Capitolo 56

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Qualcuno le stava sfiorando la mano con la propria. Lei non vedeva niente, ma avvertiva quello che le succedeva attorno.

Le dita si spostavano, stavano scorrendo per il braccio.

Ora erano sulla spalla.

La mano si muoveva lenta e delicata, come se stesse carezzando qualcosa di raro.

Un istante dopo, solo un dito si stava trascinando sul suo collo, fino ad arrivare alla guancia che venne coperta dalla stessa mano.

Sentì dei movimenti, come se qualcuno si stesse alzando da una sedia e il calore corporeo di un'altra persona si fuse con il suo. Percepì subito dopo il fiato di qualcuno sul suo viso e la pressione di labbra altrui sulla sua guancia. Quelle labbra restarono sulla sua pelle per quasi un minuto, restando ferme e calorose per baciarla.

-Se solo lo avessi saputo prima- sentì sussurrare Damian al suo fianco.

Madison voleva aprire gli occhi. Voleva vederlo, vedere come avrebbe reagito nel spiegarle quello che era successo ai suoi genitori, ma ora era troppo stanca, non aveva le forze per ordinare alle palpebre di aprirsi, anche se la sua testa stava urlando a squarcia gola.

E la coscienza si spense ancora una volta.

Spalancò gli occhi e si alzò di scatto con la schiena dal letto, il respiro veloce e il battito spiritato del cuore. Si portò una mano al petto e cercò di stabilizzare il palpito rapido e il mal di testa che l'avevano sopraffatta allo stesso tempo. Dopo aver placato il suo corpo, si guardò attorno; rise amaramente nel constatare che era ancora in una stanza della casa di Damian, non era riuscita a scappare.

Poi ricordò tutto.

I corpi dei suoi genitori.

Una fitta al petto la colpì talmente forte che se non fosse stata a letto, sarebbe caduta a terra. La testa ricominciò a girare, i palmi delle mani a sudare e il torace le sembrò squarciarsi in tanti fili, uno per uno. Un dolore infinito.

Appoggiò le mani sulle lenzuola e le strinse con forza tra le dita, tanto da arrivare a bucare il tessuto con le unghie. Strinse gli occhi e i denti, stava soffocando nonostante non si trovasse più in acqua.

Prima che potesse gridare, una mano coprì la sua, intenta a stringere le lenzuola. Da quando si era svegliata, non si era nemmeno accorta di Damian a lato del letto, aveva le braccia distese sulla coperta e la testa china su di esse; i capelli erano più scompigliati del solito e quando alzò il viso su di lei, Madison notò anche delle grandi occhiaie sotto gli occhi.

-Ben svegliata- parlò a voce bassa, quasi con fatica. Madison lo guardò e lui le sorrise, ma non con uno dei suoi soliti sorrisi rassicuranti, bensì con uno più fiacco e spento.

-Per quanto ho dormito?-

-Una settimana circa. Pensavo non ti saresti più risvegliata- appoggiò con debolezza il busto allo schienale della sedia e si passò una mano fra i capelli, senza smettere di sorriderle. Voleva rassicurarla e nasconderle il suo terribile stato.

-Una settimana?-

-Sì-

-E sei stato qui tutto il tempo?- Damian fermò la sua mano e la fissò.

-Sì-

-Perché sapevi dov'erano i miei genitori?- lui chiuse gli occhi e sospirò profondamente, si aspettava che glielo avrebbe chiesto.

-Prima devi mangiare, avrai fame immagino- si alzò dalla sedia e controllò l'ora sull'orologio al braccio sinistro.

-Vado a prepararti qualcosa- e se ne andò dalla stanza.

L'eternità di chi amaDove le storie prendono vita. Scoprilo ora