Capitolo XII.

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Fortunatamente il giorno dopo fu Domenica. Non sarei riuscita ad andare a scuola, entrare in aula e incrociare il suo sguardo.

Lo sguardo di Xavier. L'arrogante riccone che mi aveva baciato il giorno prima.

Mi ritrovai tutta la giornata a pensarci. Cercavo di distrarmi, di tuffarmi in qualsiasi attività per tentare di rimuovere dalla mia mente la scena accaduta alla mostra scientifica, ma non era affatto facile.

Non potevo cancellare ciò che era successo. Ed era questo il problema: lui mi aveva rubato un bacio, non le caramelle alla frutta che tenevo in tasca. Per di più, lo aveva fatto senza porsi alcuno scrupolo, come se fosse l'azione più normale del mondo baciare improvvisamente un'amica senza nemmeno chiederle scusa.

Ma se i problemi fossero stati soltanto quelli, forse sarei comunque riuscita a rinchiuderli in un angolino della mia mente... invece no, non era possibile. Perché il mio cuore batteva stranamente da ieri sera, in una maniera che non aveva mai fatto. Ed era la ragione di questo che mi tormentava.

Dovevo schiarirmi le idee, altrimenti non sarei stata in grado di presentarmi a scuola l'indomani.


Il suono echeggiante della campanella risuonava in tutto il corridoio del liceo. Gli studenti rientrarono in fretta nelle aule, pronti -o meglio, costretti- ad assistere alla prima lezione. Entrai in classe anche io, con il cuore che palpitava dall'agitazione.

Non deve esserci, non deve esserci, continuavo a ripetermi. Ma non sapevo quanto alta fosse la probabilità che realmente sarebbe stato assente. Anche se, in fondo, Xavier era un ragazzo piuttosto impegnato. Avrei potuto veramente sperarci.

Ma appena misi piede all'interno dell'aula, ecco che mi trovai Xavier in tutta la sua consueta eleganza: aveva appoggiato lo zaino sul banco e si stava sistemando il colletto della camicetta bianca che indossava, abbinata a un paio di blu jeans.

Mi mossi velocemente verso il mio banco, oltrepassandolo a capo chino senza nemmeno rivolgergli un'occhiata. Fu semplice: sapevo che tanto non mi avrebbe salutato.

«'giorno.»

Mi fermai per un istante. Mi aveva appena dato il buongiorno?

Lo guardai di sottecchi. Sul viso aveva dipinta la solita espressione da snob.

E quegli occhi azzurri erano una favola...

Mi riscossi. Dovevo allontanarmi immediatamente.

Borbottai un 'giorno veloce e quasi incomprensibile, dirigendomi verso il mio banco senza guardarlo in faccia.

Le ore a scuola furono interminabili. E le peggiori arrivarono a fine giornata: le ultime due ore erano dedicate a Educazione Fisica. Purtroppo io e la ginnastica non eravamo migliori amiche. Infatti impiegai un sacco di tempo per completare i cinque giri di corsa che il professore ci aveva ordinato di eseguire e, una volta terminati, mi accasciai contro la parete della palestra, sedendomi a terra. Ero sfinita.

«Già stanca?»

Alzai lo sguardo a quella domanda. Xavier era davanti a me, in t-shirt e pantaloncini, palesemente firmati Guess.

Rimasi impietrita. Dovevo evitarlo di nuovo.

«Oh, ehm...» mi alzai di scatto dal pavimento «no, ti sbagli.»

Gli diedi la schiena, distanziandomi da lui. Il cuore aveva preso a martellarmi nel petto. Ma perché?! Perché doveva reagire così ogni volta che lui mi stava di fronte? Lo detestavo più di quanto odiassi Xavier.

Il mio Ricco e Arrogante ScienziatoDove le storie prendono vita. Scoprilo ora