Capitolo 31

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Scendo di corsa le scale lasciandomi alle spalle le urla di Leo che cerca di farmi tornare indietro e afferro con prepotenza la maniglia della porta di ingresso spalancandola trovandomi di fronte Elisabeth che mi guarda scioccata per la seconda volta nel giro di qualche minuto.

"Dannazione!" Urlo notando che il mio telefono ha smesso di suonare impedendomi di parlare con l'interlocutore.

"Tesoro stai bene?" Mi domanda la donna sulla soglia della porta con lo sguardo preoccupato.

È sempre così perfetta e in tiro che ho sempre provato una certa invidia e allo stesso tempo stima  nei suoi confronti. Sogno di diventare come lei nella vita,una donna d'affari col suo coraggio e la sua forza.

Sbatto le ciglia un paio di volte per focalizzare nuovamente il mio sguardo su Elisabeth che sta pazientemente aspettando una risposta

"Devo andare scusami Elisabeth" le dico solo congedandomi e superandola.

Mi fiondo in casa e afferro le chiavi della macchina di mia madre senza farmi vedere per poi uscire nuovamente e salire a bordo della Mini Cooper verde militare,mettere in moto e immettermi sulla statale.

Dopo aver viaggiato per 40 minuti scendo dalla macchina per sollevare lo sguardo e osservare il grande grattacielo davanti a me e senza pensarci troppo entro avvicinandomi ad una delle segretarie vestita con un completo bordeaux e i capelli biondi rigorosamente raccolti dietro al bancone.

Le sue labbra rosso fuoco si incurvano in un sorriso cordiale

"Salve,come posso aiutarla?" Mi domanda dopo aver lanciato una veloce occhiata al mio abbigliamento poco consono al luogo che però ignoro

"Salve,ufficio 223" dico solo arrivando dritta al punto

La signorina tutta in tiro con la puzza sotto il naso mi guarda un minuto di troppo facendomi alzare gli occhi al cielo

"Il signor.." tenta di dire ma la blocco

"Sono certa che si sia liberato dato che ha avuto il tempo materiale per chiamarmi 40 minuti fa quindi evitiamo convenevoli e scuse banali e mi presenti come Katherine Donovan mentre io salgo al novantesimo piano di questo immenso fottuto edificio e vado nell'ufficio 223" le dico non più calma e sorridente facendole sparire a sua volta il sorriso di finta cortesia che mi aveva precedentemente rifilato dopo aver annuito sommessamente.

Indietreggio e prendo l'ascensore in tempo prima che le porte si chiudano chiedendo alle persone presenti più vicine ai tasti di premere il numero 90.

Finalmente le porte si aprono e attraverso il lungo corridoio bianco e nero con luci al led tremendamente fastidiose.

I tacchi dei miei stivaletti sono nuovamente l'unico suono che si sente lungo il corridoio che nella mia testa però rimbomba in maniera sconnessa e del tutto confusa.

Giungo di fronte all'ufficio 223,prendo un respiro profondo e senza bussare o chiedere il permesso apro la porta con veemenza facendo scattare sull'attenti i due uomini vestiti di tutto punto

"Ma che cazzo" sento dire prima di sbattermi alle spalle la porta che provoca un suono ridondante che fa eco nella stanza per alcuni secondi

"Sapevo che vi avrei trovato qui" dico piantando i piedi sul pavimento e incrociando le braccia al petto.

Metto una mano avanti bloccando qualsiasi cazzata inventata sul momento

"Non era cosi difficile trovarvi insieme. Quando c'è un problema sembra quasi che mettiate da parte i vostri rancori e diventiate migliori amici.
Fammi indovinare Axel,hai provato a chiamarmi per spiattellare tutto quando ha fatto il suo ingresso teatrale mio padre bloccando ogni tua idea sul nascere. Non avevate calcolato il mio arrivo però e posso solo immaginare le rotelline del vostro cervello girare in cerca di una bugia bella e buona da rifilarmi ma non vi farò faticare così tanto." Parlo senza freni sotto gli sguardi attenti del padre di Nate e di mio padre

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