Ho paura che esca dallo zaino l'Elekt o qualunque cosa per uccidermi. Siamo in una strada particolarmente isolata, che sia sua intenzione farmi fuori? Metto la mano nello zaino e cerco di prendere in fretta l'Elekt e le cuffie, pronto ad uscire il tutto all'occorrenza.
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Finalmente porta fuori le mani dallo zaino e mi vede in guardia. In un attimo si spaventa. Poi capisce la situazione e alza entrambe le mani, come per farmi capire che non ha cattive intenzioni. Nella mano destra ha una sorta di foglio. Esco le mie mani dallo zaino senza uscire però nulla e resto a quella distanza, dicendo: «Scusami, ti ho visto frugare nello zaino e ho temuto volessi combattere con me, chiedo perdono. Non posso mai sapere cosa sta pensando l'altro». Mi risponde dopo aver tirato un sospiro: «Tranquillo, è normale, anzi avrei dovuto avvertirti. Effettivamente così ho fatto intendere male. Volevo solo uscire questa». Mi si avvicina porgendo quell'oggetto sottilissimo che più lo guardo e più mi sembra una foto stampata. La prendo e la guardo. È una sua foto con una ragazza molto carina. Stanno sorridendo con una spensieratezza unica. Allora gli chiedo: «A quando risale questa foto?». Mi sorride facendomi capire che era proprio la domanda giusta. «Un anno esatto fa. Quello fu l'ultimo giorno che la vidi. Questa è l'ultima foto che abbiamo insieme». «Come mai? Che è successo?». «Incidente». Si ferma un attimo dal parlare. Da quella voce bassa e singhiozzante si passa a un particolare silenzio. Inizia a piangere. Si vede proprio che cerca di trattenersi, ma gli è impossibile. Probabilmente non lo ha ancora superato. Eppure è passato un anno. Nel vederlo piangere in quel modo mi sale una tristezza assurda, mi spiace davvero tanto... Si prende di coraggio dopo un bel respiro e riprende: «Non è ancora morta, è in coma». Rabbrividisco. Cerca di continuare ma non riesce. Gli metto una mano sulla spalla mentre continua a lacrimare a dirotto. A questo punto io: «Tranquillo, non sforzarti. Siediti un attimo e rilassati. Cerca di non pensarci». Gli passo la foto girata, in modo tale che non riesca a vederla, e dopo averla tenuta in mano per pochi secondi la posa nello zaino. Si siede e io lo raggiungo mettendomi accanto a lui.
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Sembra essersi calmato, non piange più. Probabilmente rivedere quella foto avrà aperto una ferita che non fa altro che riaprirsi. Con uno sguardo fisso verso il muro di fronte a noi, triste e con degli occhi particolarmente arrossati a causa del pianto, aggiunge altre notizie: «Da quando è in coma la vado a visitare ogni giorno. Tutti i giorni mi siedo accanto a lei e per la mezz'ora delle visite la guardo, le stringo la mano e le parlo, sperando che da un momento all'altro si svegli. Desidero tanto poterla abbracciare. Ho un bisogno indecifrabile di riaverla nella mia vita. Adesso hai capito perché partecipo attivamente a questo gioco? Avrai capito perché non volevo alleati e non volevo affezionarmi a nessuno. Perché voglio vincere il gioco per salvarla, per esprimere il desiderio di poterla far svegliare e riaverla tra le mie braccia. Non voglio affezionarmi ad altri giocatori perché poi non riuscirei ad ucciderli. Per salvare una vita a cui io tengo tanto devo sacrificarne 29. È per questo che ultimamente dormo male. Non credo che sia eticamente corretto, ma non mi importa molto... Ho trovato un modo per salvarla, e non me lo farò sprecare. Al momento però ho bisogno di un alleato perché è da un po' di giorni che mi sento pedinato. Quindi per adesso mi alleo solo con te, sperando di non dovermi affezionare troppo».
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Rimango senza parole. Ci alziamo e continuiamo a camminare. Intanto sono immerso da ogni tipo di pensiero. Lui vuole vincere il gioco per un buon motivo. Io perché sto giocando? Anche se dovessi vincere che desiderio dovrei chiedere? Sto giocando solo per sopravvivere, non ho ancora pensato al premio, nonostante sia arrivato a questo punto. Vorrei poter fare qualcosa, ovvero usare, in caso di vittoria, il mio desiderio per lui. Ma si sa come funzionano i desideri. Devo trovare un modo per formularlo e far tornare in vita sia Hannie e gli altri giocatori buoni e amici che prima o poi moriranno se davvero dovessi arrivare io in finale insieme a questa ragazza. Quindi credo di poter scegliere solo uno tra i giocatori e quella povera ragazza in coma. Purtroppo credo che opterei per la prima, ma deve esserci un modo per salvarla. Questi Elekt sono davvero particolari, danno poteri e abilità che le persone normali possono solo sognare, persino una cicatrizzazione eccessivamente veloce, per poterci curare da eventuali ferite di guerra.
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POTREBBE ESSERCI UN MODO! «Ascoltami River, prova a far ascoltare la musica dell'Elekt a quella ragazza, potrebbe farla risvegliare!». L'illuminazione è arrivata anche a lui e nasce un sorriso più esteso della sua faccia. Ma quel sorriso comincia lentamente a svanire. Inizia a correre nella mia direzione urlandomi: «ATTENTO!». Mi giro il più rapidamente possibile e vedo una sagoma davvero veloce a pochi passi da me me. Ha un coltello in mano. Non faccio in tempo a spostarmi... Mentre guardo quella sagoma luminosa ormai a un paio di passi da me mi sento spingere dalle spalle. Cado a terra dalla violenza della spinta e arrivo fuori dal raggio di azione del ragazzo armato. Non ho fatto in tempo a guardarlo in viso. Cerco di rialzarmi il più velocemente possibile e... Vedo River con un coltello conficcato nell'addome.
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The Elekt - Il gioco
Ciencia Ficción#1 Fantascienza. Il primo libro che puoi leggere ascoltando la TUA musica. L'anima dei 30 partecipanti a questo gioco è legata all'Elekt e alla musica che esso contiene. Soltanto ascoltando la tale musica da questo particolare dispositivo si ottengo...
