Arrivai un po' in ritardo alla festa di compleanno di Xavier.
Avevo impiegato troppo tempo a prepararmi per la serata e a impacchettare il regalo. Xavier ci aveva comunicato tramite l'invito che aveva consegnato a ciascuno di noi di presentarci per le ventuno, invece io avevo perso già mezz'ora e qualche minuto.
Quando scesi dalla macchina di mio padre -che era così felice di sapere che fossi stata invitata alla sua festa ma solo perché sperava ancora che il riccone, in futuro, potesse diventare suo genero- sentii della musica ad alto volume risuonare nell'aria.
Xavier aveva affittato l'enorme cortile di un hotel per festeggiare e preferivo non avere idea di quanto avesse speso. Mi fermai all'ingresso, davanti cui c'erano due bodyguards che mi chiesero nome e cognome, controllando se fossi nella lista degli invitati. Poi mi fecero passare.
Quando fui finalmente dentro, mi guardai attorno: il grande giardino dell'hotel era stato riservato apposta per l'evento, perciò ogni cosa era stata aggiunta e sistemata in maniera tale da renderne l'idea. Vari tavoli per il buffet accoglievano gli ospiti, erano imbanditi con una quantità di cibo tale da poter sfamare il nostro intero liceo compresi i professori e gli addetti alle pulizie. Al centro dello spazio, invece, la gente ballava trascinata dalle note delle canzoni che si susseguivano, provenivano da alcuni grossi altoparlanti fissati su dei pali che circondavano il cortile. Ogni venti secondi, li contai mentalmente, dall'alto cadeva una massa di coriandoli che generava grida entusiaste, per di più il volume aumentava. Lontano dalla pista da ballo vidi proprio un deejay che regolava la musica e probabilmente sceglieva anche i brani.
Beh, dovevo confessare che aveva organizzato realmente una festa a regola d'arte.
Riconobbi tutti i miei compagni di classe sparsi per il giardino, ma insieme a loro c'erano anche dei volti che non conoscevo, quindi presunsi che Xavier avesse invitato anche altre persone. Eravamo all'incirca una sessantina.
Girai lo sguardo a destra e a sinistra per adocchiare proprio lui. Lo scorsi vicino a un tavolo che sosteneva una ciotola di punch, stava parlando con due ragazzi e rideva.
Mi avvicinai, stringendo fra le mani una busta carina contenente il regalo che gli avevo fatto. I ragazzi salutarono Xavier e si avventarono sui tavoli del buffet.
Il festeggiato mi notò dopo qualche secondo e io lo raggiunsi, cercando di non inciampare sui tacchi che avevo deciso di indossare.
«Buonasera!» esclamai allegra.
Xavier fece una smorfia. «Sei esattamente in ritardo di trentacinque minuti.»
«Scusami, ci ho messo tempo per vestirmi, ma ora... eccomi qui, mio caro diciottenne!»
«Oh, piantala con questi nomignoli.»
Quella sera l'arrogante mi avrebbe tolto il fiato: aveva una camicia bianca sbottonata al collo e portava un paio di jeans neri e attillati. Con i suoi occhi azzurri, poi, era veramente stupendo, purtroppo non riuscivo a evitare di pensarlo.
«Buon compleanno!» gli dissi, e allargai le braccia nella sua direzione. «Posso abbracciare il finalmente maggiorenne?»
«Non voglio avere un attacco di nausea davanti a tutti.»
Ma io mi gettai verso di lui e lo strinsi a me. Non seppi da quale angolo del mio corpo trovai il coraggio di osare fino a quel punto, mi era venuto l'impulso irrefrenabile di farlo e quindi lo avevo assecondato nonostante l'espressione schifata dello zoticone.
«Va bene, va bene...» si allontanò ma non subito, perché ovviamente la situazione andava a favore del suo piano contro la N.U.A.T. Vide il sacchetto che tenevo in mano. «E questo cos'è?»
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Il mio Ricco e Arrogante Scienziato
RomanceCamille pensa di conoscere tutto di Xavier Leblanc, il figlio del ricco fondatore della Star Corporation, un'importante azienda di Parigi che ha creato la Star Phone. Lo considera una "scatola vuota", un ragazzo dall'accattivante bellezza esteriore...
