«Basterebbe solamente farvi vedere più spesso insieme. Durante una passeggiata, mentre prendete un gelato...» disse Martin.
Ma il mio cervello era andato in panico già alla prima frase.
Xavier aveva preso a fissarmi in maniera storta. E adesso che cosa voleva?
«Hai afferrato ciò che dovremmo fare? Nonostante preferirei evitare quello che sto per dire, dovrai starmi vicino quando siamo all'esterno.»
«Sì, ho capito.»
«Quindi non dovrai sparire dalla circolazione per nessun motivo. Dobbiamo mostrare agli uomini della N.U.A.T. che non siamo dei semplici amici, intesi?»
«Ho capito.»
Quel problema mi seccava parecchio. Detestavo interpretare il ruolo della sua fidanzatina. In particolar modo perché sapevo che sarebbe ritornato tutto ciò che stavo cercando di dimenticare: il bacio rubato, le stupide sensazioni che provavo verso di lui...
«Per fortuna ti è chiaro» commentò Xavier. Aveva la solita faccia nauseata.
Beh, neanche io morivo all'idea di dovergli stare appiccicata e sentire il suo Eau de Sbruffon.
Si rivolse verso Martin e gli fece cenno di andarsene. «Ora puoi sloggiare dal mio laboratorio.»
«Grazie Martin per avermi salvato le chiappette, sei un vero amico» scimmiottò l'altro. «Adoro la tua gentilezza.»
«Esci prima tu, e poi Camille andrà via qualche minuto dopo, altrimenti potrebbe risultare sospetto.» Dava ancora ordini come fosse un generale!
Tant'è che Martin, come se mi avesse letto nel pensiero, si portò una mano alla fronte esclamando: «agli ordini, capitano!»
Iniziò a salire le scale che lo avrebbero portato fuori dalla tana di Xavier, intanto mi regalò un occhiolino. «Ma chérie, posso parlare con te prima di andarmene?»
Io guardai istintivamente l'arrogante, quasi come se dovessi chiedergli il permesso. Lui, con aria autoritaria, mi lasciò seguirlo. «Raggiungi quel pagliaccio altrimenti non si volatilizzerà più.»
Mi ritrovai anche io nell'atrio della villa di Xavier, dove Martin era in piedi ad attendermi. Increspò le labbra in un sorriso.
«Rimanere vicina a quell'energumeno... non ti invidio per niente!»
«Ti prego, non ricordarmelo. Mi è salita l'angoscia.» Mi infilai le mani fra i capelli. Sarebbero diventati precocemente bianchi a causa dello stress. «Che cosa devi dirmi?»
«Desideravo scusarmi di nuovo con te per il nostro appuntamento saltato. Purtroppo dovevo occuparmi di mio fratello.»
«Non ti preoccupare, era la tua priorità. Noi... potremmo uscire insieme un'altra sera. Che so, domani?»
Ma che diamine stavo facendo? Perché mai ero così interessata a passare del tempo con lui?
Martin rise dolcemente. «Camille, per quanto io non veda l'ora di poterti finalmente offrire una cena, riconosco che non sia il momento giusto. La N.U.A.T. vi tiene sotto controllo, perciò sarebbe meglio che ti vedano insieme a Xavier e non con un altro ragazzo.»
Aveva ragione in fin dei conti. E io non capivo che cosa mi fosse preso improvvisamente.
«Stai attenta, mi raccomando.» Appoggiò la mano su una delle mie spalle. «Se la situazione si complica, non esitare a chiedermi aiuto.»
Io annuii, ringraziandolo. La sua stretta divenne più forte. Dopo qualche secondo si staccò e si diresse verso il portone d'ingresso.
«Ci sentiamo, ma chérie.»
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Il mio Ricco e Arrogante Scienziato
RomanceCamille pensa di conoscere tutto di Xavier Leblanc, il figlio del ricco fondatore della Star Corporation, un'importante azienda di Parigi che ha creato la Star Phone. Lo considera una "scatola vuota", un ragazzo dall'accattivante bellezza esteriore...
