" Ciao".
Pegasus si voltò di scatto, ancora non aveva imparato a gestire la paura, eppure ormai era libero da più di dieci giorni, doveva mettersi in testa che non aveva niente da temere, che adesso era in salvo, al sicuro con suo padre.
Guardò il gruppo di bambini davanti a lui con J.J. in prima fila.
Pegasus guardò suo cugino, ormai dopo dieci giorni nei quali erano stati sempre insieme, aveva imparato a conoscerlo e l' espressione dipinta sul suo viso in quel momento, poteva voler dire solo che era felice e moriva dalla voglia di dirgli qualcosa.
" Loro pranzeranno da noi oggi, vogliono conoscerti, sai?" lo informò con aria solenne, come se invece che sei anni ne avesse molti di più.
Pegasus inarcò le sopracciglia, avrebbe voluto chiedere chi fosse il gruppetto dei cinque, ma preferì rimanere in silenzio, sapeva che era una domanda sprecata, visto che J.J. aveva il viso di uno che moriva dalla voglia di fare le presentazioni.
" Loro sono i Lupin" presentò, indicò il ragazzo più grande, nonché unico maschio " lui è Remus, ha diciassette anni" dichiarò con una voce piena di devozione e Pegasus guardò il ragazzo sorridente che gli stava tendendo la mano.
La strinse mentre suo cugino snocciolava gli altri nomi e le loro età, poi arrivò alle piccoline del gruppo " Loro sono Zoe e Cris e hanno cinque anni".
" Entrambe?" chiese Pegasus con la curiosità di un bimbo di sei anni " sono gemelle" spiegò J.J. come se gli stesse comunicando una cosa importantissima.
Pegasus annuì e guardò le bambine, entrambe avevano i capelli biondi e tagliati a caschetto, solo il colore dei vestiti le differiva altrimenti sarebbero state identiche.
La prima gli tese la mano allo stesso modo che aveva visto dai suoi fratelli " io sono Cris" gli disse, poi si voltò verso sua sorella con il viso contratto di rabbia " smettila, Zoe" la rimproverò in un sussurro, quando l' altra bambina si mise a ridere, Cris s' imbronciò e Remus intervenne, le mise una mano sulla spalla e si chinò fino a raggiungere le sue orecchie " è solo gelosa" mormorò, ma a voce abbastanza alta per provocare la sorella e farla smettere; Zoe aggrottò immediatamente le sopracciglia " io non sono gelosa di lei" protestò e mentre lo diceva i suoi capelli divennero viola, così come i suoi occhi.
Pegasus aprì e chiuse le labbra, non aveva mai visto una cosa del genere " come hai fatto?" chiese e non riuscì a nascondere lo stupore.
J.J. scoppiò a ridere " dovresti vedere la tua faccia ora" lo prese in giro e tutti si unirono alle risate, tutti tranne Cris che lo osservava come se lo stesse valutando.
" Zio Scorp non ha bambini" disse poi e lui si voltò verso di lei offeso " certo che ce l'ha" protestò " no, che non ce l' ha, io sono sempre venuta qua a mangiare e lui non ha mai parlato di un bambino" si oppose.
" Smettila, Cris" la rimproverò suo fratello, mentre gli altri osservavano il viso rabbuiato di Pegasus.
Cris obbedì a Remus e si zittì e tutti cercarono di cambiare discorso fino a quando non fu ora di pranzare.
Pegasus però mangiò pochissimo, quello che gli aveva detto quella bambina lo aveva fatto star male.
Era vero, lui era solo un bambino, ma non gli sembrava normale che suo padre non avesse parlato a nessuno di lui.
La paura di essere abbandonato e tornare con la sua mamma si insinuò in lui facendolo rabbrividire.
Appena tutti si alzarono, lui li imitò, ma non aveva voglia di giocare con quella bambina, per cui scelse di andare a sedersi in un angolo del giardino che aveva già fatto suo: era piuttosto appartato però permetteva di tenere d' occhio tutta la casa.
Chiuse gli occhi concentrandosi sul calore del sole che filtrava dalle fronde dell' albero.
Nessuno di loro sapeva che cosa voleva dire per lui, suo padre doveva volergli bene, altrimenti non lo avrebbe salvato. No?
Se non gli fosse importato di lui non lo avrebbe preso di nuovo con sé.
Lui almeno gli voleva bene, lui lo avrebbe curato e amato, non come la sua mamma...
" Se sei suo figlio dov' è la tua mamma?"
Pegasus aprì gli occhi e per un attimo pensò di star ancora fissando il cielo, invece erano gli occhi curiosi e spalancati della bambina di prima, Cris, sì, si chiamava Cris.
" Io non ce l' ho la mamma".
" Tutti hanno una mamma" replicò lei come se volesse sfidarlo a negare.
Pegasus reclinò la testa all' indietro fino a toccare l' albero " io no" ribatté seccamente " allora sei un bugiardo" lo offese lei.
" Scusa?" lui si voltò di nuovo di scatto i pugni stretti tesi lungo le sue cosce.
" Tutti hanno una madre, anche io... può essere andata in cielo come la mia, ma tutti ne hanno una" la vocina infantile e lamentosa di Cris lo fece arrabbiare ancora di più.
Come poteva essere così fastidiosa ed essere amica di J.J.?
" Bè, io non ce l' ho" disse Pegasus alzandosi in piedi e divenendo in quel modo più alto di lei.
Sentiva il suo corpo rigido come l' albero che aveva alle spalle.
Lui non aveva una mamma, perché quella non era una mamma.
" Allora sei un bugiardo" ripeté Cris.
La voce di sua madre che gli urlava che era un bugiardo gli perforò le orecchie proprio mentre Cris iniziava un balletto accompagnando la parola bugiardo.
" Non sono un bugiardo" protestò debolmente Pegasus lottando contro i suoi ricordi che sembravano sopraffarlo.
" Bugiardo, bugiardo" Cris continuò a ripeterlo felice di averlo fatto diventare triste.
Quel bambino era davvero antipatico, lei lo aveva notato subito.
Pegasus sentì le mani tremare e le strinse più forte, sentiva le unghie premere nella pelle.
" Bugiardo...sei un bugiardo e verrai punito" lo prese in giro.
Pegasus spalancò gli occhi e cominciò a sudare, le lacrime che gli pungevano gli occhi minacciando di scendergli.
SEI UN BUGIARDO, DEVO PUNIRTI!
La voce cattiva di sua madre aveva ormai preso possesso del suo cervello, adesso non vedeva più Cris che si era fermata e lo stava fissando, non sentiva più la sua voce, ma vedeva sua madre e sentiva la voce di lei.
Si portò le mani alla testa, la parola bugiardo che continuava ad echeggiare e il mal di testa e il dolore e tutte le prove e tutte le punizioni e...
Aveva voglia di vomitare. Non ce la faceva, non poteva stare di nuovo con lei.
" Smettila" urlò Cris indietreggiando senza smettere di guardarlo, i suoi occhi le sembravano vitrei e soprattutto erano rossi.
Non aveva mai visto degli occhi rossi, ma lui non la stava ascoltando.
Cris notò che era nel suo mondo, un mondo dove nessuno poteva entrare, ma che sembrava farlo stare molto male.
Indietreggiò di un passo, lei non voleva...
" Basta...mamma...BASTA!" urlò Pegasus ormai fuori di sé, agitò la mano e Cris si ritrovò sbalzata in aria prima di ricadere sul prato battendo il viso.
Si alzò leggermente, si era fatta male, ma non riusciva a staccare gli occhi da quel bambino.
Il suo viso era il ritratto della paura e da quegli occhi rossi scendevano le lacrime. Era colpa sua?
Cominciò a correre ed urlare " Rem, Rem".
Quando alla fine il fratello si affacciò Cris vide il suo viso preoccupato " Per Silente, Cris, stai sanguinando" le disse prendendola per le spalle e fermandola per constatare cosa avesse.
" Ti sei rotta il labbro" dichiarò e quando le passò delicatamente un dito sopra al labbro superiore, Cris sentì un bruciore e gemette tornando ad avere le lacrime agli occhi.
" Che è successo?" chiese Scorpius comparendo alle spalle di suo fratello, quando Cris vide quegli occhi così simili a quelli del bambino cominciò a piangere e singhiozzare " mi dispiace, Rem" disse e Scorpius alzò gli occhi da lei.
Una strana sensazione sembrò fargli vibrare la pelle.
Vagò con lo sguardo fino a quando non lo vide, il suo cuore mancò un battito nell' esatto momento in cui le sue gambe si mossero " PEGASUS!" urlò.
Non riusciva a vederlo, ma sapeva con esattezza dove si trovava, se non fosse bastato il suo cuore a guidarlo, vedere la catasta di legna che c' era dove prima era presente un albero sarebbe stato più che sufficiente.
Quando finalmente Pegasus riprese conoscenza vide suo padre chino su di sé e tutti gli altri attorno.
Si sentiva così stordito.
Cos' era successo? L' ultima cosa che ricordava era che aveva sentito la voce di sua madre.
Merlino, sua madre. No!
Si alzò di scatto a sedere, guardandosi automaticamente intorno " stai giù, Pegasus" la voce di suo nonno Draco era severa mentre gli porgeva una pozione che lui guardò con diffidenza.
Non era ancora abituato a fidarsi di loro.
" Pegasus, cosa è successo?" gli chiese suo nonno Harry inginocchiandosi, ma Pegasus scosse la testa, non voleva parlarne con nessuno.
Poi i suoi occhi trovarono quelli della bambina bionda, aveva un' espressione di colpa sul viso e il labbro superiore sembrava spaccato.
Suo padre seguì il suo sguardo e poi lo riportò su di lui " dovresti scusarti con lei" disse deciso, ma Pegasus non abbandonò lo sguardo della bambina " non ho niente di cui scusarmi" rispose con una determinazione che lo fece sembrare più grande dei suoi sei anni.
Cris incrociò le braccia al petto " neanche io" disse sorda ai rimproveri dei fratelli.
" Allora potreste ricominciare da capo" propose J.J. ed entrambi lo guardarono come se fosse un alieno.
" Vi siete stati antipatici dall' inizio, perché non ricominciate da capo?"
Alzò gli occhi al cielo vedendo che entrambi continuavano a non capirlo e quindi si mise in mezzo a loro.
" Lei si chiama Cris Lupin e ha cinque anni, lui invece è mio cugino Pegasus Malfoy" presentò ed avvicinò le mani dei due fino a quando non furono di fronte.
Gli adulti li osservarono con un sorriso mentre si stringevano la mano ancora diffidenti, poi Scorpius cominciò a parlare con Harry e Draco del come avesse fatto Pegasus a provocare una tale devastazione nel giardino ed anche gli altri smisero di por loro attenzione.
" Remus mi ha detto che la tua mamma era cattiva" disse lei semplicemente " neanche io vorrei una mamma così" aggiunse con naturalezza.
Poi lo guardò e piegò la testa di lato, come se lo stesse valutando di nuovo " non sei così antipatico come sembri" gli disse e per la prima volta da quando era stato liberato, Pegasus sorrise " tu invece sì" ribatté per farle rabbia e infatti ottenne un' occhiata di fuoco, ma furono interrotti prima che lei potesse replicare.
" Andiamo, Cris" la chiamò Remus tornando verso la casa.
Lei si voltò verso il fratello e poi tornò a guardarlo, sembrava gli volesse dire qualcosa, ma invece i suoi occhi brillarono e lei scosse la testa sorridendo e alzò una mano " ci vediamo, Axus" lo salutò prima di correre via.
" Pegasus" la corresse lui, ma la bambina si limitò a sorridere di nuovo prima di raggiungere la sua gemella.
Pegasus si svegliò e la prima cosa che sentì fu che qualcosa gli stava pizzicando il naso.
Aprì gli occhi e vide Cris addormentata accanto a lui, i capelli sparsi sul cuscino e così vicini al suo viso che poteva sentirne l' odore.
Quel buonissimo odore di frutti di bosco tipici di lei.
Ecco spiegato il sogno. Era il ricordo della prima volta che si erano visti.
Erano davvero due mocciosi capricciosi, due pesti, uno più orgoglioso dell' altro, lei lo aveva ferito nel profondo quel giorno, nonostante fosse piccola, di proposito o no, aveva saputo dove affondare la lama, ma anche lui l' aveva ferita e proprio fisicamente invece.
Le guardò le labbra, la piccola cicatrice sopra al labbro superiore sembrava portare il marchio della colpa.
Lei non lo aveva mai incolpato e dopo quel giorno diventarono amici, ma lui non aveva mai dimenticato.
Chiaramente non era la sua unica cicatrice, in un mondo con la guerra e la devastazione come il loro, la piccola cicatrice che aveva sul labbro era ben poca cosa, oltretutto era solo un bambino e non si era neanche reso conto.
Si sentiva così in colpa perché era stata la sua prima perdita di controllo da quando era stato liberato ed era stato con lei, però, contemporaneamente ogni volta che pensava a quel giorno, ricordava che grazie a lei aveva sorriso per la prima volta da che ne aveva memoria.
Ricordò di aver provato quella sensazione di felicità che ti scalda il cuore, certo un sorriso per una presa in giro tra bambini, poteva sembrare ben poca cosa, ma rispetto a quello che aveva avuto prima, era tutto.
Sicuramente, non si poteva dire che Cris non gli provocasse sempre dei sentimenti intensi.
Si mosse con l' idea di alzarsi, restare disteso accanto a lei non era consigliabile dato che si stava sentendo un po' troppo accaldato per una fredda serata di novembre, ma in quel momento lei aprì gli occhi e uno squarcio di cielo lo trafisse facendogli aumentare il battito cardiaco.
Per un attimo rientrò dentro al sogno, davanti a quella bambina con il caschetto che lo studiava come se lo stesse valutando.
" Stai bene?" gli chiese lei e lui si maledì, si era sentito male davanti a lei e come se questa umiliazione non bastasse si era anche lasciato andare pregandola di restare con lui.
Poteva essere più patetico e debole di così?
" Certo che sto bene" le rispose alzandosi, quando le sue gambe ancora fiacche traballarono un pochino Cris si avvicinò, ma lui la fermò con una mano " ce la faccio" le disse " non sono un invalido" aggiunse irritato.
Suo malgrado Cris sorrise " sei tornato te stesso" affermò, ma poi ripensò al tono pieno di rabbia che aveva usato e si innervosì " anche troppo" aggiunse sarcastica.
Lei si sedette sul letto per rinfilarsi le scarpe e lui si soffermò a guardarla un attimo.
Era bellissima. Lo era davvero, era l' unica nella sua famiglia ad aver preso i capelli di sua madre e gli occhi di quell' azzurro elettrico di suo padre, però riusciva sempre a lamentarsi di non aver ereditato la capacità di Metamorfmago e che invece avrebbe voluto poter cambiare il suo naso un po' troppo pronunciato e il suo mento.
Che poi cosa potesse non andare bene in un mento per Pegasus restava un mistero, così come gli rimaneva oscuro come potesse non piacersi, lei era bellissima così.
" Senti, Cris..."
" Non è stato niente di che...stavi male lo so" lo interruppe.
Bè, non è stato niente di che non era esattamente quello che si era aspettato gli dicesse, perché per lui era stato molto di che.
Per lui era stata una deflagrazione. Un esplosione dritta nel petto.
Nonostante tutto annuì. Non voleva rovinare quello che aveva con lei. Lo avevano costruito così duramente.
" Devo andare..." iniziò Pegasus quasi con un velo d' imbarazzo.
" Certo, devi andare" rispose lei come se capisse e Pegasus annuì senza riuscire a distogliere lo sguardo da lei.
Perché lo guardava così? Come pensava che potesse smettere di desiderare di baciarla se lei lo guardava con quegli occhi?
Si avvicinò e probabilmente l' avrebbe ribaciata se le urla al piano di sotto non li avessero distratti.
Si guardarono stupiti e poi uscirono nel corridoio.
***
Lily corse e corse ancora fino a sentire i polmoni bruciare, fino a quando le gambe parvero piegarsi per la stanchezza.
Infine si fermò e si guardò intorno.
Dalle fronde filtrava un sole opaco e stanco, tipico di un fine pomeriggio di novembre e gli animali emettevano i loro versi impaurendola ogni volta.
Si guardò alle spalle e di Aaron o Tammy non vi era traccia, ma non poteva rischiare di restare lì, per due motivi: loro conoscevano sicuramente quella foresta meglio di lei e secondo, la foresta di notte non doveva essere proprio un luogo tranquillo e lei non sapeva dove rifugiarsi.
Ricominciò a correre, ma inciampò dopo pochi passi e si accorse di essere davvero stanca.
Tirò un pugno sul terreno frustrata, quella foresta era davvero la tipica foresta inglese: fitta di alberi e infinita.
Si sollevò stancamente continuando a restare in allerta ad ogni rumore, ma ancora, a parte i versi degli animali che sembravano farsi più vicini non sentiva nulla.
Si strinse le braccia addosso cercando di scaldarsi il petto coperto solo dal reggiseno.
Aveva gettato la maglia subito dopo averla usata per proteggersi dalla pozione e adesso avrebbe voluto essere meno impulsiva, mentre rabbuiava e con praticamente niente addosso stava congelando.
Mano a mano che il sole scompariva e il buio iniziava a farle strizzare gli occhi si sentiva sempre peggio.
Le sembrava di andare a fondo.
Non era mai stata una ragazza che si arrende, ma adesso, per la seconda volta nella sua vita, non vedeva soluzione.
Il freddo le si era ormai insinuato dentro e aveva cominciato a battere i denti e oltretutto non riusciva più a vedere dove andava e i suoni provocati da animali e fronde che si muovevano la terrorizzavano.
Mise le mani in avanti per proteggersi da eventuali colpi contro alberi o similari e cercò di ricacciare le lacrime.
Sarebbe servito a qualcosa piangere?
Dispersa in una foresta, in una fredda nottata di novembre e con alle spalle dei maledetti che sicuramente la stavano cercando.
No, piangere non sarebbe servito e men che mai l' avrebbe aiutata.
Si fermò e si sedette appoggiandosi ad un albero.
Era inutile andare avanti senza sapere dove stava andando e soprattutto, rischiando di farsi solo male.
Si pose una mano sul ventre per cercare la forza dentro se stessa. Era solo lui che continuava a spingerla a lottare.
Lui, il suo bambino, la cosa più pura della sua vita, quel pezzo di felicità che lei e Scorpius avevano condiviso.
Scorpius, il cuore le diede una stretta dolorosa. Avrebbe tanto voluto che fosse con lei.
Improvvisamente una lieve luce si sprigionò dal Triskel sulla sua mano. Era quello che la legava a suo figlio, al Pegasus adolescente.
Ricordava di averla vista anche prima quando stava male e adesso, in mezzo al torpore del sonno indotto dal freddo, si sentì protetta, scaldata.
Sorrise, forse era l' unico caso dove il figlio proteggeva la madre, ma gli fu davvero grata mentre il calore aumentava nel suo corpo.
Avrebbe voluto che lui sapesse anche che aveva bisogno di vedere per salvare lui e se stessa, ma non era un indovino, riusciva semplicemente a percepire il suo fisico indebolito.
Sobbalzò quando sentì le frasche muoversi e cercò di strizzare gli occhi, per quanto questi si fossero abituati al buio, non riusciva certo a vedere con nitidezza.
Di nuovo un fruscio, si alzò in piedi di scatto, ma rimase immobile, se erano loro cominciando a muoversi avrebbe peggiorato la situazione perché il rumore che avrebbe causato li avrebbe attirati verso di lei.
Il rumore si faceva più vicino e sembrava accompagnato da un vento gelido.
Si guardò la mano, era ancora illuminata, eppure il gelo sembrava invaderle sempre di più la mente.
Lo sentiva nelle ossa, nel cervello e persino nel suo cuore.
Era freddo. I denti le battevano così forte che Lily pensò si sarebbero rotti.
Il Freddo e paura le stavano attanagliando la testa.
Cosa le stava succedendo? Cominciò a vedere delle immagini, erano quelle dell' attacco a casa sua.
James le apparve improvvisamente davanti agli occhi e cadde carponi con un urlo.
Il sudore le percorreva la schiena mentre vedeva gli occhi di suo fratello, erano così vicini e così disperati ed era solo colpa sua.
Poi sua madre e poi Albus e lei ed era Aaron, sempre Aaron e la colpa era sua.
Aaron era il suo ragazzo, lei lo aveva portato in casa, lei si era fidata di lui.
Poi, improvvisamente, le immagini di un bambino biondo si sostituirono a quelle di suo fratello e la donna che aveva il suo volto la fece di nuovo rabbrividire.
Anche quello era colpa sua. Non lo aveva protetto.
Alzò gli occhi tremando e vide quello che temeva, quello che fino a quel momento aveva letto solo nei libri di storia di magia: Dissennatori.
Ricordava quello che gli aveva detto suo padre. Ricordi felici. Doveva pensare a dei ricordi felici, ma in quel momento era così difficile.
In quel momento non le sembrava di avere ricordi felici.
Era tutto così orrendo nella sua vita, e poi faceva freddo, tanto freddo e lei non sarebbe uscita da quella foresta.
Se non l' avessero uccisa i Dissennatori, l' avrebbe fatto Aaron.
Si sentiva sempre peggio. Il cuore aveva cominciato a palpitare in maniera così dolorosa che Lily avrebbe voluto strapparselo.
Non sopravvivrai. Sì, lo farai.
Sei sola. No, non lo sono.
Grattò le unghie sul terreno ansimando sempre più forte.
" Smettila, Lily, smettila" si ripeté, ma quando vide Aaron avvicinarsi a lei urlò con tutto il fiato che aveva in gola.
***
" Vuoi che chiami tuo padre?"
James sollevò la testa e incrociò gli occhi di Cindy. Da quando lei gli aveva consegnato la pozione, lui non era riuscito a distogliere lo sguardo da quel liquido.
Scosse la testa e la guardò diffidente " non credere che otterrai altri favori da me solo perché fai la gentile..."
" Io non faccio la gentile" si oppose Cindy incrociando le braccia " per me puoi andare a quel paese, sei tu che hai la faccia di uno sul punto di vomitare" si arrabbiò.
James non riuscì a fermare il sorriso che gli nacque spontaneo e Cindy sentì i suoi muscoli facciali rilassarsi come se fosse sul punto di sorridere a sua volta.
Era assurdo che quel ragazzo le facesse quell' effetto. Assurdo e inutile, vista la rabbia che era tornata nei suoi occhi.
"Sarà meglio per te che funzioni" l' avvertì e Cindy non rispose limitandosi a guardarlo negli occhi e James da bravo Grifondoro non rifiutò quella sfida che sembrava leggere nel suo sguardo.
Stappò la pozione con un movimento del pollice, ma i suoi occhi nocciola rimasero fissi in quelli di lei.
Poi la bevve, ma ancora quelle iridi non la lasciarono, Cindy avrebbe voluto dirgli di smettere di guardarla, la metteva a disagio, sembrava che lui potesse vederla.
Potesse davvero vederla. Oltre la sua corazza, oltre la sua freddezza apparente.
No. Doveva smetterla. Lei non provava sentimenti, neanche ammirazione o tenerezza come quella che sentiva nel suo cuore.
Aveva chiuso con quelle schifezze, i sentimenti portavano solo problemi e lei amava solo sua sorella.
Nessun altro.
" Quando dovrei cominciare a sentirne gli effetti?" chiese e Cindy s' incupì.
In teoria subito. Che avesse sbagliato qualcosa?
In quel momento sentì una rabbia incredibile stringerle lo stomaco.
Non funzionava. Merda, non aveva funzionato, eppure era stata attenta agli ingredienti e ai giusti tempi di attesa.
Perché non aveva funzionato?
Aveva voglia di scagliare tutto il calderone contro il muro e non solo perché si era giocata la possibilità di vedere sua sorella, ma anche perché James non le avrebbe mai creduto se avesse affermato di aver fatto il possibile.
Strinse le mani sul bancone e abbassò lo sguardo. Cosa le importava dell' opinione di Potter?
" Forse..."
La porta si aprì e si richiuse prima che Cindy potesse concludere la sua ipotesi ed entrambi furono distratti da Scorpius e Albus che rientravano in casa.
Albus scosse la testa alla domanda implicita nello sguardo del fratello e Scorpius puntò dritto alle scale, il suo viso talmente pieno di rabbia che persino James provò solidarietà nei suoi confronti.
" Scorpius, aspetta" lo fermò e lui si voltò verso James " la troveremo" gli disse.
In realtà non era così ottimista come voleva sembrare e anzi, ogni volta che pensava a lei e a tutto il tempo che restava nelle mani degli Apocalittici si ritrovava ad essere scosso da brividi di paura.
" Non dire cose a cui non credi neanche tu".
Lo sguardo di Scorpius era glaciale come sempre. I suoi occhi grigi erano pieni di rabbia, come se qualcosa li stesse bruciando dall' interno.
Forse, questo, avrebbe dovuto far capire a James che era arrivato il momento di smettere, ma la rabbia che provava nel vederlo così apatico e sconfitto era altissima.
" Scusa se volevo aiutarti, Malfoy, continua pure a bollire nel tuo brodo" lo schernì.
Scorpius strinse gli occhi fino a ridurli in due fessure e Albus cominciò a guardare prima l' uno e poi l' altro.
Questa discussione non sembrava essere partita sotto i migliori auspici.
" Invece la tua soluzione quale sarebbe? Essere così disperato da farsi aiutare da un' Apocalittica?" gli chiese e James inspirò bruscamente.
" E se ti avesse avvelenato? L' hai pensato prima di bere quella pozione? Sei davvero un Grifoidiota".
James stava per rispondere a tono, ma Cindy lo precedette " io non uccido le persone..."
" TU SEI PARTE DI LORO" urlò Scorpius " Tu sei parte di loro" ripeté stancamente " e se non ci aiuti non so cosa ci stai a fare qua..."
Albus gli mise una mano sul braccio, ma Scorpius se la scosse immediatamente e si allontanò di un passo da lui.
" Qual è il tuo scopo qua?" domandò " non ci sei utile, non sai dirci dove tengono Lily..."
" Basta, Scorp" lo ammonì Albus " la difendi?" si arrabbiò Scorpius " pensavo che tu fossi meno cieco e stupido di tuo fratello!"
Il suo tono di voce piuttosto alto attirò tutti fuori dalle stanza e persino Pegasus si affacciò insieme a Cris.
" Lily..." si mise il pollice e l' indice sopra le palpebre scorrendoli verso l' esterno esasperato.
" Lily inorridirebbe a vedere come ti sei ridotto" lo riprese James, era davvero stufo di vederlo andare in giro come un cadavere ambulante.
Scorpius lo guardò con un' espressione fredda, ma questo non fermò James.
" Lily non vorrebbe stare con un uomo morto che cammina, Lily non si arrenderebbe e né getterebbe la spugna e tu lo sai, Malfoy" continuò.
" Io non mi arrenderò m..."
" Tu non meriti Lily, io l' ho sempre detto" lo interruppe James con rabbia " Lily..."
" Lily è in mano a quel maledetto..." stavolta fu Scorpius a interrompere James, la sua voce era tornata calma, talmente calma da essere quasi spaventosa " lo sai che le ha fatto... tu ne hai idea?" chiese, senza smettere di guardare James.
Quest' ultimo scosse la testa, improvvisamente aveva perso l' uso della parola. Aveva paura di quello che avrebbe sentito.
" Lui..." gli occhi di Scorpius sembravano persi nei ricordi, ormai non si sarebbe fermato.
" Non farlo!" lo interruppe Draco in tono duro e Scorpius si riscosse voltandosi verso il punto da dove arrivava la voce di suo padre.
Lo vide sulla porta della cucina e accanto a lui c' erano Rose ed Harry e lei sembrava avere le lacrime agli occhi.
" Nessuno di noi lo vuole sapere" disse indicando anche la balconata di sopra, dove erano affacciati tutti i ragazzi del futuro, soprattutto dove c' era Pegasus.
" Nessuno di noi ha bisogno di saperlo" aggiunse.
" Lily non è solo la tua compagna" lo riprese " è una figlia, una madre e una sorella, tutti soffrono quanto te e tutti sono esasperati quanto te e tutti..." sottolineò l' ultima parola con la voce " stanno facendo il possibile, mettitelo in testa, Scorpius" nonostante la sua voce fosse dura, Scorpius vide che gli occhi di suo padre si ammorbidivano ad ogni parola.
" Oltretutto non credo che Lily vorrebbe che tu parlassi di ciò che lei ha tenuto segreto per due anni".
James guardò Scorpius: aveva chinato il capo e sembrava davvero distrutto.
Voleva andare da lui e dirgli che non era l' unico, anche lui fremeva dalla voglia di trovarla e uccidere quel bastardo.
Voleva dirgli che probabilmente aveva esagerato e che sua sorella lo aveva sempre amato, senza remore e senza restrizioni.
Lo amava per come era, per l' uomo coraggioso e testardo che era.
La sua lealtà lo spingeva a consolarlo e guardò gli altri non comprendendo perché nessuno lo facesse.
Provava compassione lui e non la provava Draco Malfoy verso suo figlio?
Che diavolo aveva in testa? Perché continuava a guardare lui e con la bocca aperta per giunta?
Il dolore alle ginocchia esplose all' improvviso e guardò in basso, le aveva appena sbattute sul bancone.
Merlino. " Merlino!" ripeté dando voce ai suoi pensieri.
Aveva battuto le ginocchia sul bancone e lo aveva fatto perché si era alzato in piedi.
Non se ne era neanche accorto, almeno non fino a quando non aveva sentito dolore.
Spalamcò gli occhi. Non era possibile. Non era vero.
Fece un passo indietro e tornò a sbattere contro il bancone e di nuovo e di nuovo, lo fece circa una decina di volte e ogni volta sentiva più male.
Cominciò a ridere. Mai dolore era stato più bello.
Si ritrovò con gli occhi pieni di lacrime e puntò il suo sguardo sfocato su Cindy " ha funzionato" le disse e la soddisfazione che provò parve spingerlo ad abbracciarla e si fermò appena in tempo.
Non era che con il ritrovato uso delle gambe doveva perdere il funzionamento del cervello.
Guardò suo fratello " sto camminando?" gli chiese ancora incredulo, forse era la sua immaginazione, ma quando Albus annuì con le lacrime che scendevano nelle sue guance si permise di crederci un po' di più.
Mosse qualche passo tenendosi al bancone, sembrava aver paura di staccarsi.
E se fosse stato un sogno? Un' immagine? Qualcosa di temporaneo?
Guardò gli altri, ma erano tutti in un silenzio attonito, avevano tutti un viso a metà tra lo sconvolto e il commosso, ma nessuno osava emettere un fiato.
Come se avessero paura di farlo crollare come un castello di carte.
" Oddio...oddio...sto...davvero..."
La sua voce era roca e un nodo alla gola sembrava impedirgli di respirare.
Guardò suo padre e anche lui lo stava guardando.
Gli sembrava di sentire il suo cuore battere all' unisono con il suo e attirarlo a sé.
Allungò un braccio per raggiungerlo quasi come se fosse un bambino che muove i primi passi.
Tutti restarono immobili mentre James si staccava dal bancone e si dirigeva verso Harry che lo attendeva con un sorriso.
Un passo incerto. Un secondo passo ancora più incerto. Un terzo passo, durante il quale pensò che sarebbe caduto davanti a tutti, e infine, un passo deciso, seguito da un passo sicuro, seguito da un passo emozionato, fino alla quasi corsa finale che lo fece precipitare tra le braccia del padre che lo accolse allo stesso modo di un padre che accoglie il figlio dopo i primi passi.
James si staccò subito da Harry e si asciugò le due lacrime che erano cadute maledicendosi per aver fatto questa scena davanti a tutta la casa.
Il suo orgoglio non ne usciva esattamente rinfrancato.
" Bè, Potter? che vuoi un applauso?" lo prese in giro Scorpius, ma James poté sentire dalla sua voce che anche lui si era emozionato.
Questo era il suo modo per farsi perdonare della sua esplosione di prima, stava cercando di toglierlo dall' imbarazzo.
" Non potrei mai o le tue ma..."
Un urlo sembrò dividere letteralmente la casa in due e tutti alzarono lo sguardo verso la balconata.
Pegasus era caduto carponi e i suoi occhi erano divenuti rossi, cosa che non era mai buon segno.
Scorpius si precipitò per le scale, salendole due a due, la preoccupazione che gli appesantiva il cuore.
Si inginocchiò davanti a lui e vide che anche Cris e J.J. si erano inginocchiati ai suoi lati.
" Pegasus" chiamò " Pegasus, mi senti?"
Ma lui sembrava sordo al richiamo. Continuava ad urlare e a gemere prendendosi la testa tra le mani e comprimendola come se stesse provando un dolore immenso.
" Stava male... lui... è stato male un paio d' ore fa" li informò Cris vedendo le unghie di Pegasus che scavavano il pavimento di legno come se stesse cercando di resistere al dolore, ma non ce la facesse.
Sentiva la colpa morderle il petto, soprattutto sotto lo sguardo di tutti che sembravano chiedersi perché non avesse chiamato aiuto, ma ci sarebbero stati altri momenti per le colpe e le accuse, adesso dovevano aiutare Pegasus contava solo quello.
" Che cosa ha avuto?" chiese Draco, la sua voce era quasi professionale e Cris capì che era il suo modo di tenersi distaccato.
" E'...non lo so... lui è..." guardò Scorpius che la stava osservando con un cipiglio arrabbiato e strinse più forte i pugni.
" E' svenuto" disse infine e Draco la guardò per un secondo spalancando le labbra, prima di riportare l' attenzione su di lui.
" Io volevo..."
" Non importa" la interruppe Scorpius e deviò lo sguardo da lei per riportarlo su suo figlio.
Cris si morse il labbro e guardò per un attimo Zoe e J.J. anche nei loro sguardi le parve di scorgere la sorpresa.
Nessuno riusciva a capire perché si fosse comportata così e guardando gli occhi rossi e pieni di dolore di Pegasus si stava chiedendo anche lei perché lo avesse fatto.
" Il suo corpo è piuttosto indebolito, ma non credo sia questo" sentenziò Draco.
" E allora che cosa?" chiese Scorpius, la sua voce tremava quasi quanto il corpo di Pegasus.
" Credo sia la mente" dichiarò e tutti parvero immobilizzarsi.
" La mente? In che senso la mente? Sta impazzendo? Perdendo il controllo? Sta di nuovo chiudendosi in quel mondo?" Scorpius guardò Draco e quest' ultimo poté vedere tutto il panico negli occhi di suo figlio.
Panico che cresceva ad ogni domanda.
" Non lo so" rispose e guardò il nipote.
Le sue dita erano ormai piene di sangue. Le stava grattando sul pavimento come se volesse appigliarcisi.
Come se cercasse di restare ancorato a terra.
Scorpius gli prese il viso tra le mani e lo guardò dritto negli occhi " Pegasus, cosa sta succedendo?" gli chiese, ma lui si dibatté come se sentire anche quel contatto gli stesse facendo male.
" Lily" ansimò.
Scorpius spalancò gli occhi. Sentire quel nome pronunciato con così tanto dolore era stato come una pugnalata al cuore.
" Lily?" sussurrò con le lacrime agli occhi.
Pegasus gemette e le sue dita lasciarono una striatura di sangue sul pavimento, infine guardò il padre, ma Scorpius desiderò che non lo avesse guardato.
Era uno sguardo vuoto, ma contemporaneamente pieno.
Dolore e terrore erano così tangibili che Scorpius gli prese la mano senza lasciare il suo sguardo.
" Insieme... lo superiamo insieme, Pegasus, concentrati su di me...per favore... lasciati aiutare" gli disse e Pegasus cercò di combattere se stesso.
Urlò di nuovo stringendo più forte la mano di Scorpius, ma cercando di restare ancorato agli occhi del padre.
Ormai il suo respiro era ansimante ed i suoi occhi cominciarono ad opacizzarsi.
" Pegasus, guardami... ce la farai" gli disse Scorpius, poi abbassò lo sguardo.
Aveva sentito la mano di Pegasus vibrare ed improvvisamente era divenuta così gelida da essere costretto a lasciarla.
La bocca di Pegasus si aprì e gli occhi si spalancarono mentre un urlo disumano lasciava il suo corpo.
Sotto gli occhi stupiti di tutti le linee sulla mano di Pegasus divennero bianche e lui le aprì puntandole in avanti come mosso da una volontà indipendente dalla sua.
" Axus" sussurrò Cris, portandosi una mano alle labbra, sembrava soffrire così tanto che la sua mente era staccata dal suo corpo.
Scorpius sentì tutti risucchiare il fiato, come se lo stessero trattenendo per lo shock e distolse gli occhi dal figlio per guardare il muro dove tutti stavano puntando gli occhi.
" No" gemette portandosi le mani ai capelli e sollevandosi delle ciocche aggrappandosi a loro.
Pegasus stava come trasmettendo un' immagine e quell' immagine era Lily, mezza nuda e sola in mezzo ad un bosco.
Poi guardò meglio. Non era sola, attorno a lei vi erano quattro...
" Dissennatori" Harry concluse il suo pensiero e la sua voce disgustata fece capire a Scorpius quanto fosse grave la situazione.
Mentre voci piene di panico si cominciavano a diffondere nel corridoio, Scorpius si rese conto che era nella stessa posizione di Pegasus e con lo stesso sguardo pieno di terrore.
Si sentì male al pensiero di ciò che entrambi stavano vedendo, ma la differenza era che lei non aveva dieci persone attorno che cercavano di aiutarla.
Lei era sola. Non aveva nessuno a tenerle la mano come lui teneva quella di Pegasus.
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E se domani...
FanfictionE se un giorno un giovane ragazzo di vent'anni arrivasse e preannunciasse una nuova guerra magica? e se nessuno conoscesse davvero quel ragazzo? e se le cose non fossero esattamente come appaiono? Ennesima Lily / Scorpius che mi è balzata in testa :...
