Capitolo 32: Troppo facile.

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POV.PIPER

Non so quanto tempo sia passato.

Secondi? Minuti? Ore?

Oramai ho perso la cognizione del tempo, ma da quando Larry aveva pronunciato quella frase riferendosi ad Alex, «In fondo non ha sofferto così tanto», non ho fatto altro che pensare a lei.
Se stesse bene, se Larry l'avesse fatto apposta a dire una cosa del genere, per destabilizzarmi, se avesse mentito... ma più tempo passava e più l'orrenda sensazione che fosse davvero successo qualcosa ad Alex mi opprimeva. Mi mancava il respiro, la testa scoppiava e di sicuro la luce, fissa, puntata contro di me non aiutava di certo a mantenere una temperatura corporea nella norma. Come neanche le corde ai polsi ed alle caviglie aiutavano.

Fanno male, tanto male.

E neanche il misero pezzo di scotch alla bocca aiutava. Sentivo le labbra completamente secche, la salivazione era bassa. Avevo bisogno di bere.
Larry ed Healy sembravano spariti mentre Trevor stava la, seduto vicino al tavolo, a controllarmi di tanto in tanto con lo sguardo, tornando poi subito dopo a prestare attenzione al pc.

Ho bisogno di bere...

Provo ad attirare la sua attenzione facendo dei versi, ma mi riesce davvero difficile, sia per le forze che per il dannato scotch.
Dopo vari minuti finalmente si alza e si avvicina verso di me. Con un gesto di stizza mi strappa dalla bocca il nastro adesivo.

«Cosa diamine vuoi?» mi chiede, davvero infastidito.

Mi umidisco le labbra con quel poco di saliva che mi è rimasta, poi gli chiedo: «A-acqua.»

L'unica parola che riesco a pronunciare.

Davvero, da quanto sono qua?

Mi guarda spazientito, poi si volta incamminandosi verso il tavolo, tornando poi con una bottiglia d'acqua.
Gioisco mentalmente quando appoggia la bottiglia di plastica alle mie labbra.

Troppo facile però.

Riesco a dare si e no un sorso d'acqua poi, improvvisamente, strizza la bottiglia, buttandomi addosso tutto il liquido presente nel contenitore di plastica.
La sua risata echeggia rumorosamente nella stanza ed io, completamente fradicia sto lì, senza poter fare nulla.
Poi mi prende il viso tra le mani e con un gesto secco attacca nuovamente il nastro adesivo sulla mia bocca.

«Disturbami di nuovo e sicuramente non finirai con un po' d'acqua addosso.» pronuncia, con sguardo gelido.

Non proferisco parola, abbasso lo sguardo, sconfortata.

Passano alcuni giorni, vedo Larry entrare ed uscire dal garage una volta al giorno, per parlare con Trevor, lanciarmi poi uno sguardo ed andare via.
Non mi danno da mangiare, solo da bere, una volta al giorno.
Le forze sono oramai svanite e l'unica cosa che mi tiene in vita è la speranza che Alex possa spuntare da un momento all'altro da quella dannata saracinesca, per salvarmi. Ma ciò.... Non succede.

***

Saranno passati cinque, forse sei giorni e finalmente ricevo il mio primo pasto.
Un misero pezzo di pane, nulla di che, ma abbastanza da farmi riprendere la lucidità che piano piano stavo perdendo.

In fondo, non mi vogliono morta... no?

Vedo Larry entrare spazientito nel garage, dirigersi verso Trevor e parlare con lui animatamente.
Non riesco a sentire però cosa si dicono so solo che entrambi si allontanano da me, uscendo dal garage e chiudendosi il tutto alle spalle, lasciandomi per la prima volta sola il quel posto del cazzo.
Per un attimo tiro un sospiro di sollievo, sentendomi dopo tanto tempo per la prima volta meno sotto pressione, poi i miei occhi cadono su qualcosa posto sul tavolo.
Una vampata di calore enorme mi pervade, rendendomi conto che su di esso c'era un telefono, probabilmente di Trevor, uscendo se ne sarà dimenticato.

Devo raggiungere il tavolo.

Con coraggio e forza, che non credevo assolutamente di avere, comincio a saltare da seduta, spostandomi di poco in poco con tutta la sedia legata a me. Un passetto alla volta.
Arrivata quasi del tutto vicina al tavolo incespico, cadendo rovinosamente per terra. Tento di rialzarmi ma con mani e piedi legati mi è impossibile, ma la volontà di andarmene di qua, di sapere se Al sta bene, prende il sopravvento e con le ultime forze che ritrovo in corpo mi trascino vicino al tavolo. Alzarmi però mi è impossibile quindi, sperando e pregando in qualunque dio, divinità o qualsiasi altra cosa ci fosse la su, che il telefono cadesse provo a muovere il tavolo.

Alcuni oggetti cadono.

Una penna,
un bicchiere,
ma non il telefono.

Provo di nuovo e questa volta sento un tonfo più grande.

Il telefono.

Provo a trascinarmi verso di esso, poi mi giro di spalle, sperando di riuscire a prenderlo con le mani legate dietro la sedia.

Lo afferro ed a memoria compongo il numero.

Troppo facile però.

Sento il rumore di una macchina all'esterno del garage, la saracinesca si apre e da lì vedo entrare Trevor che, vedendomi per terra vicino al tavolo, si dirige come una furia verso di me.
Mi afferra per i capelli, alzandomi da terra.

«Cosa cazzo hai intenzione di fare eh Chapman?!» mi urla in faccia.

Istintivamente lancio un'occhiata verso il telefono, ancora per terra.
Lui segue il mio sguardo, accorgendosi del dispositivo.
Immediatamente mi lascia, schiacciando con il piede il telefono, distruggendolo in mille pezzi.
Poi si volta verso di me e ancora prima che me ne potessi rendere conto sono nuovamente per terra e con colpi ben assestati mi riempie di calci.
Sento il sapore del sangue in bocca, un dolore lancinante si propaga nelle costole, comincio a tossire, del liquido esce dalla mia bocca.

«Ehy fermati. Non vorrai mica ammazzarla, non ora quantomeno» è Larry a pronunciare la frase.

«Ha provato a chiamare qualcuno con il telefono.» sbotta Trevor, indicando con la testa i resti elettronici.

«Non preoccuparti, qua sotto c'è poco campo, probabilmente la chiamata non è nemmeno partita.»

Si abbassa poi alla mia altezza, guardandomi con un ghigno soddisfatto.

«E poi, sono pienamente sicuro che ha fatto il numero della sua cara Alex... Quindi non è assolutamente un problema per noi.»

Si alza soddisfatto, poi va via, come se nulla fosse.
Ed io resto lì, ancora sdraiata, piena di lividi e ferite aperte.
Il labbro spaccato, le costole probabilmente incrinate, se non rotte.
Chiudo gli occhi, oramai rassegnata al mio destino.

Alex... non verrà.








Angolo dell'autore.

Salve a tutt*!

Si signori e signore, non state dormendo, no, non è impazzito il vostro telefono, è davvero partita la notifica dell'aggiornamento della storia! E si, avete appena letto il capitolo, non uno pseudo avviso/scuse!

Incredibile come l'ispirazione arrivi nei più svariati orari!

Perché si, voi questo capitolo lo vedrete pubblicato lunedì 15 ottobre appena mi sveglierò ma in realtà sto scrivendo tutto questo che sono le due di notte passate!

(Non lo pubblico ora perché, ovviamente, so che nessuno se lo cagherebbe... anche se non sono sicura che lo leggeranno molte persone il capitolo vista la mia assenza. Ma mai dire mai!)

Comunque, si I know, capitolo corto, però meglio di niente eh!
Volevo scrivere anche il 33° ma è davvero tardi e forse, e dico FORSE, lo scrivo domani.
Dipende da come mi sveglio.

Spero comunque che la storia vi intrighi ancora, che non faccia troppo schifo e spero che, in fondo, un po' di me abbiate sentito la mancanza 😚

Un bacione a tutti e sappiate che, forse 😜, sono tornata 😉

Ps. I precedenti due avvisi sono stati cancellati, sperando che non ci sia più bisogno di scriverne altri 😜♥️

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