Capitolo VIII

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Stavo camminando per la città quella mattina, faceva un po' freddo ma il mio cappotto di feltro blu mi riscaldava completamente. Tenevo le mani all'interno delle tasche mentre procedevo dritta verso il parchetto nei pressi della Torre Eiffel.

Prima di arrivare, però, mi fermai in un piccolo negozio di antiquariato. So che potrebbe sembrare alquanto strano che una ragazza della mia età -per l'esattezza stavo per compiere i 18 anni- possa adorare oggetti dallo stile retrò, ma mi piaceva veramente molto ammirare dei pezzi storici, ciascuno di loro sembrava come se avesse qualcosa da raccontare.

Mi fermai a fissare un vecchio orologio a pendolo, il cartellino del prezzo diceva che era datato anni '40. Aveva ben 78 anni!

Fui costretta a uscire poiché l'uomo sistemato dietro il bancone della cassa continuava a fissarmi, probabilmente chiedendosi cosa ci facesse una ragazza della mia età in un posto simile.

Di fronte al negozio c'era un altro edificio, una pasticceria, e dalle sue vetrate si poteva gustare con il semplice sguardo la miriade di dolci in vendita. Decisi immediatamente di fare un salto.

Quando spalancai il portone d'ingresso mi accorsi che qualcun'altro lo stava aprendo dall'interno. Io e una ragazza ci ritrovammo a guardarci, stringendo entrambe la maniglia.

Ma io quella ragazza la conoscevo molto bene.

«Tanya?» esclamai sbalordita da quell'inaspettato incontro.

Lei mi riconobbe. «Signorina Camille, buongiorno.»

«Chiamami pure Camille.»

«Affermativo.»

«Che cosa fai in questo posto?» Non mi risultava che gli androidi potessero mangiare.

Tanya sollevò un braccio mostrandomi il sacchetto bianco che stringeva fra le mani. «Il signor Xavier mi ha incaricato di comprargli una ciambella ripiena di cioccolato. Dice che ha bisogno di energie.»

«E ti ha mandato a farlo da sola?»

«Oh, sì. Lo faccio sempre quando lui è immerso nel lavoro.»

Già immaginavo quante ore avrebbe passato rinchiuso lì dentro. Quel ragazzo era matto: non poteva trascorrere così tanto tempo dentro un laboratorio.

«Vorresti venire a trovarlo?» mi chiese l'androide.

Non seppi che cosa rispondere. Ero infuriata con Xavier per le frasi che mi aveva detto il giorno precedente e per il dolore che aveva procurato alla mia amica Alix.

Eppure, dall'altra parte volevo piombare nel suo laboratorio e cercare di distrarlo un po'. Ma perché? Perché lo pensavo nonostante fossi arrabbiata con lui?

Tanya mi fissava curiosa. «A giudicare dall'espressione facciale che mostrano gli umani quando sono parecchio concentrati, sembrerebbe che tu stia riflettendo bene sulla questione.»

«Esattamente.» Ma in fondo non ci sarebbe stato niente di male nel passare a fargli una visitina. Sebbene sapessi che l'arrogante e viziato signorino non desiderava certo vedermi.

«Mi hai convinto» risposi alla fine. Avrei potuto giurare che ci fosse qualche calamita a unirmi a Xavier, non riuscivo a restagli lontana nonostante il suo carattere permaloso e scostante. «Prendo una ciambella e ti raggiungo!»

Misi un piede dentro la pasticceria e voltai lo sguardo in avanti, ma fu troppo tardi per evitare di scontrarmi contro una persona che nel frattempo stava uscendo.

Le diedi una forte botta con la fronte e al malcapitato, invece, scivolò dalle mani il contenitore di caffè da portar via che cadde a terra aprendosi e spargendo il liquido sul pavimento.

Il mio Ricco e Arrogante ScienziatoDove le storie prendono vita. Scoprilo ora