Capitolo XXX.

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Il suono fastidioso della campanella del liceo riecheggiò in tutto l'istituto.

Alix, la quale stava per raccontare a Xavier della sua clamorosa scoperta -che avrebbe potuto anche risparmiarsi di fare- guardò sconsolata il punto da cui proveniva quel rumore molesto.

«Accidenti, proprio ora!»

«Non importa.» Xavier scrollò la testa e sbirciò l'ingresso della nostra aula a qualche metro da noi, per controllare se qualcuno dei nostri compagni stesse già entrando. Se non si era ancora intuito, lui detestava qualsiasi tipo di ritardo. Perciò ero sicura che avrebbe troncato la discussione per cercare di sedersi al suo posto con una perfetta puntualità. Come se fosse questione di vita o di morte.

«Piuttosto, mi piacerebbe parlare con te in un secondo momento» propose a Thomas, sospendendo la conversazione. Avevo indovinato.

«Oh, anche a me» rispose lui.

«Ti lascio il mio numero di cellulare. Chiamami oggi pomeriggio, alle quindici e trenta minuti.» Quella precisione mi rivoltava lo stomaco. «Ci accorderemo insieme riguardo a un luogo dove incontrarci.»

Thomas annuì più volte con il capo, era molto felice di uscire con il vip del liceo. Tirò fuori dalle tasche del cappotto il suo telefono -Star Phone, logicamente- e scrisse i numeri che gli stava dettando.

«Hai delle preferenze?» domandò Xavier.

«Potreste riunirvi nel tuo laboratorio!» esclamò Alix indicando l'arrogante. Non aveva neppure permesso a Thomas di esprimere una proposta! «Insomma, così potrà vederlo e avrai l'occasione di mostrargli qualche progetto.»

«Ti va?» Xavier guardò Thomas, che aveva ricominciato a sistemarsi gli occhiali sul naso. Evidentemente la situazione si stava evolvendo fin troppo bene per lui ed era euforico. In neppure dieci minuti aveva fatto conoscenza con il celebre Xavier Leblanc, la brutta copia di una divinità, ed era stato perfino invitato a casa sua.

«S-sì... sarebbe... sarebbe grandioso!»

Mi faceva tenerezza. Era proprio uno di quei ragazzi che appaiono timidi e insicuri, e che permettono a chiunque di convincersi che non custodiscano molte altre preziose qualità, ma solo una manifesta debolezza. Invece nascondono quasi sempre un mondo oltre le loro spalle rivestite di pregiudizi, in quel caso un cervello da invidiare.

«Fammi uno squillo ugualmente, giusto perché possa confermartelo. Non è un posto sulla bocca di tutti in casa mia.»

«C-certo! Grazie!»

Xavier gli disse che sarebbe entrato in aula, aveva adocchiato due compagni oltrepassare la porta e per lui già rappresentava un eclatante ritardo. Quindi si avviò immediatamente, non poteva certo perdere ulteriore tempo. Alix salutò Thomas allo stesso modo, correndo al fianco di Xavier per raggiungerlo mentre la sua fastidiosa parlantina si rimetteva in moto.

Rimasi da sola con il tenero Thomas. Io non avrei avuto nessun problema a trattenermi per altre quattro chiacchiere, non m'importava di sedermi fra i primi al mio banco come Xavier. Ancora non comprendevo che cosa ci guadagnasse, considerando che la professoressa di quella mattina entrava sempre almeno tre minuti dopo l'avviso stridulo della campanella e non avrebbe mai saputo chi fosse arrivato per primo e chi no.

Ma Thomas dovette abbandonarmi perché mi spiegò che la sua classe si trovava al secondo piano e nel tentativo di scendere le scale avrebbe sprecato dei secondi indispensabili. Qualche istante prima di sparire dalla mia vista disse: «ci... ci rivedremo?»

«Assolutamente.»

Dipendeva, perlopiù, da come sarebbe andato il pomeriggio fra lui e Xavier. Se quello sbruffone narcisista lo avrebbe, per usare il termine preferito di Alix, fatto entrare nel team.

Il mio Ricco e Arrogante ScienziatoDove le storie prendono vita. Scoprilo ora