Entrai deglutendo all'interno della limousine. Era spaziosa e mi misi seduta sopra i sedili sistemati di fronte al famoso uomo che mi provocava un terrore assurdo.
Non era da solo. Accanto a lui, rispettivamente alla sua destra e alla sua sinistra, c'erano altri due uomini in giacca e cravatta, portavano anche degli occhiali dalle lenti scure e sembrava che mi stessero fissando intensamente anche se non riuscivo a vedere le loro pupille. Bodyguards, evidentemente.
Strinsi Dora preoccupata, tanto che lei alzò il musetto come per domandarmi che cosa stesse succedendo improvvisamente. E il bello è che non lo sapevo nemmeno io.
Il padre di Xavier disse all'autista di ripartire verso il centro città. «Camille, giusto?» mi chiese poi. «Ti chiami così o ricordo male?»
«S-sì... è proprio il mio nome» balbettai.
«Non spaventarti, non voglio certo farti del male. Faremo un semplice giro nei dintorni.»
«E allora... perché mi ha fatto salire in macchina?»
«Te l'ho detto, desidero poter chiacchierare insieme a te.»
«Ma... riguardo a che cosa?»
Il padre di Xavier scrocchiò le dita. «Ieri sera, dopo che tu e mio figlio siete tornati dal concerto, sono rimasto stupito, arrabbiato e titubante. Un mix di stati d'animo tale che non avevo una precisa idea di come avrei dovuto sentirmi.»
«Se è per le guardie del corpo, mi scuso in anticipo!» Feci la prevenuta. «Però posso assicurarle che ho provato a nascondere suo figlio in tutti i modi! Non lo avrei sicuramente gettato nel mare con tutti quegli squali pronti a scagliarsi verso di lui! Conosco la sua notorietà e so che potrebbe essere pericoloso andare in giro senza protezioni!»
«Ehi, ehi, calma...» L'uomo emise una breve risatina. Quasi certamente avevo parlato a raffica. «Xavier sa bene quali siano i suoi doveri e sarebbe spettato a lui prendersi la briga di chiamare uno dei nostri bodyguards. Tu non hai alcuna colpa, anzi hai fatto il possibile.»
Ripresi fiato.
«Ciò che volevo riferirti è che sono piacevolmente sorpreso da te.»
«Da me?»
«Esatto. Quando ho visto che una ragazza si stava parando in difesa di Xavier... beh, non credevo ai miei occhi. Ho cercato di indagare sulla questione proprio tramite lui, ma non mi ha raccontato molto in merito alla vostra amicizia, soltanto che siete buoni compagni di classe e ogni tanto uscite insieme.»
E mi sopporta continuamente anche quando mi comporto da pallone gonfiato arrogante, e la tratto come schiava impartendole ordini di qua e di là, avrebbe dovuto aggiungere. Annuii.
«Ebbene, che cosa c'è fra voi? Siete fidanzati?»
Per poco non soffocai Dora che si era stretta sul mio petto.
«Oh, no, non siamo fidanzati!» esclamai a voce alta, quasi come per sottolinearlo. «Siamo solamente... degli amici che vanno abbastanza d'accordo...»
Come no.
«Un vero peccato» commentò il padre. Eh? «A ogni modo, sono veramente contento.»
«Di cosa?»
«Che mio figlio abbia degli amici.»
Quella risposta mi lasciò di stucco.
«Da quando mia moglie, ovvero sua madre, ci ha lasciati... lui non è più stato lo stesso.» Abbassò lo sguardo. Era addolorato.
«Mi... mi dispiace» dissi.
«Prima Xavier era diverso... era un ragazzo solare, usciva spesso con qualche amico e, soprattutto, parlava molto con me, confidandosi.»
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Il mio Ricco e Arrogante Scienziato
RomansaCamille pensa di conoscere tutto di Xavier Leblanc, il figlio del ricco fondatore della Star Corporation, un'importante azienda di Parigi che ha creato la Star Phone. Lo considera una "scatola vuota", un ragazzo dall'accattivante bellezza esteriore...
