«Charlotte, fermati.» Urlò una voce alle mie spalle, era Kendall, la riconobbi dalla sua voce squillante.
Corsi più velocemente possibile, ma era Kendall che mi stava seguendo, la migliore amica, colei che conosceva tutto di me, sapeva tutto di me, sapeva che quando volevo stare sola facevo così, sapeva che quando non volevo accettare qualcosa, scappavo. Ma io sapevo che, anche se scappassi fino in capo al mondo, mi avrebbe seguita. Mi fidavo di lei e se c'era una sua caratteristica che amavo, era il suo trovare della luce anche nell'oscurità. Lei trovava sempre un ombrello nella tempesta (metaforicamente parlando) , trovava un modo per farmi sorridere quando volevo piangere, mi prestava la sua spalla quando ero sull'orlo di una crisi isterica, mi dava della cretina quando facevo le mie battute squallide. Non mi lasciava in pace neanche quando glielo chiedevo, lei non sopportava i miei occhi spenti perché, a parere suo, gli occhi devono brillare per la felicità e non per le lacrime. Di certo non era la mia migliore amica a caso. Era stata la prima ad avvicinarsi, il primo giorno di scuola quattro anni prima, per chiedermi se il colore dei miei occhi fosse vero o indossassi le lenti a contatto colorate. Quando l'avevo vista avvicinarsi, avevo già pronta la risposta acida dando per scontato che mi avrebbe chiesto il mio nome, ma con la sua domanda scoppiai a ridere. Nessuno me l'aveva mai chiesto e non ricordavo ancora come avevo risposto, sempre se l'avevo fatto. Per quanto potesse essere brutto pensarlo, poiché non ero così con tutti ma solo con lei mi sentivo me stessa senza la paura di essere giudicata, solo con lei.
«Ora ti fermi, signorina.» Sentii avvolgermi il braccio destro e mi fermai di scatto. Davanti a me si piantò la figura di Kendall con un'espressione stanca, respirava faticosamente, tanto che dovette piegarsi in due e appoggiare le mani sulle ginocchia per riprendere fiato. Io iniziai a prendere respiri profondi, così mi calmai.
«Alla fine, mi hai fermata tu.» Dissi, secca. Sentivo le lacrime ancora solcare le guance, non mi importava, sapevo che davanti a Kendall potevo piangere senza risultare debole.
«Vieni qui.» Mi tirò per il braccio e avvolse le sue braccia attorno a me, ricambiai l'abbraccio e quando poggiai la testa sulla sua spalla scoppiai, scoppiai in un pianto liberatorio, uno di quelli che mi facevano singhiozzare per un bel po' di tempo e per quanto provassi a calmarmi non ci riuscivo.
«Non ce la faccio più, Kendall, sono crollata. Non posso sopportare all'infinito.» Sussurrai, provai vergogna pronunciando quelle parole. Io non potevo crollare, stavo male era vero, ma non dovevo crollare.
«Non fa male crollare.» Sentii i suoi singhiozzi sulla mia spalla, bene entrambe eravamo in lacrime.
«Invece si fa male, tanto male, Kendall.» Dissi, stanca, triste, delusa. «Fa male...» sussurrai. Sciolse l'abbraccio e mi allontanò, mettendo le sue mani sulle mie spalle. Il suo viso era colmo di lacrime ed ero stata io la causa. Ancora una volta, la mia tempesta aveva travolto bruscamente le persone a cui tenevo.
«Ma stiamo parlando di te! Charlotte Hernandez che non ha mai pianto davanti a nessuno, non ha mai permesso a nessuno di spezzarti il cuore, hai sempre sorriso quando qualcuno provava a insultarti, hai riso dopo...che è morto James e l'hai detto a noi. Sentivo che quella risata era finta, lo facevi per non piangere, lo sentivo, l'avevo subito detto ad Aaron, Char non credere che siamo stupidi, smettila di nascondere le emozioni, le sofferenze, le delusioni e la tristezza. Io lo vedo, i tuoi occhi lo confermano. Char, vivi.»
«Non posso.» Urlai, cacciai le lacrime indietro. «Non posso e sai perché? Perché non merito di vivere e poi se morissi, chi piangerebbe per me? Molto probabilmente la mia famiglia e i miei amici, ma per quanto? Non voglio sopravvalutarmi e credermi chissà chi, ma per quanto soffrireste per la mia assenza? Un giorno? Un mese? Poi sarei solo un ricordo di una vita passata tra il dolore e la felicità. Sarei il nulla. Poi sarei la causa della distruzione. Sarei la fine della tempesta che ha devastato tutte le vostre vite. Sarei semplicemente...il nulla.» Mi allontanai da lei e alzai le braccia verso il cielo.
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Come una tempesta
Romantizm«Più le persone sembrano capirmi, più trovano informazioni per ferirmi». Questa era la verità che tormentava Charlotte ogni volta che era sola, ogni volta che i suoi demoni la torturavano, quando annegava nei sensi di colpa, ogni volta che crollav...
