32 - Evan

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Bacio il collo di Camille e percepisco immediatamente la sua pelle che viene attraversata da un brivido, mentre la ragazza continua indispettita ad allungarsi verso il pacchetto di patatine. È da un'ora che siamo in questa posizione: sdraiati sul divano con lei tra le mie gambe che mangiamo schifezze nonostante l'enorme pizza ai peperoni appena consumata.

Suo padre, il rigoroso ed eccentrico signor Carter oserei dire, prima di partire e lasciarci da soli mi stava praticamente convincendo a firmare un patto di assunzione di responsabilità nei confronti della figlia. Mai visto un padre così, giuro.

«Questo è il mio numero di cellulare. Chiamami dovesse succedere qualsiasi cosa; hai capito? Qualsiasi cosa» ha scandito bene come se fossi incapace di intendere. E come se non bastasse, quando stava per uscire, ha approfittato dell'attimo di assenza della figlia bloccandosi sull'uscio.

Mii si è avvicinato con fare goffo e imbarazzato: «Ecco... io... so che tu e Camille, sì insomma... Avete bisogno di sfogare i vostri desideri» ha iniziato a dire mentre strabuzzavo gli occhi incredulo. Mi sarei aspettato qualcosa del tipo: "Guai a te se tocchi la mia collezione di palle da football" o "Non ti azzardare a usare la mia trombetta per lo stadio", ma mai una roba simile. Come fa Occhietti Grigi a essere ancora viva con tutte le figure di merda che le fa fare suo padre? Fatto sta che mi ha passato due involucri quadrati arancioni con l'inconfondibile scritta "Durex", che ho preso in mano letteralmente incredulo e mi ha dato una pacca sulla spalla con fare allusivo.

«Meglio prevenire che curare. Sono ancora troppo giovane e bello per diventare nonno».

Non riferirò mai questo scambio di battute a Camille, e ringrazio Dio che non fosse presente al momento di queste raccomandazioni... "particolari". Dopo che suo padre è uscito di casa Camille è scesa dal piano superiore con un paio di pantaloni del pigiama e una maglietta a maniche corte probabilmente appartenenti a suo padre: «In pigiama» ha ordinato felice, con indosso già il suo: canottiera chiara e pantaloncini neri.

E ora eccoci, che cerchiamo di vedere l'ennesima replica di Master Chef tra un brontolio e l'altro di Bronx, e Camille che commenta indignata gli errori dei concorrenti. «Quest'oca è così cruda che starnazza ancor.» sta sbraitando lo chef biondo isterico procurando grasse risate a Camille, personalmente non ci trovo nulla di divertente.

Mhmm...qui la faccenda si fa davvero brutta penso osservando il biondino bisbetico. Questo cuoco da strapazzo mi sta negando la possibilità di mordicchiarle altro; i suoi capezzoli che s'intravedono dalla canottiera per esempio. Sospiro protendendomi verso il tavolino per recuperare il telecomando sotto le proteste di Cami: «Ma che fai? Adesso c'è la parte in cui Gordon butta l'anatra e le dice di volare» esclama tentando di afferrarmi il braccio per recuperare l'affare, ma mi muovo più svelto di lei e riesco a spegnere la televisione buttando il telecomando sulla poltrona accanto: adesso ti faccio vedere io chi è che vola qui.

«Se l'hai già vista questa puntata che senso ha rivederla? Possiamo fare cose più costruttive che guardare una replica di Master Chef» sorrido sbilenco mentre lei si gira verso guardandomi con il volto imbronciato: maledizione. Così non so quanto riesco a trattenermi.

Mi giro verso Bronx per vedere che sta combinando e noto con piacere che sta dormicchiando vicino al finto camino, così torno a prestare particolare attenzione alla mia ragazza e la vedo avvampare immediatamente. Oh sì, non me ne frega un cazzo se in faccia mi si leggono tutti i pensieri: voglio fare l'amore con te ragazzina dagli occhi grigi.

La prendo tra le mie braccia e, con un sorriso sornione, inizio a mordicchiarle la guancia scherzosamente. Inizio a darle piccoli bacini che scendono lentamente sul suo collo e un piccolo brivido di piacere percorre la mia spina dorsale: Dio il suo profumo mi sta facendo uscire di senno.

Hundred KissesLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora