«Mi aveva detto addirittura di non dirti nulla perché aveva paura che soffrissi, sai tutte quelle chiacchiere che fanno gli uomini quando vogliono lasciarti per andare a putta- ops, tu piccolino». Indicò la sua pancia. «Non ripetere ciò che dice la mamma, sono brutte parole. E stavo dicendo: avevo già in mente un piano per dirti tutto, alla fine, non l'avrei detto proprio io bensì il bambino. Quindi, cioè. Sono o non sono un genio?». Chloe ritornò a mescolare energicamente l'impasto per i pancake per poter fare colazione. Nonostante fossero le tredici, nessuno oltre me e Chloe, era sveglio. Chloe mi aveva confidato che si era svegliata alle dieci, nonostante fosse andata a letto alle sei del mattino, a causa di forti dolori alla pancia. Io, invece, alle dodici e mezza per colpa di Colton che mi stringeva così forte da farmi soffocare. Mi aveva svegliata infatti e nonostante l'avessi buttato giù dal letto, lui continuava beatamente a dormire. Chloe aveva detto che non lo vedeva dormire così da tanto tempo, forse, proprio per questo lo lasciai dormire. Ridacchiammo per ciò che disse Chloe e nell'osservarla potei constatare quanto la gravidanza l'avesse resa dolce nei lineamenti, più di quanto lo era prima. Mi portai nuovamente il ghiaccio sopra la testa, sentendo lo stomaco restringersi al ricordo della notte precedente. Avevo paura di ciò che poteva accadere, era inutile negarlo, se aveva fatto del male a me era inevitabile che potesse farlo ad altri. Ed era questo a spaventarmi ed era per questo che avevo insistito tanto perché Colton rimasse qui, ero sicura che voleva colpire anche lui, ma ciò che non mi risultava ancora chiaro era chi fosse l'obbiettivo: io o Colton?
Il tradimento di Krystal non mi aveva fatto star male come avevo immaginato, ed era questo a farmi stare male. La consideravo una migliore amica se non stavo male per il suo tradimento, voleva dire he non la consideravo veramente tale, no? Voleva dire che non mi fidavo davvero di lei e che tutto la fiducia che pensavo di avere era solamente una convinzione che facevo a me stessa, no? Ma Noah... Noah era il mio migliore amico, perché mi aveva tradita? Sentii nuovamente ardere i miei occhi per via delle lacrime che desideravo versare, ma sapevo niente l'avrebbe riportato indietro. Voltandomi verso la finestra feci solcare le mie guance soltanto da una lacrima che racchiudeva il mio dolore, che non poteva essere pronunciato. Chloe parve accorgersi del mio cambiamento d'umore poiché lasciò stare l'impasto e si avvicinò a me, era più bassa di me soltanto di una testa e dovetti abbassare la testa per guardarla negli occhi. E speravo che con quel contatto non notasse il dolore che celavo, o almeno, ci provavo.
«Oh piccola Charlotte». Capii con quella frase ricca di dolcezza che avevo fallimento miseramente, mi abbracciò e quando poggiai la testa Nell'incavo del suo collo (dato che, a causa della pancia, non riuscivo ad arrivare alla spalla), il pianto che provavo a contenere esplose, le mie lacrime iniziarono a solcare le mie guance e lasciai andare il ghiaccio, che cadde a terra, per poter abbracciare Chloe e mio nipote. Mi accarezzò amorevolmente la schiena proprio come farebbe la mamma e, solo in quel momento, mi accorsi quanto effettivamente mi mancava mia madre. «Lo so, è difficile accettare il tradimento di un amico, lo so perché ne ho dovuto accettare tanti. Sai come hanno reagito tutte le persone che ritenevo fedeli, quando hanno saputo della gravidanza? Be' mi hanno voltato le spalle e sono andati via, ma prima di ciò mi hanno guardato con sguardi ricchi di disgusto e dalle loro labbra sono uscite parole che non so qui a ripetere, bensì a spiegare il significato: poco di buono. Donna senza dignità. Sai quanto è stato brutto accettarli? Abbastanza. Però sono qui, sono qui con le persone che davvero resteranno con me, ed è questo l'importante». Mi allontanai da lei per guardarla negli occhi e lentamente mi asciugai le lacrime. «Sono questi i momenti in cui capisci davvero chi sta dalla tua parte». Tenne le sue esili mani sulle mie spalle e solo quando fu sicura che potessi reggermi da sola, mi lasciò.
«È vero». Una voce alle spalle di Chloe, interruppe tutto, tuttavia riconobbi quella voce: Chanel, che con i suoi capelli neri e i suoi occhi color nocciola aveva incantato mio fratello al tal punto di innamorarsi l'uno dell'altro. Erano una coppia bellissima e non avevano mai permesso ai loro litigi di allontanarli in maniera definitiva e di questo ero molto contenta. Conoscevo abbastanza Chanel da sapere che preferiva passare giornate intere a giocare con la playstation con mio fratello anziché uscire, preferiva il cioccolato alla vaniglia, i capelli neri anziché castani, ovvero il suo colore naturale, preferiva le tute sportive anziché ai vestiti eleganti, preferiva la verità alla bugia, preferiva il giorno alla notte perché quest'ultima spesso celava la verità. Preferiva gli altri anziché se stessa e preferiva essere indifferente anziché essere notata. Ora eravamo un trio: io, Kendall e Chanel e, al dire il vero, ero abbastanza felice. Formavano un trio perfetto. Io amante della lettura, Chanel amante dei videogiochi, Kendall amante della moda così come lo era Krystal. Quest'ultima mi pareva di non conoscerla davvero, mi sembrava che tutto ciò che sapevo su di lei si fosse dissolto in una nuvola di fumo. E mi faceva male. Tuttavia capii che non potevo stare, per sempre, male per una persona che preferiva vedermi morta. Per questo motivo misi da parte il mio dolore e il momento di debolezza e decisi di dedicarmi a loro, ricordandomi mentalmente che dopo avrei chiamato mia madre.
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Come una tempesta
Romantizm«Più le persone sembrano capirmi, più trovano informazioni per ferirmi». Questa era la verità che tormentava Charlotte ogni volta che era sola, ogni volta che i suoi demoni la torturavano, quando annegava nei sensi di colpa, ogni volta che crollav...
