Coffee.

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Mi svegliai in un letto vuoto e freddo. Zayn era andato via da tanto ormai.
Mi sedetti in mezzo al materasso e pensai alla sera prima.
Avevo fatto sesso con Zayn sul bancone della cucina, come due adolescenti in preda agli ormoni.
Mi passai le mani tra i capelli.
Avevo detto di amarlo.
Lo amavo.
Uno strano peso mi oppresse il petto e lo stomaco e corsi in bagno.
Non riuscii a trattenermi e vomitai nel WC.
Mi pulii la bocca e appoggiai la testa alle mattonelle fredde.
Che diamine stavo combinando?

Prima andavo da un avvocato per divorziare, mi facevo l'avvocato e ingagiavo un investigatore segreto per sapere dei tradimenti di mio marito e poi andavo a letto con Zayn e dicevo di amarlo.

Stupida Addison.

Mi alzai e mi sciacquai il viso con l'acqua fresca.

«Vaffanculo.» sussurrai volendomi solo prendere a schiaffi. Mi preparai per la mia corsa mattutina e scappai da quella casa piena di problemi.
Iniziai il mio allenamento quotidiano provando a pensare ad altro che mio marito.
Ma ormai Zayn era il mio punto fisso.
Cosa dovevo fare?
Lo amavo, sì, ma non per questo potevo dimenticare tutti gli sbagli che aveva commesso. Avevo ancora stampata nella mente la scena di uno dei suoi tradimenti. Per fortuna lo beccai solo una volta, perché non avrei potuto sopportare un altro episodio del genere.
Mi guardai intorno e vidi solo famiglie allegre e felici. Bambini che giocavano spensierati, madri stanche ma con un sorriso enorme mentre osservavano i loro piccoli. Coppiette di adolescenti che passeggiavano mano nella mano, sicuramente avevano saltato la scuola per stare insieme.
Tutti erano così spensierati e sorridenti.
Sentii un peso sul petto e decisi di sedermi su una panchina più distante. In un attimo tutti i fallimenti della mia vita si riprodussero davanti ai miei occhi già gonfi.
Improvvisamente mi trovai a piangere.
Cosa diamine mi succedeva? Io non ero così. Io non ero debole. Io non piangevo. Zayn mi aveva mandato in pappa il cervello e adesso mi ritrovavo a piangere su una panchina come una povera disperata.
Dio, se lo odiavo.

«Buongiorno Miss Miller.» sussultai nascondendo subito le lacrime e asciugandomi le guance.

«Oh, buongiorno.» continuai a non guardarlo. Bene, ci mancava anche questa, come se la giornata non fosse già stata di merda.

«È tutto okay?» mi chiese e sembrava sinceramente preoccupato.

«Che ci fa uno come lei a quest'ora in un parco?» deviai la domanda provando a ricompormi. Era imbarazzante mostrarmi così debole.

«Oggi è il mio giorno libero e volevo un po' allenarmi.» si sedette affianco a me e io finalmente lo guardai. Aveva indosso una tuta e una canotta grigia, aveva i capelli bagnati e la pelle imperlata di sudore.
Non lo avevo mai visto vestito così informale, ma stava divinamente in entrambi i modi.

«Pensavo si allenasse con la segretaria o con qualche cliente.» affermai tornando la donna pungente di sempre.

«Anche. La mattina preferisco correre però. Sa così la mia segretaria e le mie clienti sono più soddisfatte del mio rendimento.» sorrise provocatorio e fece finta di non notare i miei occhi gonfi e arrossati. Ne fui grata.

«Non l'ho mai vista correre da queste parti. Mi sta per caso seguendo?» ghignai ironica e lui si leccò le labbra.

«Miss Miller di solito non seguo le donne, sono loro a seguire me.» anche se era vestito in modo diverso il suo tono era sempre sicuro e autoritario.

«Non sono quel tipo di donna.» mi alzai e feci per salutarlo, ma lui mi anticipò.

«Le andrebbe di prendere un caffè insieme?» mi chiese, alzandosi anche lui. Mi guardai intorno e sospirai. Non avrei dovuto accettare. Insomma, non era per niente appropiato.
Soltanto la sera prima avevo fatto l'amore con mio marito.

Fatal [L.P.]Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora