita ad essere una madre anche se non lo eri...tu eri Emily" le disse e Lily sgranò gli occhi.
Emily se ne era dimenticata. La cameriera che era sempre stata vicina a suo figlio, quella era lei e suo figlio lo sapeva.
Oddio. Lo sapeva e lo sguardo con il quale la stava guardando, nonostante gli occhi non fossero i suoi soliti occhi, quello sguardo era così vivido.
" Sei davvero tu?" sussurrò e lui assentì con la testa. Un sorriso le increspò le labbra " Santo cielo...sei qua" disse alzando una mano, ma non riuscendo a toccare niente.
" Sono una proiezione, dimmi dove sei, mamma" le disse dolcemente e il cuore di Lily si fermò a quell' ultima parola.
Gli occhi le si riempirono nuovamente di lacrime.
L' aveva davvero chiamata mamma? Se in quel momento avesse avuto una bacchetta era sicura che avrebbe prodotto un Patronus bellissimo.
***
Il viso di Hermione fluttuava al movimento delle fiamme e lui s' inginocchiò per guardarla negli occhi.
" Harry, Rose mi ha detto di Lily...Dissennatori..."
" Herm, per favore dimmi perché hai chiamato" la interruppe e Hermione annuì, non aveva bisogno di formalità da parte del suo migliore amico.
" Ricordi la ricerca che mi hai dato da fare sui genitori di Cindy?" Harry annuì ed Hermione proseguì " Suo padre Julio Mario Marquez è un semplice Babbano, ma era la madre... non trovavamo niente su di lei perché usa il nome del suo terzo marito..."
" Terzo?" Harry inarcò entrambe le sopracciglia " già, terzo e indovina? sono tutti morti..."
Harry sentì la bocca secca, una vedova nera.
Probabilmente se avessero indagato avrebbero scoperto che era immischiata in tutte le loro morti.
Si schiarì nervosamente la gola, aveva paura a chiedere chi fosse perché il nome della madre di Cindy gli aveva fatto pensare a quella ragazza mora che già ai tempi della scuola aveva qualche rotella fuori posto e la mania di giocare con filtri e pozioni. Solo che il cognome non era quello e poi non aveva mai visto un' immagine e Cindy non ricordava niente di lei quindi non avevano potuto analizzare i suoi ricordi.
" Oddio è davvero...?"
Hermione annuì ed Harry scosse la testa " ma Ron l' aveva interrogata dopo che suo figlio fu arrestato..."
Hermione annuì di nuovo " già, ma vedi dov' è la sua bravura? Lei sta nelle retrovie e lascia che i suoi figli si sacrifichino per lei" sospirò " davvero una madre esemplare, non trovi?"
Harry sentì vagamente il rumore dei vetri che s' infrangevano nella sua stanza e registrò con la coda dell' occhio la bocca di Hermione che si aprì stupita, ma non si distrasse.
Era troppo concentrato su quello che stava scoprendo. Si poggiò il palmo della mano sulla fronte massaggiandosela leggermente, gli sembrava d' impazzire.
Lui avrebbe dovuto capirlo.
" Harry, non potevi saperlo" lo rimproverò Hermione facendogli capire che stava intuendo i suoi pensieri.
" Lei è sempre stata ai margini del mondo magico, da quando suo figlio era stato arrestato sembrava una donna distrutta, sapevo che si era ritirata fuori Londra..."
" Ma non sappiamo dove" la voce di Harry era rabbia pura e Hermione sorrise " invece sì..."
" Devi ringraziare Cho per questo" Harry inarcò un sopracciglio " Cho?" chiese stupito.
" Già, come ben sai le segretarie sono delle grandi osservatrici...e dopo che le hanno ucciso la figlia lo è stata ancora di più"
" Hermione, potresti evitare di parlare per enigmi?" la rimproverò e Hermione sorrise " nessun enigma ti assicuro" rispose, poi Harry non la vide più, sentì frusciare dei fogli, infine il viso di Hermione riapparve nel fuoco " un minuto e sono da voi" aggiunse.
" No, Hermione, dimmi subito dove devo andare" le impose, ma Hermione scosse la testa " non pensarci neanche, Harry..."
" Mia figlia è con i Dissennatori!" le disse alterandosi, ma Hermione non si scompose.
" E infatti, se mi lasci venir via, arriverò da te in un baleno" gli disse con la voce che somigliava un po' troppo all' Hermione dei tempi di scuola " ma non provare neanche a chiedermi dove andare perché ti conosco troppo bene e tu, da solo, non andrai da nessuna parte" concluse e la connessione si chiuse prima ancora che Harry potesse ribattere.
Harry ebbe uno scatto di rabbia, ma si calmò subito, in quel momento gli serviva la lucidità nei pensieri, senza contare che, sicuramente, anche lui avrebbe fatto la stessa cosa a parti invertite, oltretutto Hermione e Ron lo conoscevano davvero troppo bene per provare a mentir loro assicurandogli che li avrebbe aspettati.
Lui era l' impulsività fatta persona pensò lasciandosi cadere indietro, in posizione seduta, era sicuro che se avesse provato ad alzarsi in quel momento le gambe non lo avrebbero retto.
Piegò le ginocchia e vi appoggiò le mani, tutta questa storia aveva dell' incredibile.
Ora che sapeva di chi si trattava, chi aveva orchestrato tutto, si sentiva ancora più colpevole e più ci pensava, più capiva da chi Aaron Corner avesse preso il suo lato ossessivo verso Lily.

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