I hate that I love you.

332 20 0
                                        

Liam

Dopo aver lasciato Addison la sera della vigilia di Natale, la mia vita era totalmente cambiata.
Non ero più lo stesso, a stento mi riconoscevo allo specchio.
Non mangiavo, né curavo il mio aspetto.
Non riuscivo più a lavorare, in tribunale avevo la testa da un'altra parte e avevo perso molti clienti.
L'unica cosa a cui riuscivo a pensare era a lei.
Nessuna mi aveva mai fatto soffrire al tal punto da non riuscire neanche a respirare.
Nessuna mi era mai entrata così in profondità nel cuore.
E lei sembrava proprio non volersene andare di lì.
Per quanto provassi disgusto, rabbia, delusione nei suoi confronti non ero riuscito ancora ad odiarla davvero.
Sarebbe stato tutto più semplice se l'avessi odiata e basta.
Ormai l'avrei dimenticata e sarei andato avanti, non ci avrei più pensato e l'avrei semplicemente evitata.
Ma io non la odiavo.
Io la amavo.

Amavo il suo sorriso, amavo il suo sguardo, le sue frecciatine pungenti, la sua risata, il modo in cui nascondeva il rossore delle guance, il modo in cui si scostava i capelli del viso e, Dio, amavo il modo in cui si stringeva al mio petto, poggiando la sua testa proprio lì, sul mio cuore.

Odiavo il non riuscire ad odiarla e questo mi mandava fuori di testa.

Avevo provato ad eliminare qualsiasi sua traccia dalla mia vita, avevo letteralmente distrutto l'albero di Natale che avevamo fatto insieme, cambiavo canale ogni volta che usciva il suo programma preferito in TV e avevo nascosto in una cesta i miei vestiti che aveva indossato quando restava a dormire con me.

Però questo non bastava.
La vedevo ovunque.
La vedevo quando andavo a lavoro e fissavo la poltrona su cui si sedeva.
La vedevo quando andavo a correre nel parco in cui ci eravamo incontrati spesso.
La vedevo quando mi mettevo nel letto dove avevamo condiviso le lenzuola e i respiri.
La vedevo quando la mattina non riuscivo a prepararmi la colazione.
La vedevo quando passavo davanti al ristorante della nostra prima cena.
La vedevo perfino quando andavo nel bagno dove lei aveva fatto il test di gravidanza.

Ormai era un'ossessione.
Non potevo neanche respirare senza che qualcosa mi ricordasse di lei.

E sapevo di doverla odiare e dimenticare per quello che mi aveva fatto, per come mi aveva reso un uomo debole e fragile, ma semplicemente non ci riuscivo.

Dopo il nostro incontro inaspettato mi sentivo anche peggio.
Era scappata in quel modo e in un certo senso ne fui sollevato perché in quel momento avevo proprio bisogno di piangere.
Subito dopo infatti me ne andai anche io e per la prima volta piansi veramente.
Mi aveva praticamente staccato il cuore dal petto e lo aveva calpestato.
Non mi ero mai sentito così.
Era un dolore costante e forte che mi lacerava dall'interno.
Cosa mi aveva fatto?
Perché non riuscivo a reagire?
Perché avrei voluto soltanto baciarla?

I giorni seguenti ero completamente in trans, non riuscivo a fare niente di buono.
Dalla rabbia avevo perfino dato un pugno nel muro, rompendomi una nocca, e adesso avevo un tutore.
Stavo completamente andando di matto.

Ero alla scrivania nel mio studio a provare a lavorare, quando la segretaria mi avvertì che avevo una visita.

«No, non può venire senza appuntamento.» le dissi.

«Ha detto che è urgente e che non se ne andrà finché non riuscirà a parlarle.» insisté e io mi passai le mani sul volto. Ci mancava anche questo.

«Va bene, se è così urgente.» sbuffai e lo lasciai entrare.
Spalancai gli occhi quando capii di chi si trattava.

«Salve, Mr. Payne.» disse e mi offrì la mano, gliela strinsi.

«Se è qui per divorziare da suo marito, sappia che ho chiuso con questi casi.» dissi pungente e lui alzò un sopracciglio.

«Sono qui per chiederle semplicemente per quanto ha intenzione di andare avanti con questa storia.» appoggiò le braccia sulla scrivania e mi guardò dritto negli occhi. Era agguerrito, gli si leggeva in volto.

«Mr. Styles, non so di cosa lei stia parlando, ma questo è uno studio legale, quindi se non ha intenzione di propormi un caso, dovrà andarsene.» giocai con una penna senza smettere di guardarlo.

«Si rende conto di quanto Addison stia soffrendo? È letteralmente a pezzi. Non riesce a fare altro che auto punirsi per quello che ha fatto e lei non riesce neanche a mettere da parte l'orgoglio e perdonarla? Anche lei avrà fatto degli errori, Mr Payne, non penso che Addison sia stata l'unica. Inoltre era ubriaca, ferita e sola. Pensava di non avere più nessuno, lei l'aveva lasciata per il lavoro ed io, la sua unica famiglia, mi stavo sposando. Zayn è stato bravo ad approfittare di quel momento e lei ci è cascata. Per questo motivo adesso dovrà patire le pene dell'inferno e punirsi a vita?» strinsi la mascella e mi sentii in imbarazzo, sotto accusa.

«Pensa che io invece stia bene? Pensa che mi piaccia stare senza di lei? Non è affatto così. E questa mano rotta ne è la prova.» risi amaramente e lui addolcì il suo sguardo.

«Non sto dicendo che lei non stia soffrendo, ma che tutto questo dolore è inutile. Non porterà a niente. Voi starete sempre male senza l'altro. Non riuscirete mai ad andare avanti, perché ormai siete legati da un filo indistruttibile. Mi creda, Addison odia praticamente se stessa, combatte con l'impulso di venire qui da lei perché non vuole più rovinarle la vita. È convinta che lei la odi e questo pensiero la distrugge. Però se lei sta soffrendo significa che non la odia affatto, quindi vada da Addison prima che sia troppo tardi per rimediare.» avrei voluto davvero farlo, ma Harry era suo amico, poteva benissimo dire una sciocchezza solo per vederla felice.

«Se andare a letto con Zayn è stato solo uno stupido errore, perché non dirmelo? Perché nasconderlo in questo modo? Significa che per lei è contato qualcosa quel rapporto. Significa che lei ama ancora lui. E questo io non posso accettarlo, è qualcosa che mi manda in bestia.» sbattei il pugno buono sulla scrivania ed Harry emise un profondo respiro.

«Zayn sarà sempre un uomo importante nella sua vita e lei dovrebbe accettarlo. È stato il suo primo amore e suo marito. Non si può semplicemente dimenticare un amore del genere. Però si può accantonare in un angolo del cuore per fare spazio a qualcosa di più grande. E lei ormai ha riempito tutto il resto del suo cuore, mi creda. Per questo motivo non le ha detto di quella notte, per non perderla.» mi sorrise e io sentii la testa esplodermi letteralmente.  «È raro trovare la propria anima gemella, Mr Payne. Non la lasci scappare via per orgoglio, se ne pentirà un giorno.» aggiunse e io restai in silenzio a pensare alle sue parole.

Infondo sapevo che non aveva poi così torto.
Ma una parte di me non poteva sopportare di dividere il suo cuore, anche se in piccola parte, con un altro uomo.

La verità era che avevo paura che lei scegliesse nuovamente lui a me.
Avevo paura che pian piano anche il resto del suo cuore sarebbe stato di Zayn e a quel punto non sarei sopravvissuto a tale dolore.

«Ci pensi su. Non le chiedo tanto, solo di parlarle.» si alzò, «Arrivederci, Mr. Payne.» si congedò, lasciandomi solo con i miei pensieri.

Fatal [L.P.]Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora