Just like a moth drawn to a flame
Oh, you lured me in, I couldn't sense the pain
Your bitter heart cold to the touch
Now I'm gonna reap what I sow
I'm left seeing red on my own
- Shawn Mendes, Stitches
Sento le labbra di Evan posarsi delicatamente sulle mie palpebre e la sua barba solleticarmi la punta del naso, mentre un sorriso spunta lentamente sulle mie labbra e mi stiracchio sotto al suo corpo.
Mio Dio, questo ragazzo è qualcosa di sensazionale.
Inspiro profondamente e il suo profumo mi fa girare la testa; potrei diventarne dipendete... Non permetto al mio cervello di metabolizzare l'accaduto perché molto probabilmente inizierei a farmi delle inutili seghe mentali, come direbbe papà.
Oh cazzo, papà!
Spalanco gli occhi e scatto subito in avanti per alzarmi, ma finisco col tirare una forte testata a Evan che si ritrae con un gemito di dolore e si porta una mano sula fronte; «Oddio scusami» dico portandomi le mani sulla bocca mentre lui corruga la fronte e mi guarda male.
«Tiri sempre le testate a quelli che ti svegliano in questa maniera? Se è così avvisami per favore; vorrei evitare di ritrovarmi una crepa nel carneo» borbotta accigliato, ma lo ignoro e sento il panico montarmi dentro lentamente, «Evan, devo andare immediatamente a casa» esclamo agitata.
Che ore sono? Sembra buio, ma la fitta vegetazione del bosco getta sempre ombre scure quindi non saprei dire se sia il tramonto o se il sole è già calato.
Merda, mio padre starà impazzendo e non ho nemmeno il cellulare dietro. Non oso immaginare cosa gli passerà per la testa non appena vedrà i miei effetti lasciati vicino alla porta d'ingresso.
«Camille, calmati... che succede?» domanda Evan poggiandomi una mano sulla guancia e i suoi occhi verdi catturano i miei; l'agitazione per un momento cessa, ma subito il pensiero di mio padre in preda all'angoscia e al panico torna insistente: «Devo andare a casa Evan» esclamo agitata e cerco di scostarlo mettendo le mani sul suo petto e spingendolo, ma non ottengo nessun risultato; anzi, adesso ho il viso tra le sue mani e il suo volto a pochi centimetri dal mio.
«Camille, mi sto preoccupando» m'informa con un tono della voce fermo, la fronte corrugata e gli occhi indagatori. «Mio padre starà impazzendo. Se non mi trova a casa... non l'ho avvisato Evan, potrebbe pensare che io sia morta» sbotto sull'orlo di una crisi di nervi.
«Morta? Ma che stai dicendo?» risponde visibilmente confuso e sto per ribattere quando mi blocca subito: «Okay. Tu stai qui, io mi metto le scarpe, vado a prendere una coperta e le chiavi del pick-up. Ti riaccompagno a casa va bene?». Annuisco con la fronte ancora corrugata e so che la mia faccia è tutta contorta in una smorfia preoccupata.
Merda.
Evan si alza e sparisce in fondo al corridoio che porta in camera sua, mentre io mi passo una mano tra i capelli ormai asciutti e inspiro profondamente «Ti prego, fa che papà sia appena arrivato a casa, ti prego» mormoro tra me e me. E sono seria; se mio padre pensasse che mi sia accaduto qualcosa muoverà mari e monti per trovarmi... o trovarli... un brivido di paura mi percorre la schiena e mi volto verso Bronx che ancora sonnecchia vicino alla stufa.
Mi guardo intorno in cerca di qualcosa che possa dirmi che ore siano, ma non trovo nulla; Evan non poteva metterlo un cazzo di orologio nel salotto?
«BRONX, Bronx svegliati» urlo verso l'husky e quello drizza immediatamente le orecchie, poi alza il muso aprendo gli occhi e si mette sull'attenti «Dobbiamo andare a casa Bronx» gli dico agitata e lui abbaia.
«Eccomi, scusa se ci ho messo tanto» dice Evan non appena rimette piede nel piccolo soggiorno e mi volto per ritrovarmelo davanti: non indossa niente di nuovo se non gli scarponi da montagna e in mano tiene una coperta di plaid verde scuro.
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Hundred Kisses
ChickLitCamille Carter, adorabile diciottenne paranoica e alle prese con l'ultimo anno di liceo, si vede costretta a trasferirsi con il papà strampalato avvocato e Bronx, il fedele huskydgli dagli occhi di due colori differenti. L'arrivo della famiglia Car...
