Capitolo XXV.

153 14 14
                                        

«Manteniamo la calma.» Xavier mi fece segno di tirare un profondo respiro per tranquillizzarmi.

«Ma l'ascensore si è bloccato!»

«Non devi preoccuparti, fra pochissimo ci tireranno fuori di qui.» Si girò verso i pulsanti con il numero dei piani mentre li illuminava grazie alla torcia del cellulare, e premette quello in cui era disegnata una campanella.

Sperai che il nostro avviso di allarme arrivasse presto a qualcuno, avevo abbastanza paura. Non ero mai capitata in una circostanza del genere e non sapevo come comportarmi.

Xavier invece era lucido e razionale come sempre, non si era fatto prendere dal panico. Per di più, si mise in un angolo dell'ascensore e si sedette a terra.

«Che fai?» gli chiesi.

«Beh, non sappiamo fra quanto tempo potremmo uscire. Quindi sediamoci e aspettiamo.»

Aggrottai la fronte contraria. Lui lo notò poiché mi disse: «rimanere in piedi non ti sarà certo di aiuto per smorzare l'ansia.»

Purtroppo aveva ragione. Ormai la segnalazione era stata inviata e quasi sicuramente ricevuta, perciò non restava che attendere i soccorsi.

Mi sedetti di fronte a lui, appoggiando la schiena alla cabina. Le nostre scarpe si sfiorarono. Ritirai un po' le gambe.

Il problema fu che non avevo neppure idea di quale discorso aprire per rompere il silenzio che era sceso da qualche secondo. Insomma, l'unica cosa che il mio cervello pensava era liberateci, per favore!

E volevo tanto uscire di lì anche per evitare quella situazione assolutamente imbarazzante.

«Sei preoccupata?» mi domandò Xavier a un certo punto.

«Che domanda è?» risposi io. Mi accorsi di essere stata un po' brusca, ma soltanto perché ero nervosa. «Avrei preferito mille volte essere interrogata dalla Morel anche se non sarei stata pronta e mi avrebbe rifilato un pessimo voto...»

Desideravo proprio tornare indietro nel tempo e aver scelto di salire le scale anziché prendere l'ascensore. La pigrizia non portava a niente di buono, lo avevo capito solo in quel momento. A quell'ora sarei stata già in aula. Sì, magari nel pieno della mia disastrosa interrogazione, ma almeno non intrappolata in una cabina buia, rischiarata dalla torcia di Xavier come se ci fossimo persi in un bosco in piena notte.

«Cosa vuol dire "non sarei stata pronta"?»

«Esattamente ciò che hai ripetuto. Non sono molto preparata. Anzi, a essere sincera, io e la matematica non andiamo d'accordo.»

Xavier mi accecò con la luce.

«Sei sempre la solita incoerente.»

«Potresti smetterla di accecarmi?»

Lui spostò il fascio di luce dai miei occhi al mio fianco. «Mi spieghi perché mai ti sei voluta iscrivere in un liceo a indirizzo scientifico? Non è la prima volta che ti sento dire qualcosa di simile.»

Alzai le spalle.

«Questa storia è abbastanza contraddittoria, non lo hai notato?» aggiunse.

«Non sono incoerente» scandii. Quello era lui! «Io... l'ho fatto per mio padre.»

Xavier era incuriosito. «Cioè?»

«Beh, lui... ha sempre desiderato poter diventare un fisico, un chimico. O un astronomo. Insomma, per farla breve, uno scienziato.»

Vidi le pupille di Xavier dilatarsi come se fossero delle antenne che avevano appena avvertito uno stimolo di suo interesse.

«Ma non ne ha mai avuto la possibilità perché è stato costretto a lavorare fin da giovane. Quindi volevo realizzare il suo sogno e ho deciso di tentare la via della scienza, da cui sono anche attratta visto che mio padre, quando ero piccola, mi raccontava una marea di racconti sull'universo, la natura, gli atomi...»

Il mio Ricco e Arrogante ScienziatoDove le storie prendono vita. Scoprilo ora